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Il ritorno, Hisham Matar: padri, figli e la terra fra loro

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Recensione del romanzo “Il ritorno: padri, figli e la terra fra loro” di Hisham Matar edito da Einaudi e vincitore del Premio Pulitzer nel 2017 nella sezione biografia e autobiografia

Alla parola Libia, la prima immagine che associo sono le rivolte contro il regime Gheddafi del 2011. Quelle immagini trasmesse dai telegiornali facevano paura: torture, scontri, violenza in un Paese apparentemente così lontano culturalmente, eppure vicino a livello geografico. Ma cosa sappiamo noi, infondo, di tutto ciò che è successo in Libia durante il regime di Gheddafi? Hisham Matar è uno scrittore libico tra New York e Londra. Ha lasciato la Libia da piccolo per poter farci ritorno solamente nel 2012 per poter comprendere la fine di suo padre Jaballa, oppositore del regime. “Il ritorno” diventa così una raccolta di pensieri, emozioni, ricordi e fatti realmente accaduti in tutto il percorso di ritorno in Libia e nella ricerca della verità.

Trama

Hisham Matar ha diciannove anni quando suo padre Jaballa, fiero oppositore del regime di Muammar Gheddafi, viene sequestrato nel suo appartamento del Cairo, rinchiuso nella famigerata prigione libica di Abu Salim e fatto sparire per sempre. Ventidue anni piú tardi il figlio Hisham, che non ha mai smesso di cercarlo, può approfittare dello sprazzo di speranza aperto dalla rivoluzione del febbraio 2011 per fare finalmente ritorno nella terra della sua infanzia felice.
Quel viaggio verso un presente ormai sconosciuto non è che lo spunto per un itinerario storico e affettivo ben piú vasto. Visitando i luoghi e incontrando i parenti e gli amici che hanno condiviso con Jaballa decenni di prigionia nel «nobile palazzo» di Abu Salim, Hisham può recuperare un passato che risuona in lui con un’eco mai sopita e ritagliare i contorni di un padre che, in assenza di un corpo, risulta privo di confini.

Le tappe del viaggio privato s’intersecano con la storia libica del ventesimo secolo, dalla resistenza all’occupazione italiana al flirt di Gheddafi con l’Inghilterra di Tony Blair. Ma anche all’antro piú buio, all’orrore piú raccapricciante, segue, in queste pagine, la luce di un dipinto di Manet, la melodia di un alam: la consolazione dell’arte e della bellezza come autentica espressione dell’uomo. E anche quando della speranza di ritrovare un padre vivo «non rimangono che granelli sparsi», lo sguardo di Matar continua a puntare risolutamente in avanti: «Mio padre è morto ed è anche vivo. Non possiedo una grammatica per lui. È nel passato, nel presente e nel futuro. Ho il sospetto che anche coloro che hanno sepolto il proprio padre provino la stessa cosa. Io non sono diverso. Vivo, come tutti viviamo, nell’indomani».

La disperazione e il dolore di Hisham Matar si percepiscono in ogni singola parola de “Il ritorno”: suo padre, Jaballa, è sicuramente morto, lui lo sa, ma non riesce da dare pace alla sua anima straziata fino a quando non saprà in che modo se ne è andato. Ha bisogno di comprendere, Hisham, come quel Paese tanto amato dal padre possa essersi rivelato la causa della sua sofferenza. L’autore cerca, interroga chiunque abbia potuto avere un contatto con suo padre nelle prigioni, durante le rivolte. Così ci viene raccontata una storia che sa di sabbia e sangue. Una storia di violenza sottilissima e fisica, quella che il regime Gheddafi ha imposto ad un popolo per decenni.

Entriamo nel dolore di madri, vedove, sorelle, e di tanti padri e figli che hanno perso una persona cara senza sapere né come né il perché. “Il ritorno” è un insieme di ritagli di quotidiani, dialoghi con polizia e Saif al Islam (il figlio riformatore di Gheddafi), di reazioni internazionali, di tutta la famiglia Matar. Ma è anche un grande contributo alla storia della Libia di cui un capitolo doloroso lo abbiamo scritto proprio noi italiani con il colonialismo del 1911. Abbiamo anche noi torturato ed ucciso oppositori, separato famiglie e creato situazioni difficili.

Un approfondimento sul regime Gheddafi

La lettura de “Il ritorno” non è stata leggera: ci vuole concentrazione perché la scrittura è più vicina alla cronaca che alla narrativa. Matar ha un linguaggio delicato che protegge il lettore anche nelle descrizioni di immagini violente. Sicuramente è un libro che consiglio a chi vuole conoscere meglio cosa è successo durante il regime Gheddafi. Matar regala al lettore la sua voce più intima, quella del dolore per aver perso un padre in una situazione estremamente dolorosa. E riusciamo a conoscere Jaballa Matar grazie alle bellissime testimonianze presenti nel libro, così come gli altri componenti della famiglia Matar.

Hisham Matar: la Libia ritrovata

Questa lettura è stata affrontata per la nostra challenge #ilgirodelmondoin12letture per la tappa del Nord Africa. Come per “Le donne di al-Basatin” ambientato in Tunisia, anche questo viaggio in Libia mi ha lasciato un senso di inquietudine: le rivoluzioni arabe hanno davvero portato libertà e sicurezza? Ciò che personalmente ho percepito è un senso di incertezza e di continua omertà da parte di istituzioni che dovrebbero tutelare i cittadini. Il Nord Africa è in continuo cambiamento e sempre sul punto di scoppiare.


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Hisham Matar – Il Ritorno. Padri, figli e la terra fra loro

Titolo originale: The Return. Fathers, sons and the land in between
Editore: Einaudi
Genere: narrativa moderna e contemporanea
Prima edizione: 2016
Prima edizione italiana: 2017
Formato: brossura
Pagine: 256 pp.,
Traduttore: Anna Nadotti
Prezzo: 12,00 euro

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