Poesia, Recensioni
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Rime (Michelangelo Buonarroti) – Tensione ed estasi

“E se nel foco avvezza,
non fusse l’alma, già morto sarei
alle promesse de’ tuo primi sguardi”.
Rime 3, 6-8.

Di tante arti

La tensione interiore di un artista può esprimersi in molte forme. Michelangelo la comunicava con ardore e passione attraverso ogni strumento che l’arte poteva dargli e, fra questi, la scrittura occupa certamente un posto di primo piano. Meglio, la poesia. Michelangelo, oltre alla pietra, scalpellava anche le parole, facendolo con cura e tormento.

Il canzoniere, le cosiddette “Rime”, si muove in un arco di tempo ampissimo, grande quanto la durata della vita dell’artista, soffermandosi sui suoi sentimenti e sulle sue inquietudini, rivelando un verso che deve molto alla tradizione letteraria precedente e coeva al suo tempo, ma che è già molto personale e riflessivo.

Una poesia ricca di domande e pochissime risposte. Vertice di un cammino esistenziale che ha cercato il peccato quanto la salvezza, traendo voracemente le sue storture per trasformarle nella bellezza di una pietra che si fa scrittura, lavorata con calma e attenzione per i particolari. Nuda di fronte alla creazione.

“[…] c’assai acquista chi perdendo impara”

La lezione di Dante e Petrarca, letti e interiorizzati, è presente nelle prime liriche giovanili che si fanno sperimentali ma già raffinate, quasi fossero nient’altro che un preambolo ai versi della maturità, quelli che risentono dell’amicizia con Vittoria Colonna e dell’ambiente intellettuale mediceo.

Michelangelo gioca con la poesia. Ne fa bisturi per scandagliare attentamente la sua anima ma anche divertimento, giocoso scherzo linguistico, che affonda sempre in una realtà densa e sincera, vissuta pretendendo dal proprio corpo sforzi disumani, i cui postumi lo accompagneranno fino alla morte.

Ho incontrato un uomo diventato la sua stessa arte, trasformato in Parola. Proseguendo nella lettura è palpabile, avvertendosi quasi a pelle, il tormento verso l’Assoluto che sarà, nei suoi ultimi componimenti, l’argomento principale, quasi il corpo non gli bastasse più facendolo poi diluire in poche gocce di anima.

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Le Rime vanno lette per capire quanto la vita sia devastante nonostante tutti i nostri sforzi per domarla. Vanno lette per capire quanto possa essere, al contempo, disumano e celestiale l’amore per tutti i suoi aspetti. Non c’è parola che non giustifichi ogni tormento ed è dolce constatare che, solo in essa, Michelangelo poteva trovare un piccolo momento di serenità.

Curatore: Stella Fanelli – Editore: Garzanti – Collana: I grandi libri – Anno edizione: 2019 – Formato: Tascabile – In commercio dal: 31 ottobre 2019 – Pagine: 327 pp., Brossura – Prezzo: 12 euro.

Parola-Segnalibro: #creazione.

Un ascolto/un’opera d’arte: Ludovico Einaudi – The Path of the Fossils (2019); Artisti vari – Gruppo del Laocoonte (I sec. a.C./I. sec. d. C. ca.).

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