Narrativa italiana, Recensioni
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Il deserto dei Tartari (Dino Buzzati) – L’assurdità della vita

Un antieroe dell’impossibile

Giovanni Drogo. Questo nome mi è sempre rimasto impresso nell’immaginario, fin dalla prima lettura de “Il deserto dei Tartari”. Un personaggio che difficilmente riesce a non essere ricordato. Fragile e drammaticamente umano nel suo scontrarsi con la realtà matrigna della Fortezza Bastiani, microcosmo desolato volto a controllare l’avanzata di un presunto attacco dei Tartari.

La carriera di Giovanni, fin dal principio ricca di belle speranze, si scontra con le regole ferree di una vita militare al limite dell’assurdo che però impedisce ai soldati di abbandonarla, quasi fossero soggetti ad un incantesimo impossibile da spezzare. La buona volontà non basta, la voglia di evadere nemmeno nel momento in cui si aspetta un nemico restio a rivelarsi.

C’è un subdolo volersi fare del male nel quotidiano di questi uomini. Si aspetta qualcosa all’infinito, ci si prepara a raggiungerla al meglio ma l’obiettivo non giunge mai. Il tenente Drogo è, così come i suoi compagni, ammalato di sogni mentre immagina finalmente di poter combattere e vincere così da acquisire gloria e fama.

La teatralità della vita umana

Di questo libro sconvolge la grande amarezza di fondo, rintracciabile nella descrizione dei vari personaggi che ne fanno parte. Su di essi lo sguardo dello scrittore si posa con leggerezza ben sapendo, però, quanto pesi su di loro la vita e le sue conseguenze. Drogo rinuncia a se stesso pur di arrivare al suo sogno, senza per questo riuscirci.

Morirà anonimo su un letto spoglio e freddo, in una locanda sperduta nel deserto senza provare più qualsiasi tipo di sentimento. Eppure, sul punto di morire, Drogo riesce in qualche modo a riscattare la sua condizione giungendo al suo ultimo respiro con coraggio e dignità. E alla fine il compito fondamentale della sua esistenza sarà proprio questo.

Giovanni Drogo siamo noi. Persone portate per natura ad ambire a qualcosa che possa migliorarci. Alcuni di noi lo fanno con raziocinio e determinazione; altre, lasciandosi trasportare dal corso degli eventi, rimanendo in balia delle onde della vita. Ma l’importante è non farsi trascinare al largo dalle sue assurdità.

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“Il deserto dei Tartari” trasforma l’angoscia in riscatto. Lo fa con classe senza però lasciare al lettore inutili speranze. Gli uomini della Fortezza Bastiani lottano contro le loro paure senza però perdere il controllo dei loro sogni. Quelli che ognuno di noi cerca, con grande fatica, di realizzare.

Edizione a cura de “La Repubblica”.

Parola/Segnalibro: #esistenza.

Un ascolto/un’opera d’arte: The Smiths – I Know It’s Over (1986); Giorgio De Chirico – Sogno di Arianna (1972).

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