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Band of Brothers – Fratelli al fronte, recensione

Band of Brothers

Miniserie televisiva di 10 episodi prodotta da Steven Spielberg e Tom Hanks con la rete televisiva HBO. Band of Brothers proietta il telespettatore tra gli orrori della Seconda Guerra mondiale regalando, però, anche l’aspetto più umano dei soldati

Non solo un telefilm sulla guerra, ma un grandissimo documentario storico. Band of Brothers è in assoluto un capolavoro di regia e sceneggiatura oltre ad essere una testimonianza viva e reale di ciò che è accaduto sul fronte in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale. Tratto dall’omonimo libro dello storico Stephen Ambrose, Band of Brothers racconta le imprese della Compagnia Easy del del 2º Battaglione, 506º Reggimento di Fanteria Paracadutista, 101ª Divisione Aviotrasportata dell’esercito degli Stati Uniti.

Ogni episodio si apre con le testimonianze di alcuni sopravvissuti della Compagnia senza rivelare il loro nome se non negli ultimi minuti dell’ultimo episodio (qui puoi vedere alcune foto originali della Easy Company). Infatti un aspetto che differenzia questo telefilm di guerra da molti altri prodotti del genere, è che ci viene mostrata anche la forte umanità di chi stava dietro le armi. Perché infondo erano tutti giovani uomini spesso impauriti, spesso impotenti di fronte agli orrori delle battaglie.

Un gruppo di eroici fratelli

Non c’è un unico protagonista, ma è tutta la Compagnia a raccontare in maniera corale le vicende dei paracadutisti americani a partire dal duro addestramento con il severo Capitano Sobel. In ogni episodio, però, la guerra ci viene mostrata attraverso gli occhi di alcuni soldati.

Band of Brothers
© HBO

Primo tra tutti il Maggiore Richard Winters (Damian Lewis), bravissimo sul campo e punto di riferimento per i suoi soldati. Episodi commoventi tra cui quello dedicato al “Doc” Eugene Roe (Shane Taylor) in cui viene mostrato tutto ciò che avviene oltre il fronte, negli ospedali. L’impotenza di un uomo che con poche fiale di morfina e senza bende deve salvare la vita ai suoi compagni e donarli la speranza di farcela. Indimenticabile anche il personaggio del Tenente Cardwood Lipton (Donnie Wahlberg) e intenso il crollo emotivo del Primo Tenente Compton (Neal McDonough).

Band of Brothers
© HBO

Ma tutti i componenti della Easy Company sono stati eroi sul campo, dal momento in cui si sono lanciati con il paracadute durante lo sbarco in Normandia fino all’arrivo in Germania. E puntata dopo puntata impariamo a conoscere la loro paura, il loro dolore, la loro rabbia. Comprendiamo che dietro al gesto apparentemente freddo di sparare ai soldati nemici, c’è anche la voglia di difendere i propri amici e di salvare un Continente.

La devastazione della Guerra

Band of Brothers mostra la guerra in tutta la sua distruzione. Forti scene di battaglie si accompagnano alla devastazione umana e psicologica. L’assedio di Bastogne e le battaglie delle Ardenne riempono di terrore e sgomento i giovani soldati che vedono morire i loro amici notte dopo notte. Freddo, fame, morte. Perché la guerra fa paura a tutti, anche ai soldati più esperti. Ragazzi che uccidono ragazzi come loro. E viene alla fine spontaneo chiedersi “Perché combattiamo?”.

band of brothers
© HBO

Tutto l’orrore della Seconda Guerra viene mostrato nel penultimo episodio – intitolato infatti Why we fight – con la scoperta di uno dei campi di concentramento in Germania. Nel vedere quelle scene mi sono chiesta cosa devono aver provato i soldati americani di fronte a tanto orrore? E allora ho capito che la Easy Company ha combattuto specialmente per questo: scoprire e salvare i prigionieri dei campi di concentramento e sterminio, salvare e liberare l’Europa dalla follia nazista. Momenti toccanti, purtroppo non solo scene di un telefilm, ma è stata la nostra storia. Reale e crudele.

Vi vorrei citare una lettera che mi scrisse Mike Ranney. Racconta un episodio significativo: “Mi ricorderò per sempre una domanda che mi ha fatto l’altro giorno mio nipote, mi ha chiesto: “Nonno è vero che in guerra sei stato un eroe?” Il nonno gli ha risposto di no. “Ma ho combattuto con una compagnia di eroi”
(Maggiore Winters)

Ciò che più mi ha commosso sono stati gli sguardi, gli abbracci, i discorsi per far coraggio e farsi forza in una situazione terribile. Band of Brothers è soprattutto la voce della gran parte di chi è morto o è rimasto ferito. E’ la testimonianza crudele, ma reale di come oggi siamo qui. Un telefilm indimenticabile anche grazie alla splendida fotografia e alla colonna sonora.

il campo di concentramento
© HBO

Anche chi non è appassionato del genere, non potrà non affezionarsi ai ragazzi, commuoversi e tremare con loro ad ogni proiettile, granata, attacco. Band of Brothers è a mio parere uno dei migliori telefilm visti fino ad ora. E dopo la sua visione ci si sentirà tutti un po’ parte della Compagnia Easy.

Puoi approfondire la Seconda Guerra Mondiale attraverso i romanzi con la recensione de “Il Dottore d Varsavia” e “L’interprete

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Libraia, lettrice, forse scrittrice. Viaggio, fotografo, cucino, mangio tanto. Amo l'inverno, il tè, l'Oriente, i biscotti. Ho un cane salsiccia. Leggo, sorrido, vivo!

2 Comments

    • Claudia Zancan says

      Merita! Ha una fotografia, regia, interpretazione e colonna sonora indimenticabili 😍

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