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Il mondo di Atene (Luciano Canfora) – Democrazia è lotta

Che cosa ci lascia in eredità una città come Atene? Perché molti di noi (me compreso) ne avvertono ancora la grandezza e vogliono continuare a capirla, studiarla, visitarla? Soprattutto, quanto dell’Atena classica è ancora presente nella nostre coscienze e nella nostra vita? In che modo abbiamo introiettato la sua storia e i suoi insegnamenti?

In un tempo che rifugge ogni idealizzazione, nella polvere dei confronti politici e nel sangue di mille battaglie, pulsa il cuore della vera Atene, la città-stato di un mondo che ha saputo dare agli anni a venire gli strumenti del dibattito politico, le basi dialettiche per la sua crescita nelle epoche future.

Saggio e dramma

Luciano Canfora smonta la macchina retorica che per anni ha visto Atene come la culla della democrazia, affidandosi all’ascolto delle fonti e al loro modo particolare di parlare delle azioni degli uomini. Come? Studiandone le parole attentamente. Fra tutte, la celebre ed inflazionata demokratia, un termine che non ha nulla di pacificatorio. Anzi, rappresenta tutto il contrario.

Ma partiamo con ordine. Il dibattito sulla politeia, le cui radici si infittiscono già a partire dal V-IV sec. a.C., coinvolse i più grandi intellettuali greci dell’epoca, da Isocrate ad Erodoto fino ad Aristotele, che la intese come la forma di vita dello stato coincidente con la sua Costituzione, una definizione dove ha un ruolo fondamentale il concetto di cittadinanza.

All’interno del contesto ateniese, questa si acquisiva per nascita (con le dovute modifiche in base alle epoche, basti pensare al periodo post pericleo) e al compimento dei 18 anni seguendo un iter particolare. I cittadini avevano vantaggi economici e diritti politici che garantivano loro la partecipazione attiva alla pólis.

Nello specifico, il regime democratico ateniese si caratterizzava per essere essenzialmente un club riservato a soli maschi, dove le donne, gli stranieri, gli schiavi e i meteci (i non cittadini che risiedevano stabilmente nella città) non avevano diritto alla vita politica. Ma, allora cosa significa “democrazia”?

Si tratta di una parola feroce, da battaglia, composta da due termini: démos, lemma ambiguo che può indicare molte cose: la comunità nel suo insieme, una parte di essa meno abbiente, le comunità locali, la parte della stessa che si riconosce nel potere popolare, e krátos, dominio, violenza, esercizio di prevaricazione. Democrazia è quindi un termine usato dai nemici del suo sistema, dai suoi avversari, per attaccarne le fondamenta.

Ed è proprio su questo che si gioca la corretta interpetrazione della società ateniese d’età classica.

Una storia eterna

La lettura del testo è limpida, chiara, fortemente ancorata al racconto dei documenti e alle ipotesi che si sono fatte su di loro nel corso degli anni. Il tutto grazie ad una scrittura perfettamente analitica, intensa, che rispecchia gli umori di quei secoli e l’impeto delle loro idee. Di sicuro, chi non ha una buona infarinatura di storia greca, lo troverà ostico. Certi nomi, infatti, non si possono capire se non li si è almeno studiati una volta.

Ciò non toglie che si avverta con piacere la passione per una città che nel mondo antico ha saputo porsi, per i i periodi storici successivi, come esempio di cultura politica paradigmatica, fagocitata dai suoi stessi problemi ai quali, nel bene e nel male, ha cercato di dare una soluzione. L’eredità principale con cui dobbiamo fare i conti.

Editore: Laterza – Collana: I Robinson. Letture – Edizione: 4 – Anno edizione: 2011 – In commercio dal: 17 novembre 2011 – Pagine: 518 pp., Rilegato – Prezzo: 22 euro.

Vot.: 8/10.

Un ascolto/un’opera d’arte: Dead Can Dance – Agape (2012); Ictino/Callicrate – Partenone (447-432 a.C.).

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