Poesia, Recensioni
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Poesie: Confrontiamo allora i nostri miti/Le spezie della terra. Vol. 1. (Leonard Cohen) – Una giovinezza favolosa

“Sapevamo di essere intrusi. Peggio. Intrusi
inosservati e non disdegnati”
, Notte d’estate, p. 109.

La luna non ha bisogno di leggende.
proclama il suo interesse,
per il tempo, per la notte immediata”
, Pomeriggio tardi, p. 210.

I primi passi nella poesia di Leonard Cohen hanno il sapore di quei frutti che, ancora acerbi, si riesce a fatica a staccare dal posto in cui sono nati. Si avverte già la loro maturità ma ancora è come se fossero restii a donare pienamente la loro linfa, protetti dal luogo sicuro in cui hanno iniziato a svilupparsi. Si tratta di liriche la cui espressività giovanile è già filtrata da una profonda intensità d’ispirazione.

Confrontiamo allora i nostri miti

Raccolta d’esordio, pubblicata nel 1956, “Confrontiamo allora i nostri miti” riesce fin dalle sue prime poesia a definire quelli che saranno i temi futuri del Cohen scrittore e cantautore. Un uomo fortemente intriso di misticismo e sensualità, che ha come punto di riferimento principale una “religiosità carnale” che diventa tutt’uno con un senso del creato, le cui radici teologiche affondano soprattutto nella tradizione ebraica.

Con questa, Cohen inizia a dialogare serratamente prendendo spunto dalle parole e dalle vicende bibliche inserendole sia nel suo sentire personale sia in quello a lui contemporaneo, legato alla società che stava vivendo e ai suoi “miti”. Parole che sanno di sangue ma riescono a toccare il cielo quando si interrogano disincantate sulle grandi domande dell’esistenza.

Le spezie della terra

Più sofferenti e tragicamente reali sono invece le poesie de “Le spezie della terra”. Questa volta l’anno di pubblicazione è il 1961. Cohen respira il mondo che gli sta intorno con ironia e commiserazione, dando molto spazio al desiderio sessuale che gli fa amare le donne come se fossero vere e proprie sacerdotesse della parola, in grado di trasformarla in vita vera, drammaticamente reale.

Non mancano anche qui i legami col misticismo. Tendere all’Assoluto e cercare di capirne il senso, anche se molto spesso tutto ciò non accade facilmente, presi come siamo dalle vicende terrene. Eppure Cohen avverte l’esigenza di farlo e di provare a stringere un legame con ciò che apparentemente non si vede e che ognuno di noi cerca, a suo modo, di provare a capire.

Conclusioni

“Non è il rancore che mi porta lontano,
verso il rifiuto, verso il tradimento,
è la stanchezza, vado via perché sono stanco di te.”
,
I fiori che ho lasciato nella terra, p. 192.

Lo spirito del primo Leonard Cohen conosce già le forme contraddittorie dell’amore e della fede. Sa che è impossibile decifrarle ma fa di tutto per capirle e donarle affinché possiamo assaporare un po’ di noi stessi. In queste poesie la vita pulsa all’impazzata, quasi stesse per scoppiare in quello che, molto probabilmente, ancora ci riesce difficile da comprendere e che non sappiamo descrivere. L’anima, forse? Sta a noi rispondere.

Traduttori: Giancarlo De Cataldo, Damiano Abeni – Editore: Minimum Fax – Collana: Minimum classics – Anno edizione: 2018 – In commercio dal: 4 ottobre 2018 – Pagine: 384 pp., Brossura – Prezzo: 17 euro.

Un ascolto/un’opera d’arte: Leonard Cohen – In My Secret Life (2001); Paul Gauguin – Hina te Fatou (1893).

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