Classici greci e romani, Recensioni
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Lettere (Platone) – Come un sogno divino che appaia ad uomini svegli

È strano che un personaggio come Platone si abbandoni a riflessioni intime, personali. Eppure un pensatore così importante, la cui dottrina influenza ancora oggi gli sviluppi della filosofia, è stato, prima di tutto, un uomo. Fra i banchi di scuola e dell’università, molti di noi (me compreso) lo hanno idealizzato, immaginandolo quasi una divinità inaccessibile. Al contrario, non bisogna mai dimenticare come anche i più grandi intellettuali di sempre, furono, alla fine, solo persone.

Nella loro immensa individualità e intelligenza, infatti, è normale che permangono piccole “crepe” di fragilità, debolezze, voglie inconfessabili e desideri nascosti. Tratti in grado di portare ad empatizzare con le loro figure, spingendoci, curiosi, ad approfondirle. E le “Lettere” in questione sono una testimonianza palese di tutto questo.

Verità o inganno?

Nel corso degli anni, gli studiosi hanno a lungo dibattuto sull’autenticità di questi tredici scritti, arrivando alla conclusione che la maggior parte di loro (tranne la VII e, per certi aspetti, l’VIII) sia spuria. Un bel problema per chi ha intenzione di cogliere gli aspetti meno conosciuti di Platone ma, forse, anche una possibilità.

Perché? A mio avviso, anche nell’incertezza documentale, permane un sostrato invisibile di verità da svelare. Certo, servono talento e pazienza, grande concentrazione, ma non è proprio questo il lavoro di ogni buon lettore? Spingersi oltre i suoi stessi limiti alla stregua di Platone, mai sazio delle sue idee?

Non starò a presentarvi ogni lettera, vi parlerò soltanto della VII, quella più lunga e ricca di particolari. L’unica la cui paternità platonica è quasi certa. In essa, il filosofo ripercorre le tappe della sua vocazione intellettuale fin dalla giovinezza, periodo in cui capì gradualmente le ragioni di una speculazione che fu, soprattutto, passione politica.

Dal mio punto di vista, non esiste differenza fra le due cose. Egli le incarnò entrambe e cercò di attuarne la realizzazione concretamente. Celebri i tre viaggi fatti in Sicilia, a Siracusa, città in cui provò ad instaurare un governo retto da un sovrano-filosofo che rispecchiasse profondamente la ratio delle sue idee. Tentativo fallito miseramente a causa della turbolenta situazione politica con cui si scontrò.

Non darla mai vinta

Provate a pensare, per un attimo, allo stato d’animo di un uomo che vede sbriciolarsi, a poco a poco, l’opportunità di realizzare la sua visione del mondo. Possiamo solo capire, parzialmente e con il dovuto rispetto, un’angoscia simile, oppure sappiamo anche noi cosa significa inciampare nelle trappole della vita?

Platone si è trovato ad affrontare l’amara consapevolezza che non tutto può davvero seguire la volontà dei nostri sogni. Anzi, sono gli incubi ad assumere un ruolo di primo piano in ogni passo che facciamo. Solo loro hanno la forza di trasformare la rabbia e la frustrazione in qualcosa di positivo. Solo loro generano uomini e donne degni di se stessi.

Traduttore: Piero Innocenti – Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli – Collana: Classici greci e latini – Edizione: 5 – Anno edizione: 1986 – Formato: Tascabile – In commercio dal: 30 settembre 1986 – Pagine: 304 pp. – Prezzo: 10,20 euro.

Vot.: 7,5/10.

Un ascolto/un’opera d’arte: Bob Dylan – Hurricane (1976); William Turner – Luce e colore (la teoria di Goethe) (1843).

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