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L’assassinio del commendatore di Murakami Haruki

L'assassinio del commendatore

Recensione del romanzo “L’assassinio del commendatore” vol. 1 e vol. 2 edito da Einaudi: l’arte onirica di Murakami Haruki

Ho aspettato due settimane dalla fine della lettura de “L’assassinio del commendatore” prima di scrivere questa recensione. Avevo bisogno di assimilare a pieno tutto il mondo creato da Murakami in questo suo nuovo romanzo. Ho letto di seguito i due volumi in modo da non perdere nemmeno un sottile particolare.

Murakami non è un autore semplice: bisogna scollegarsi dalla realtà così come la conosciamo per entrare nel suo mondo. E’ come un anime giapponese: realtà e surrealismo si fondono alla perfezione, fino a non vedere più il confine tra ciò che è reale e ciò che è fantastico.

“L’assassinio del commendatore” supera a mio parere “1Q84”: decisamente più lineare, il giusto equilibrio tra fantasia e introspettiva.

Andai fino al divano e passai la mano sulla parete dov’era seduto prima il Commendatore. Non sentii nulla. Non si percepiva una differenza di temperatura, né si notava l’impronta di un corpo. La sua presenza non aveva lasciato alcuna traccia. Già, le idee non hanno né calore, né peso. Prendono solo sembianze provvisorie.

L’assassinio del commendatore

Il protagonista senza nome di questa storia è un pittore quasi quarantenne lasciato improvvisamente dalla moglie. Dopo aver vagabondato per un periodo tra i territori selvaggi dell’Hokkaido, decide di accettare l’invito di un suo caro amico a trasferirsi tra le montagne vicino Tokyo nella casa vuota del padre, il famoso pittore Amada Tomohiko. Qui il protagonista trova un quadro enigmatico di Tomohiko intitolato “L’assassinio del commendatore“. Da quel momento una serie di sensazioni negative si impossessano del protagonista fino a colmare con il suono di una campanella e il ritrovamento di una buca misteriosa.

Le cose si complicano ulteriormente con l’entrata in scena dell’affascinante quanto impenetrabile vicino di casa Menshiki Wataru con la richiesta di farsi ritrarre dal protagonista. Verrà poi coinvolta in questo turbine di eventi surreali, Akikawa Marie, la presunta figlia di Menshiki.

Accompagnato dai personaggi stessi del quadro, il protagonista comincerà ad affrontare i mostri che lo ossessionano, dialogando con idee e metafore.

L’arte onirica di Murakami

Murakami o si ama o si odia. Ma questo romanzo è oggettivamente un capolavoro. L’autore è noto per inserire in quasi tutti i suoi libri una buona dose di surrealismo. Considero la scrittura di Murakami come una porta per il mondo onirico che vive in ognuno di noi. Ne “L’assassinio del commendatore” questo è ancora più tangibile. I personaggi del quadro prendono vita impersonando “l’idea” e “la metafora“. Un’idea che costantemente ci parla, cerca di insinuare dubbi sulla nostra visione del reale mettendoci in guardia contro le doppie metafore, proprio come il commendatore fa con il protagonista.

Quel fiume scorre nello spiraglio fra realtà e il nulla. Una bellissima metafora può rivelare le possibilità nascoste in ogni accadimento.

Troviamo il suono della campanella e la buca che ci connettono con la parte più inconscia di noi, come un richiamo e uno scendere nei gradini più bui del nostro essere. Un senso continuo di incompletezza fa da atmosfera all’intero romanzo, come i quadri della storia. L‘incompletezza è una protagonista silenziosa la quale spinge i protagonisti a cercare risposte. Risposte che, per l’appunto, possono esser trovate solo entrando nella propria buca d’inconscio.

Tre uomini diversi ed incompleti – il protagonista, Menshiki e Amada Tomohiko – separati dalle loro donne, non per loro scelta. Si trovano così in una situazione non voluta, mancanti di qualcosa. Ma alla continua ricerca di un modo per sopravvivere ai propri traumi.

L'autore de "L'assassinio del commendatore" Murakami Haruki
Murakami Haruki, foto di Murdo MacLeod per il the Guardian

Caratteristica di Murakami presente anche ne “L’assassinio del commendatore” è l’assenza del nome per il protagonista, come a dare la possibilità a tutti i lettori di identificarsi con lui. Interessante il richiamo al suo romanzo precedente “L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio”: Menshiki, ovvero privo di colore. Troviamo un altro collegamento: Menshiki e Gatsby, sia nel modo di vestire sia per la casa comprata appositamente per osservare una persona. Non manca poi l’erotismo come sfogo e allo stesso tempo senso di perdita.

Ciò che più ho apprezzato in questa ultima opera di Murakami è il bilancio tra il suo lato onirico più sfrenato e l’introspettiva che avevo tanto amato in “Norwegian Wood”. Un mix perfetto che accompagna piacevolmente il lettore in un viaggio onirico alla ricerca di completezza.

Un grazie ad Antonietta Pastore che rende accessibile a tutti noi italiani i capolavori di Murakami!


L'assassinio del commendatore

Murakami Haruki – L’assassinio del commendatore

Titolo originale: 騎士団長殺し
Editore: Einaudi, Supercoralli
Genere: Narrativa moderno contemporanea
Prima edizione: 2017
Prima edizione italiana: 2018-19
Formato: Rilegato
Pagine: 424 pp., 440pp.
Traduttore: Antonietta Pastore
Prezzo: 20 euro
Voto: 9,5/10

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