Narrativa straniera, Recensioni
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L’uomo che voleva uccidermi, Yoshida Shūichi

l'uomo che voleva uccidermi

Recensione del romanzo “L’uomo che voleva uccidermi” di Yoshida Shuichi pubblicato da Feltrinelli. L’alienazione e la solitudine dei giovani giapponesi in un romanzo dalle sfumature noir.

La società giapponese non è semplice da comprendere per noi occidentali. E’ basata su rigide regole sociali, comportamenti codificati, interminabili silenzi. I sentimenti raramente vengono espressi esplicitamente. Una generazione sempre più isolata, sola, carente di amore. Ho trovato tutto questo nel romanzo di Yoshida Shuichi “L’uomo che voleva uccidermi”, un triste e desolante ritratto della gioventù giapponese.

Trama

In una fredda sera di dicembre, Ishibashi Yoshino saluta le amiche per andare a incontrare il suo ragazzo in un parco di Hakata, nella città di Fukuoka. Il mattino successivo, il cadavere della giovane viene rinvenuto nei pressi del valico di Mitsuse, un luogo impervio e inquietante: è stata strangolata. Chi ha ucciso Yoshino? Chi è l’uomo che doveva incontrare al parco? Perché la cronologia delle chiamate e dei messaggi del suo telefono cellulare racconta una storia diversa da quella che conoscono gli amici e i familiari? La morte violenta di una giovane innesca un intreccio di narrazioni accomunate dal senso di solitudine, dalla difficoltà di vivere in una società sempre più complessa, dalla desolazione dei paesaggi urbani, dall’incapacità di amare.

Il romanzo è strutturato in due parti dove i capitoli portano il lettore a svelare poco alla volta i retroscena della vita di Yoshino e della sua morte. La prima parte è particolarmente lenta, ricca di dettagli, personaggi e descrizioni non propriamente necessari ai fini della trama. Però si iniziano già a intravedere i grandi sviluppi della storia presenti nella seconda parte. Cinque sono i grandi personaggi de “L’uomo che voleva uccidermi”:

  • Ishibashi Yoshino: una ragazza normale, impiegata in un’azienda di assicurazioni, iscritta ad un sito per incontri;
  • Masuo Keigo: ragazzo universitario per cui Yoshino ha una cotta e con cui si pensa Yoshino si sia incontrata la sera della sua morte;
  • Shimizu Yuichi: ragazzo conosciuto da Yoshino sul sito d’incontri;
  • Magome Mitsuyo: ragazza conosciuta da Yuichi sul sito d’incontri;
  • Ishibashi Yoshio: padre della vittima.

Ovviamente svelerò il meno possibile le dinamiche tra i vari protagonisti per non rovinarvi particolari determinanti per il finale. Mi interessa, invece, discutere con voi delle grandi tematiche presenti del “L’uomo che voleva uccidermi”. Salta subito all’occhio, dopo poche pagine, la fame di amore di questi giovani giapponesi. Quella fame difficile da soddisfare solo con i rapporti sessuali – spesso ai limiti della violenza – in cui la dolcezza e l’affetto avrebbero potuto cambiare le vite di molti.

Ma non voleva uno qualsiasi. Non voleva uno qualsiasi, purché l’abbracciasse. Voleva che fosse un uomo desideroso di abbracciarla, e l’avrebbe dovuta stringere forte a sé. (…) Era stufa di vivere soltanto per scacciare il pensiero di essere sola. Non voleva più ridere per fingere di non esserlo.

Una generazione sola, infelice, quasi incapace di provare sentimenti puri se non portati all’eccesso. In questo Yoshida Shuichi è riuscito perfettamente a contrapporre il mondo della vecchia generazione – rappresentata dal padre di Yoshino e dalla nonna di Yuichi – ancora legata a valori ormai scomparsi e la nuova generazione composta da giovani superficiali, insolenti, senza rispetto. Ne sono un esempio la stessa Yoshino che pur di potersi permettere accessori di marca, si fa pagare per i suoi incontri sessuali. O Masuo – personaggio estremamente odioso – il classico figlio di papà a cui non importano i sentimenti altrui.

Il termine enjo kōsai (援助交際, traducibile come “appuntamento sovvenzionato” o “incontrarsi per un aiuto”) indica un fenomeno sociale del Giappone contemporaneo riguardante le studentesse tra i 12 e i 17 anni, ma anche le casalinghe, che in cambio di denaro o di regali sono disposte a frequentare di nascosto uomini adulti. Puoi approfondire qui questo fenomeno.

Dall’altra parte abbiamo la coppia Yuichi – Mitsuyo i quali cercano compagnia, affetto incondizionato, si aggrappano a una briciola d’amore anche se sbagliato. Non riescono a intravedere il confine tra ciò che è reale e ciò che hanno idealizzato. Sono due gocce di pioggia perse nell’oceano della solitudine di una società in cui tutti portano delle maschere e nessuno svela la propria vera identità.

Yoshida Shuichi

Leggi anche la recensione di “Appartamento 401”

Bugie, segreti, doppie vite.. “L’uomo che voleva uccidermi” è un romanzo con tutte le sfumature di un giallo che racconta come nessuno prima la società moderna giapponese. Da questo romanzo è stato tratto il film “Villain” per la regia di Sang Lee-il, vincitore di cinque Japan Academt Prize (ma vi sconsiglio di cercare il trailer su YouTube se non avete terminato la lettura in quanto contiene spoiler!).

Punti forti del romanzo

  • spaccato della società contemporanea giapponese ben descritto,
  • caratterizzazione dei personaggi ben riuscita,
  • narrativa, giallo e noir sono ben bilanciati e intrecciati,
  • il finale vi lascerà a bocca aperta

Punti deboli del romanzo

  • prima parte troppo ricca di dettagli e descrizioni,
  • per noi italiani non è stato semplice districarsi tra i nomi dei personaggi un po’ simili tra loro

L'uomo che voleva uccidermi

Yoshida Shuichi – L’uomo che voleva uccidermi

Titolo originale: AKUNIN
Editore: Feltrinelli
Genere: Narrativa moderno contemporanea
Prima edizione: 2007
Prima edizione italiana: 2017
Formato: Tascabile
Pagine: 336 pp.,
Traduttore: Gala Maria Follaco
Prezzo: 9,90 euro

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2 Comments

  1. Valeria says

    Ho provato a leggere entrambi i libri di Suichi e devo dire che mi hanno lasciato due impressioni completamente diverse tra loro.
    Durante la lettura di “appartamento 401”il testo mi è sembrato più scorrevole e piacevole da leggere, per quanto riguarda “l’uomo che voleva uccidermi” la lettura è stata più pesante e, come hai detto tu nel commento, molte volte le descrizioni erano troppo dettagliate tanto da appesantire il testo e rendere la lettura meno gradevole rispetto al primo libro citato in precedenza.
    Nonostante questo entrambi i libri sono riusciti a catturare la mia attenzione e, se ci sarà la possibilità, sarebbe bello leggere qualche altra opera di Suichi.

    • Claudia says

      Grazie Valeria per le tue osservazioni ♥️ io ci vedrei bene un drama o un film tratto da “appartamento 401” 🙂

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