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Hotel Iris, Yoko Ogawa

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Recensione del romanzo “Hotel Iris” di Yoko Ogawa pubblicato da Il Saggiatore

Non leggevo un romanzo così dai tempi di “100 colpi di spazzola prima di andare a dormire” di Mellisa P. Il motivo è che non sono una fan della letteratura erotica, anche se “Hotel Iris” di Yoko Ogawa non penso possa totalmente rientrare in questa categoria. E’ un romanzo inquietante, morboso, sadico. Non conoscevo l’autrice, ma ho letto che ha vinto diversi premi ed è considerata una tra le massime esponenti del “black romanticism”.

Trama

Hotel Iris. Come ogni sera Mari è seduta dietro al banco della reception in attesa che gli ospiti si ritirino nelle stanze. Ma una violenta lite rompe il silenzio della modesta pensione sul mare. Una donna, probabilmente una prostituta, impreca contro l’uomo che è con lei. Lui, distinto e imperturbabile, la mette a tacere con voce calma e assertiva. Proprio quella voce strega Mari, che, dopo un incontro casuale, decide di seguire l’uomo nel labirinto di un’iniziazione sessuale che segnerà la sua definitiva perdita dell’innocenza. Un inquietante romanzo di de-formazione dove lo stile essenziale e chirurgico di Yoko Ogawa nasconde l’insopportabile deflagrare di un amore senza limiti.

La storia ruota intorno all’infatuazione fra Mari e un traduttore settantenne. E già questo è inquietante. Ma Yoko Ogawa, più che concentrarsi sull’aspetto psicologico dei personaggi e mostrarci i motivi che li hanno spinti verso questa attrazione, ha preferito dedicarsi a minuziose descrizioni di rapporti sadomaso della coppia. Il bondage viene qui spiegato abbastanza bene, se vi interessa. E questo è stato per me un punto a sfavore. Sarebbe stato molto più interessante leggere e conoscere personaggi tridimensionali, comprendere il perché delle loro azioni.

Non è che vivere solo mi mette solitudine. Da tanto ormai non provo più niente del genere. No, non è quello. E’ la sensazione d’essere pian piano risucchiato via senza rumore in un vuoto d’aria. Come per una forza irresistibile contro cui non vale opporsi. Da quel gorgo non mi è dato tornare. Lo so bene.

Sappiamo poco sia di Mari che del traduttore. Possiamo intuire che la giovane protagonista sia affascinata da una figura paterna, che lei ha perso da giovane, e attirata dalla libertà sessuale di questa relazione. Un modo per potersi liberare dalle grinfie della madre severa e della monotonia dell’Hotel Iris. Ma il traduttore? Cosa vede in Mari? Solo sesso? O un lontano ricordo di sua moglie morta troppo giovane?

Ecco le nostre letture di narrativa giapponese

“Hotel Iris” è di veloce lettura: la Ogawa offre una trama scarna, essenziale. Non sappiamo nemmeno esattamente in che luogo tutta l’azione si svolge, se non in una località marittima. Può essere il Giappone come l’America. I personaggi e l’ambiente sono talmente essenziali che mancano del tutto i connotati culturali di Mari e dell’ambiente che la circonda. “Hotel Iris” di Yoko Ogawa mi ha lasciato tristezza e inquietudine. Non è un brutto romanzo, ma non sono riuscita a farmi un’idea precisa dell’autrice e del suo stile.

Yoko Ogawa è candidata al Booker Prize 2020. Ecco una sua intervista (in lingua inglese)


hotel iris

Yoko Ogawa – Hotel Iris

Titolo originale: Hoteru Airisu
Editore: Il Saggiatore
Genere: narrativa moderna e contemporanea
Prima edizione: 1996
Prima edizione italiana: 2009
Formato: tascabile
Pagine: 238 pp.,
Traduttore: Ornella Civardi
Prezzo: 9,00 euro

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