Narrativa italiana, Recensioni
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Un anno sull’altipiano (Emilio Lussu) – La disillusione di una nazione

Si respira con intensità l’aria fredda proveniente dai monti che circondano le trincee della Prima Guerra Mondiale. I passi incerti dei soldati sulla neve, le impronte profonde lasciate dai corpi caduti dopo le battaglie e le perlustrazioni finite male, il sapore rancido delle pallottole mischiato a quello caldo del rancio dato quotidianamente per lenire una fame infinita.

Emilio Lussu, politico e reduce di guerra, con questo libro ha scritto il canto impietoso di un’intera nazione figlia dei suoi imperfetti equilibri storico-politici. Non si tratta solo di un grande testo su un conflitto. “Un anno sull’altipiano” è l’amara testimonianza di ciò che forse non potremo mai essere: cittadini di un Paese fiero e coeso.

La guerra è una questione privata

In queste memorie scritte nel 1936, lo scrittore sardo analizza, tratteggiando con perizia i profili caratteriali dei personaggi descritti, l’assurdità con cui le alte gerarchie militari dell’epoca gestirono la vita al fronte dei propri soldati, arrivando a perdere il contatto completo con la realtà della guerra per saziare il proprio insano egocentrismo.

Tra episodi tragici e, a tratti, farseschi, i soldati non possono far altro che affidarsi all’ebbrezza suscitata dal cognac. Soltanto ubriacandosi si possono sopportare certi orrori e il dolore che si ha dentro. L’alcol allontana la disperazione e lenisce le ferite interiori, ma il trauma di un’esperienza del genere non scomparirà mai.

L’allora ufficiale di fanteria della Brigata Sassari cercherà di mantenere umano (con tutti i suoi sforzi) ciò che non lo è più, sebbene molti non riusciranno a sopravvivere ai loro fantasmi che, atroci, tempesteranno ogni anfratto della loro mente, fra alti ufficiali presuntuosi, incapaci e decisi a sacrificare senza problemi la vita dei loro sottoposti pur di portare a termine i loro insensati progetti di gloria personale.

La polvere e le macerie

Grazie ad un’ironia in grado di sconfessare le azioni umane più meschine ed brutali, Lussu ci offre una testimonianza civile terribilmente lucida sull’inutilità della guerra e sulla capacità, nel momento in cui si è dentro di essa, di rimanere persone umane nonostante tutto assuma le sembianze di una catastrofe inevitabile.

In senso storico, il libro è anche una fonte importante per capire gli aspetti psicologici presenti nelle coscienze dei soldati. Il racconto della verità di una vita agli estremi della sopravvivenza è un metodo efficace per contestualizzare un particolare periodo storico e cercare di comprenderlo. Lussu ci riesce con classe, senza dimenticare di dare dignità al sacrificio di tutti quei caduti che, nel bene e nel male, erano con lui in quei momenti.

Editore: Einaudi – Collana: Einaudi tascabili. Scrittori – Anno edizione: 2014 – Formato: Tascabile – In commercio dal: 28 gennaio 2014 – Pagine: 216 pp. – Prezzo: 10,50 euro.

Vot.: 8,5/10.

Un ascolto/un’opera d’arte: Antonio Meneghetti- Emilio De Bono – Canzone del Grappa (1918); Carlo Carrà – Il cavaliere rosso (1913).

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