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A nord del profondo sud – Il Festival “I Boreali” a Matera (17-18 ottobre 2019). Seconda parte

Come per il 17, anche la seconda giornata di incontri del 18 si è rivelata densa di contenuti e dibattiti. Ecco i due eventi seguiti da The Bookmark.it per l’occasione.

AL DI LÀ DEL POSSIBILE: LE FIABE NORVEGESI

Bruno Berni e Luca Doninelli sanno come catturare l’attenzione del pubblico. Grazie ad una dialettica colta, vivace e delicata, hanno raccontato con grazia il mondo delle fiabe norvegesi facendo ridere e appassionare i loro ascoltatori. L’ultimo volume dedicato da Iperborea alle fiabe del mondo nordico, è esile ma ricco di storie e suggestioni.

Si tratta di un testo che è figlio del passaggio dalla tradizione orale a quella scritta. Fiabe di stampo ottocentesco, popolari, che raccolgono la vera identità della Norvegia attraverso la descrizione di paesaggi montuosi e personaggi che vivono parallelamente più realtà.

La ricorrenza dei temi, presenti in tutte le aree scandinàve, è stemperata dalla varietà e diversità dei luoghi in cui questi bellissimi racconti sono ambientati. Una tradizione capitalizzata dalla presenza dei proprietari dei terrieri (eccezion fatta per quella lappone) con elementi narrativi e tematici presi da altre tradizioni: il Cristianesimo e il mondo romano su tutti.

Racconti in cui si avverte molto forte la presenza dell’elemento pagano, soprattutto se collegato alla natura selvaggia. Le fiabe norvegesi descrivono veri e propri rituali di passaggio in un contesto basato sull’incontro-scontro fra culture, in cui, chi è inferiore per status sociale ed economico, ha la possibilità di riscattarsi affrontando con audacia, astuzia ed intelligenza, giganti, draghi, troll ed esseri fantastici di ogni tipo.

I VULCANI D’ISLANDA RACCONTANO STORIE

In un contesto materano fatto di pietra, parlare d’Islanda e dei suoi vulcani, è un po’ come descrivere lo stesso, unico paesaggio. Un luogo caratterizzato prevalentemente da rocce, con una presenza non eccessiva di arbusti. Un luogo in cui l’essere umano fatica a trovare spazio per la propria dignità sebbene, nel momento in cui ci riesce perfettamente, diventi egli stesso parte della natura.

Gli islandesi, popolo dalle origini antichissime, iniziarono a cambiare prospettiva sul loro ambiente a partire dall’Ottocento. Processo aiutato dall’estro del maggior pittore dell’isola: Johannes Sveinsson Kjarval il quale, grazie ai suoi dipinti ricchi di distese laviche, aiutò il suo popolo a guardare con occhi diversi e più attenti l’ambiente in cui viveva.

Lava, eruzioni, movimenti tettonici. Da tutto questo Piccione è riuscito a trarre 47 storie legate ai vulcani, scrivendo un libro originale in cui microstoria e Storia si incontrano, partendo dalle antiche saghe norrene fino alla vicenda terrena del geniale Bobby Fischer, scacchista americano sepolto sull’isola, il cui nome è ormai entrato nella leggenda.

Distruzione e ricostruzione. Queste sono le due azioni che caratterizzano l’essere islandese. Non importa quanti disastri o cataclismi possano accadere, l’importante è rialzarsi più forti di prima e cercare di ricominciare dalla stessa natura matrigna che maternamente ha cresciuto questi abitanti così fieri e creativi per riportarli, non appena lo reputerà necessario, nel caos della sua violenza. Non è poi così la vita?

Per approfondire, leggi anche il mio primo articolo sul festival

A nord del profondo sud – Il festival “I Boreali” a Matera (17-18 ottobre)

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