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Le parole, la memoria, il sangue – La Resistenza antiretorica di Beppe Fenoglio

Breve premessa

Il 25 aprile 1945 è una data molto fragile, soprattutto perché si presta ad atteggiamenti diversi. Da alcuni può essere strumentalizzata, vilipesa o addirittura ignorata. Da parte mia decido di ricordarla con i libri, le uniche testimonianze in grado di dare una certa coerenza ai fatti storici per restituire loro dignità e rispetto, parole quasi sconosciute oggigiorno.

Quali? Si tratta di tre testi scritti da Beppe Fenoglio, uno scrittore troppe volte dimenticato. Opere che spero possano essere un invito a riscoprirlo per ripensare, insieme a lui, l’epopea partigiana. Credo infatti che la Liberazione vada ricordata in modo antiretorico e realistico, in linea, se possibile, con l’analisi storica, perché fu una guerra civile e gli uomini che la combatterono, si fecero latori di atrocità senza distinzioni politiche.

I tre libri

In primis  “Il partigiano Johnny”. Un testo a cui Fenoglio aveva dedicato impegno e fatica senza mai riuscire a finirlo. Si tratta di un’opera amara, che contiene tutta la poetica fenogliana, le sue ispirazioni e asprezze. L’amore per la letteratura inglese, l’ambizione linguistica di fondere la sua lingua con l’italiano (il cosiddetto “fenglese”) per creare una letteratura evocativa senza dimenticare di parlare della guerra partigiana in maniera nuda e cruda, così come è stata combattuta.


A seguire “I ventitré giorni della città di Alba”.  Racconti ricchi di episodi e inquietudine vissuti fra Alba e le Langhe (i luoghi natii di Fenoglio). Incipit entrati nella storia della letteratura (“Alba la presero in duemila il 10 ottobre e la persero in duecento il 2 novembre dell’anno 1944.”), dove talvolta il farsesco diventa dramma e disperazione grazie a una lingua “scortecciata” e appuntita, senza esercizi di stile, simile agli uomini che l’hanno parlata.

Per finire, “Una questione privata”, il libro che preferisco maggiormente della sua produzione perché intimamente legato al Fenoglio uomo prima che partigiano (anche se le due cose coincidono). Milton come Johnny è un solitario che combatte per forte etica personale. Un ragazzo inquieto che vede sgretolare le certezze di una vita quando Fulvia, la donna che ama, si innamora del suo amico Giorgio nei confronti del quale scatta una caccia spietata. La guerra partigiana allora diventa questione personale fra inseguimenti, fughe, violenze.

Conclusioni

Con Fenoglio la storia ha lambito gli spigoli della verità grazie alla letteratura. A tratti emarginato, poche volte lodato (ad Italo Calvino il merito di averne compreso il genio). Un uomo il cui esempio di civiltà può servire da monito per le generazioni future. Alla fine, la Resistenza è stata tutto questo. Serve il dovere di provare a capirlo e la necessità di raccontarlo.

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