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Medio Oriente: 18 libri per conoscere il Medio Oriente

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18 consigli di libri sul Medio Oriente per conoscere le culture e le atmosfere di questi Paesi ricchi di storia e purtroppo devastati da lunghe guerre

Il Medio Oriente affascina con i suoi sontuosi palazzi, la ricca storia e cultura, le varie popolazioni e paesaggi affascinanti. Purtroppo, è anche una zona devastata dalle guerre. Basti pensare alla continue battaglie tra Israele e Palestina, Iraq, Afganistan, Siria. Luoghi in cui è oggi difficile pensare di visitare. Nei libri ambientati in Medio Oriente possiamo accedere al cuore dei protagonisti, alle loro paure, alle loro sofferenze e conoscere questi luoghi prima delle guerre e durante. Un viaggio non solo in un luogo lontano, ma in culture e vite molto diverse dalla nostra.

#ilgirodelmondoin12letture

I libri sul Medio Oriente sono la nostra terza tappa per #ilgirodelmondoin12letture . Pronti a partire con noi?

Libri per conoscere il Medio Oriente

Afghanistan

Iniziamo con i consigli di libri sul Medio Oriente partendo dall’Afghanistan, tristemente noto a tutti noi per il regime dei Talebani e la lunga guerra. I Talebani hanno portato morte, paura e un soffocamento di qualsiasi forma di libertà.

Khaled Hosseini

Se penso al Medio Oriente e ai libri mi vengono subito in mente i romanzi di Khaled Hosseini: “Il cacciatore di aquiloni”, “Mille splendidi soli” e “L’eco rispose”. Romanzi crudi, emozionanti, uno sguardo sul dolore del popolo afgano. Impossibile non commuoversi con la scrittura di Hosseini. Tra i tre, il mio preferito è sempre stato “Mille splendidi soli” probabilmente perché essendo donna mi sono totalmente immedesimata con le protagoniste.

A quindici anni, Mariam non è mai stata a Herat. Dalla sua “kolba” di legno in cima alla collina, osserva i minareti in lontananza e attende con ansia l’arrivo del giovedì, il giorno in cui il padre le fa visita e le parla di poeti e giardini meravigliosi, di razzi che atterrano sulla luna e dei film che proietta nel suo cinema. Mariam vorrebbe avere le ali per raggiungere la casa del padre, dove lui non la porterà mai perché Mariam è una “harami”, una bastarda, e sarebbe un’umiliazione per le sue tre mogli e i dieci figli legittimi ospitarla sotto lo stesso tetto. Vorrebbe anche andare a scuola, ma sarebbe inutile, le dice sua madre, come lucidare una sputacchiera.

L’unica cosa che deve imparare è la sopportazione. Laila è nata a Kabul la notte della rivoluzione, nell’aprile del 1978. Aveva solo due anni quando i suoi fratelli si sono arruolati nella jihad. Per questo, il giorno del loro funerale, le è difficile piangere. Per Laila, il vero fratello è Tariq, il bambino dei vicini, che ha perso una gamba su una mina antiuomo ma sa difenderla dai dispetti dei coetanei; il compagno di giochi che le insegna le parolacce in pashtu e ogni sera le dà la buonanotte con segnali luminosi dalla finestra. Mariam e Laila non potrebbero essere più diverse, ma la guerra le farà incontrare in modo imprevedibile. Dall’intreccio di due destini, una storia che ripercorre la storia di un paese in cerca di pace, dove l’amicizia e l’amore sembrano ancora l’unica salvezza.

Le rondini di Kabul – Yasmina Khadra

Sullo sfondo di una città messa a ferro e fuoco da vent’anni di guerre Yasmina Khadra ambienta questa storia che mette i brividi, una vicenda che sembra uscire da una tragedia classica, con quattro protagonisti colti in un momento cruciale della loro esistenza: Atiq, il guardiano del carcere che non riesce più a sostenere il ritmo delle esecuzioni, sua moglie Mussarat, condannata da un male incurabile, Mohsen, un borghese decaduto, e sua moglie Zunaira, un tempo avvocato e sostenitrice della causa femminista. Ognuno di loro incarna un modo diverso di rispondere all’integralismo: la resistenza, la pazzia, la sottomissione, la fuga nell’illusione. Ma per tutti e quattro viene il momento di dare un senso alla propria vita, attraverso l’amore e il sacrificio.

Yasmina Khadra scaraventa il lettore nel cuore di una follia in cui si perdono i confini tra vita, amore, morte e sopravvivenza. Un bagno al vetriolo da cui si esce sconvolti, un romanzo straordinario, che è anche un grandioso inno alla donna, da una delle più importanti voci del mondo arabo.

Iran

Conosciuta come l’antica Persia, in Iran si è sviluppata una delle civiltà più antiche del mondo. Bellissimi palazzi, ricchi e preziosi santuari, lo splendore dell’antica Persia è stato oscurato dal politica attuale

Leggere Lolita a Theran – Azar Nafisi

Forse è uno dei libri ambientati in Medio Oriente più famoso e letto. Un libro necessario per comprendere quanto sia ancora estremamente difficile essere donna in alcune parti del mondo.

Nei due decenni successivi alla rivoluzione di Khomeini, mentre le strade e i campus di Teheran erano teatro di violenze barbare, Azar Nafisi ha dovuto cimentarsi nell’impresa di spiegare a ragazzi e ragazze, esposti in misura crescente alla catechesi islamica, una delle più temibili incarnazioni del Satana occidentale: la letteratura. È stata così costretta ad aggirare qualsiasi idea ricevuta e a inventarsi un intero sistema di accostamenti e immagini che suonassero efficaci per gli studenti e, al tempo stesso, innocui per i loro occhiuti sorveglianti. Il risultato è un libro che, oltre a essere un atto d’amore per la letteratura, è anche una beffa giocata a chiunque tenti di proibirla.

I giardini di consolazione – Parisa Reza

Dagli anni Venti agli anni Cinquanta del secolo scorso l’Iran, paese fortemente tradizionalista e con un impressionante tasso di analfabetismo, conosce un periodo di modernizzazione. Il primo motore di questa apertura alla modernità e all’Occidente è Reza Khan, diventato scià grazie a un colpo di Stato, che limita il potere temporale dei religiosi, istituisce l’istruzione obbligatoria aprendo scuole in maniera capillare e proibisce l’uso del chador. Dal 1950 al 1953 l’Iran vive addirittura un periodo di autentica democrazia con il governo Mossadeq, finito in un colpo di Stato pilotato dagli anglo-americani che porterà al ritorno dell’assolutismo e, pochi anni dopo, all’integralismo degli ayatollah. “Giardini di consolazione” è la saga di una famiglia iraniana durante quel movimentato trentennio.

Da un paese di rara bellezza ma stritolato da un feudalesimo teocratico alle convulsioni della modernizzazione, dei colpi di stato e delle rivoluzioni, i tre protagonisti conosceranno i cambiamenti della condizione femminile, l’affacciarsi del benessere, lo sradicamento culturale, l’arroganza clericale, i benefici dell’educazione. Un racconto toccante, trasportato da una scrittura poetica, che fa luce su aspetti poco noti della storia iraniana e ci rende più comprensibile quel che è successo in tempi più recenti.

La strega nera di Teheran – Gina B. Nahai

Il romanzo è la saga dei Soleyman, una famiglia di ricchi ebrei di Teheran costretta a emigrare in America dopo la rivoluzione khomeinista. È soprattutto la storia dell’incredibile persecuzione di questa famiglia da parte di una donna, la “Strega nera”, decisa a far riconoscere il proprio figlio bastardo come erede del ricco patrimonio dei Soleyman. La Strega nera appare improvvisamente un giorno nella villa dei Soleyman. Proveniente dai sobborghi più miseri di Teheran, sostiene che il figlio è frutto della sua relazione con il primogenito dei Soleyman, Raphael, un uomo con problemi di salute.

Proprio per questa incapacità di Raphael, il patriarca dei Soleyman aveva già affidato le redini della florida attività economica al secondogenito, il quale caccia quindi via la Strega nera. Inizia a questo punto una lotta feroce tra la donna e suo figlio da una parte e il resto dei Soleyman dall’altra, una battaglia che s’incrocerà con gli scontri della rivoluzione khomeinista e le persecuzioni dei Guardiani della Rivoluzione, e proseguirà fino in America. Lì il “Figlio di Raphael” (e della Strega nera) diventerà un potente finanziere che attraverso truffe e raggiri porterà avanti la sua feroce vendetta contro le donne della famiglia Soleyman, le uniche sopravvissute della dinastia.

L’attentatrice – Yasmina Khadra

In un ristorante affollato di Tel-Aviv una donna che si finge incinta fa esplodere la bomba che teneva nascosta sotto il suo vestito. Per tutta la giornata il Dottor Amin, israeliano di origini arabe, opera a ritmo da catena di montaggio le innumerevoli vittime di questo ennesimo attentato. Amin si è sempre rifiutato di prendere posizione sul conflitto che oppone il suo popolo d’origine e quello d’adozione. Nel cuore della notte viene richiamato d’urgenza in ospedale dal suo amico poliziotto Naveed che gli annuncia che la moglie è morta e per giunta era lei la donna kamikaze. A questo punto Amin comincia la sua particolare investigazione sulla donna misteriosa che ha vissuto per anni insieme a lui.

L’uomo che schioccava le dita – Fariba Hachtroudi

Nella più sordida prigione di una non meglio identificata Repubblica teologica in cui non è difficile riconoscere l’Iran, terra d’origine dell’autrice Fariba Hachtroudi, la prigioniera 455 è un mito. Ogni giorno, bendata, viene torturata crudelmente, con sadismo, eppure non parla. Resiste. Troppo, per i suoi carnefici. Crede che sia giunta la sua ora quando un uomo misterioso la libera dall’incubo con un semplice schiocco delle dita. La prigioniera 455 non lo vede in faccia, ne intravede appena la camminata nei pochi millimetri di cono visivo lasciati fortunosamente liberi dalla benda. Anni dopo, al sicuro in un Paese europeo e impiegata come interprete nell’Ufficio per i rifugiati, riconoscerà la stessa inconfondibile camminata nell’uomo venuto a chiedere asilo politico, un ex colonnello della Repubblica teologica in fuga dal loro comune Paese d’origine.

È l’inizio di un’avvincente operazione di ricostruzione del passato sia dell’uomo che della donna, due storie su fronti opposti e spietati, entrambe imperniate su un grande amore spezzato, che a un certo punto si intersecano portando alla catartica liberazione sia della donna, dalla terribile detenzione politica, che dell’uomo, dalla complicità con il regime dei tiranni. Ma è una libertà amara, che comporta per tutti e due perdite e separazioni. Eppure il finale, sorprendente, ci farà riflettere sul fatto che non sempre è amore tutto quello che sembra amore.

Siria

Ogni volta che ripenso alla guerra civile in Siria mi piange il cuore. Non solo perché sono andati perduti dei tesori del patrimonio archeologico e culturale mondiale, ma anche perché ho un caro amico di Aleppo. E sentir parlare lui di cosa è successo, come è successo, è straziante.

Il lato oscuro dell’amore – Rafik Schami

Una storia d’amore proibita e struggente, quella tra il giovane Farid e la bella e sensuale Rana. La saga di due famiglie, quella dei Mushtak e quella degli Shanin, divise dalla legge dei clan e da una faida sanguinosa. Un affresco storico che ripercorre le tormentate vicende del Medio Oriente, dalla fine dell’impero ottomano ai giorni nostri, tra guerre e rivolte, trame segrete e feroci dittature. La biografia di un popolo, quello siriano, incessantemente vessato dalla storia. Il ritratto di una città misteriosa e affascinante, Damasco, che rivive in queste pagine con precisione e tenerezza. Ripercorrendo le vicende di tre generazioni, Schami ha scritto un romanzo di travolgente forza narrativa, che affronta gli aspetti più oscuri della storia del suo paese e al tempo stesso è un toccante inno alla forza dell’amore.

Passaggi in Siria – Samar Yazbek

 All’inizio delle rivolte in Siria, nel 2011, la Yazbek, giornalista e scrittrice affermata, ha deciso di scendere in piazza per reclamare la libertà di espressione, un diritto che i regimi autoritari che si sono succeduti nel suo Paese hanno regolarmente negato. Ciò che la scrittrice non sapeva era che, con l’intensificarsi della violenza e del terrore, il suo destino si sarebbe irrevocabilmente legato a quello della sua nazione. Samar si è ritrovata in prima fila tra le schiere dei dimostranti: ha denunciato i crimini perpetrati dal regime di Bashar al Asad, ha rivendicato maggiori diritti per le donne e l’abolizione della censura. Prima è stata trattenuta dalle forze dell’ordine, poi, quando la sua voce è diventata troppo scomoda al governo siriano, e la sua presenza in Siria un rischio, si è trasferita a Parigi, dove ha perseverato nel suo attivismo politico.

In esilio ha continuato a battersi per i suoi connazionali, denunciando le atrocità perpetrate dal regime di Damasco e urlando all’Occidente il bisogno disperato di aiuti umanitari, ma anche di intervenire per fermare ulteriore spargimento di sangue. Ma il richiamo delle radici e il senso di responsabilità erano troppo forti perché si limitasse al solo uso delle parole. Nell’agosto 2012 Samar Yazbek è ritornata in Siria illegalmente, attraversando a piedi il confine turco. Questo è solo il primo di una serie di attraversamenti documentati in “Passaggi in Siria”. Una volta dentro, la scrittrice ha visitato le zone “liberate” dal controllo del regime e si è impegnata in prima persona per costruire scuole e offrire sostegno alle persone bisognose, ma ha anche raccolto storie di persone e famiglie intere di cui parla nel suo libro.

Il pianista di Yarmouk – Aeham Ahmad

Un giovane suona il pianoforte in mezzo a una strada bombardata. Suona per i suoi vicini, soprattutto per i bambini, per distrarli dalle atrocità della guerra: un’immagine che ha fatto il giro del mondo diventando un simbolo della catastrofe in Siria, ma anche dell’inestinguibile volontà dell’uomo di opporsi in ogni modo alla distruzione. Il suono di quello strumento ha raggiunto e commosso milioni di persone nel mondo su YouTube. Ora Aeham Ahmad racconta la propria storia: l’infanzia in una Siria ancora in pace, l’inizio delle rivolte preludio di una guerra terribile, la fuga per la stessa via battuta da migliaia di disperati. Un lungo e pericoloso viaggio via terra, la drammatica traversata del Mediterraneo, le insidie della rotta balcanica.

Fino alla nuova vita in Germania, dove ha realizzato il suo sogno di artista e si esibisce nelle più importanti sale concerti, ma è costretto a vivere lontano dalla sua famiglia rimasta in Siria. Allora come oggi, è la musica che gli ha salvato la vita a dargli conforto e infondergli coraggio. La storia vera, raccontata in prima persona, di un pianista che ha sfidato le bombe e i terroristi in nome della sua musica, un caso mondiale, una commovente testimonianza di resistenza e fede nell’arte.

Kobane calling – Zerocalcare

Tre viaggi nel corso di un anno. Turchia, Iraq, Siria, per documentare la vita della resistenza curda in una delle zone calde meno spiegate dai media mainstream. Zerocalcare realizza un lungo racconto, a tratti intimo, a tratti corale, nel quale l’esistenza degli abitanti del Rojava (una regione il cui nome non si sente mai ai telegiornali) emerge come un baluardo di estrema speranza per tutta l’umanità.

Palestina e Israele

Tanto dolore, tanta guerra. I rapporti tra Palestina e Israele sono difficili. Nei libri sul Medio Oriente dedicati a Palestina e Israele possiamo leggere testimonianze, cicatrici, soprusi, ingiustizie. Un modo per riflettere, conoscere e informarsi.

Quattro madri – Shifra Horn

La questione Palestinese è un argomento molto delicato. Nei libri sul Medio Oriente gli scrittori palestinesi riescono a raccontare il loro punto di vista, il dolore per aver perso la loro patria, spesso con violenza e umiliazione.

Quattro madri” racconta la storia di quattro generazioni di donne durante l’ultimo secolo a Gerusalemme. Amal, appartenente alla quinta generazione, è disperata poiché il marito, dopo la nascita del primo figlio, se n’è andato senza lasciare traccia. Al contrario sua madre, sua nonna e sua bisnonna si rallegrano dell’evento: la nascita di un maschio sano significa, infatti, che la lunga maledizione che pesava sulla loro stirpe è finita e non ci sarà più nessuna figlia femmina a ereditarla. Per consolarla, le donne raccontano ad Amal la storia di questa maledizione e la rassicurano sul suo destino e su quello di tutta la famiglia.

Una famiglia di donne straordinarie: Mazal, l’orfana, dal cui matrimonio segnato dalla sciagura prende il via la maledizione; la bellissima Sarah, sua figlia, dai bei capelli dorati simbolo del suo potere taumaturgico; la figlia di Sarah, Pnina Mazal, la cui capacità di conoscere i pensieri degli altri è fonte insieme di gioia e dolore; e infine Gheula, madre di Amali, un’idealista dall’intelligenza penetrante, pronta a impugnare la causa di ogni diseredato. Epico, commovente e appassionante, “Quattro madri”, che ha per sfondo le tormentate vicende della Palestina e dello Stato di Israele, è un romanzo misterioso e fantastico, ricco di realismo magico da fiaba e di folclore da leggenda.

Ogni mattina a Jenin – Susan Abulhawa

Questo è tra i miei romanzi preferiti in assoluto, non solo tra i libri sul Medio Oriente. Una storia bellissima, delicata, che con grande coraggio denuncia la situazione estremamente difficile del popolo palestinese.

Racconta con sensibilità e pacatezza la storia di quattro generazioni di palestinesi costretti a lasciare la propria terra dopo la nascita dello stato di Israele e a vivere la triste condizione di “senza patria”. Attraverso la voce di Amal, la brillante nipotina del patriarca della famiglia Abulheja, viviamo l’abbandono della casa dei suoi antenati di ‘Ain Hod, nel 1948, per il campo profughi di Jenin. Assistiamo alle drammatiche vicende dei suoi due fratelli, costretti a diventare nemici: il primo rapito da neonato e diventato un soldato israeliano, il secondo che invece consacra la sua esistenza alla causa palestinese.

E, in parallelo, si snoda la storia di Amal: l’infanzia, gli amori, i lutti, il matrimonio, la maternità e, infine, il suo bisogno di condividere questa storia con la figlia, per preservare il suo più grande amore. La storia della Palestina, intrecciata alle vicende di una famiglia che diventa simbolo delle famiglie palestinesi, si snoda nell’arco di quasi sessant’anni, attraverso gli episodi che hanno segnato la nascita di uno stato e la fine di un altro. In primo piano c’è la tragedia dell’esilio, la guerra, la perdita della terra e degli affetti, la vita nei campi profughi, condannati a sopravvivere in attesa di una svolta. L’autrice non cerca i colpevoli tra gli israeliani, racconta la storia di tante vittime capaci di andare avanti solo grazie all’amore.

Nel blu tra il cielo e il mare – Susan Abulhawa

Il romanzo si apre con la voce narrante di Khaled, bambino di dieci anni la cui morte è vicina. Prima di entrare definitivamente nel blu, lo spazio-tempo degli spiriti, racconta la sua storia e quella delle donne della sua famiglia. Una storia che ha inizio settant’anni prima, a Beit Daras, sulla via che dalla Palestina conduce verso Il Cairo. Lì vivono Umm Mamduh con le figlie Nazmiyeh e Mariam e il figlio Mamduh. Umm Mamduh è tristemente nota per non avere un marito e temuta perché comunica con il mondo degli spiriti. Poi il disastro: nel 1948, l’anno della Nakba, la famiglia è costretta dai bombardamenti israeliani a lasciare il paesino, Mariam viene uccisa, Nazmiyeh stuprata e Mamduh ferito gravemente a una gamba.

Umm Mamduh scatena il ginn Sulayman contro gli invasori, uccidendone molti prima di soccombere a sua volta. Per i sopravvissuti comincia la dura vita da profughi: Mamduh si trasferisce con la moglie negli Stati Uniti in cerca di fortuna. Ha un figlio che morirà giovane, dopo aver rinnegato le sue origini arabe, e che gli lascerà un’amatissima nipotina, Nur. Nazmiyeh scopre di essere incinta e sa che il figlio è frutto dello stupro: con il sostegno del marito decide di tenerlo. Nascerà Mazen, che diventerà un leader della lotta palestinese, incarcerato e torturato per oltre vent’anni. Arriveranno altri dodici figli, tra cui l’unica femmina, Alwan, la sola della famiglia ad aver ereditato il potere di interagire con il mondo degli spiriti…

Una storia di amore e di tenebra – Amos Oz

Amore e tenebra sono due delle forze che agiscono in questo libro, un’autobiografia in forma di romanzo, un’opera letteraria che comprende le origini della famiglia di Oz, la storia della sua infanzia e giovinezza a Gerusalemme e poi nel kibbutz di Hulda, l’esistenza tragica dei suoi genitori, e una descrizione epica della Gerusalemme di quegli anni, di Tel Aviv che ne è il contrasto, della vita in kibbutz, negli anni trenta, quaranta e cinquanta. La narrazione si muove avanti e indietro nel tempo, ricostruendo in 120 anni di storia familiare una saga che vede protagonisti quattro generazioni di sognatori, uomini d’affari falliti e poeti egocentrici, riformatori del mondo, impenitenti donnaioli e pecore nere.

Capire Israele in 60 giorni (e anche meno) – Sarah Glidden

Il graphic novel della giovane fumettista americana di origini ebraiche Sarah Glidden è stato scritto e disegnato durante la prima visita dell’autrice in Israele: un viaggio offerto a lei come a tanti altri giovani ebrei dalla Taglit-Birthright Israel (un’agenzia finanziata dal governo israeliano e da associazioni private), e che servirà a Sarah per verificare la fondatezza delle proprie convinzioni sulla genesi dell’attuale situazione socio-politica in Terra Santa. Pronta a osteggiare ogni possibile tentativo di “lavaggio del cervello” da parte dell’associazione, e critica verso la politica di occupazione israeliana nei territori palestinesi, l’autrice si troverà invece a mettere in discussione i propri preconcetti e a riconoscere la drammatica complessità di un conflitto sanguinoso e labirintico, che non può conoscere un’unica verità né un’unica soluzione.

Qualcuno con cui correre – David Grossman

Assaf è un sedicenne timido e impacciato a cui viene affidato un compito singolare, se non impossibile: ritrovare il proprietario di un cane abbandonato seguendolo per le strade di Gerusalemme. Correndo dietro all’animale il ragazzo giunge in luoghi impensati, di fronte a strani, inquietanti personaggi. E poco a poco ricompone i tasselli di un drammatico puzzle: la storia di Tamar, una ragazza solitaria e ribelle fuggita di casa per salvare il fratello, giovane tossicodipendente finito nella rete di una banda di malfattori. Il mistero e il fascino di Tamar catturano Assaf, che decide di andare fino in fondo, di “correre” con lei.

Iraq

Concludiamo con i consigli di libri sul Medio Oriente con l’Iraq, altro Paese tristemente conosciuto per la lunga guerra.

Frankenstein a Baghdad – Ahmed Saadawi

Il romanzo è ambientato a Baghdad durante l’occupazione americana nel 2005-2006. La città è costellata di esplosioni kamikaze, percorsa da violenze settarie tra sciiti e sunniti e altri gruppi, priva di un ordine statale e civile vero e proprio, immersa nella precarietà economica. Un misterioso personaggio raccoglie e mette insieme i pezzi di cadaveri prodotti dalle esplosioni e crea un Frankenstein, un mostro che comincia a vivere e a vendicare le vittime. Un po’ alla volta questo mostro, su cui indagano inutilmente polizia e giornali, terrorizza la popolazione di Baghdad, passando a colpire anche vittime innocenti.


Questa è stata la mia personale selezione di 18 libri sul Medio Oriente per poter conoscere meglio la cultura di questi Paesi attraverso la lettura. Se avete altri libri sul Medio Oriente da consigliare, fatemelo sapere nei commenti!

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