Narrativa straniera, Recensioni
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Il dio delle piccole cose, Arundhati Roy

il dio delle piccole cose

Recensione del romanzo “Il dio delle piccole cose” di Arundhati Roy e vincitore del Book Prize

Questo è uno di quei romanzi che da sempre mi aveva attirato per via del titolo: un libro che si intitola “Il dio delle piccole cose” non può che essere una storia delicata e profonda, una di quelle che lasciano il segno. Ma sinceramente ho avuto dei problemi a seguire la trama nella prima parte a causa dello stile dell’autrice. E per questo sento di non essere riuscita ad apprezzarlo del tutto. Ho faticato molto in alcuni punti e penso di non aver per nulla compreso alcune sotto trame. Eppure, letta l’ultima pagina, ho chiuso il libro con una sensazione di smarrimento e vuoto, un pizzico di tristezza e di ritrovo che solo i grandi romanzi ti regalano.

Trama

Ammu, figlia di un alto funzionario, decide di lasciare il marito violento e di tornare a casa con i suoi bambini, i gemelli Estha e Rahel, maschio e femmina. Nell’India meridionale dei tardi anni Sessanta, però, dove il benessere e talvolta persino la sopravvivenza sono ancora legati all’arrivo del monsone, una donna divorziata come lei si ritrova priva di una posizione sociale riconosciuta. A maggior ragione se commette l’imperdonabile errore di innamorarsi di un paria. Non è dunque una vita facile quella toccata ai gemelli, legati nel profondo da “un’unica anima siamese”: considerano Velutha l’intoccabile che la madre può amare solo di notte, giù al fiume, in segreto, un padre, ma hanno anche dei nemici: quella Baby Kochamma eccessiva nella stazza quanto nei pregiudizi di casta; e forse anche l’amato zio Chacko, fantasioso intellettualoide e marxista per convenienza.

“Il dio delle piccole cose” sembra riportare su carta i pensieri e le immagini di Estha e Rahel bambini. Parole, suoni, sensazioni vengono qui descritte così come passerebbero nella mente di un bambino, rendendo il tutto assolutamente straordinario, ma allo stesso tempo confusionario. I due gemelli dizigoti sono i protagonisti di questo incredibile ritratto dell’India degli anni ’60 e ’70. E’ un’India in cui Ammu – la loro mamma – fa fatica a rialzarsi dopo il divorzio, evento inaccettabile all’epoca che l’ha privata della sua posizione sociale. Un’India in cui essere un paria, un Intoccabile, è ancora una vergogna, quasi un reato e stringere qualsiasi rapporto con lui può trascinarti solo nel Cuore della Tenebra.

I due bambini si creano un mondo tutto loro che verrà sconvolto dall’arrivo da Londra della cugina amata fin da subito Sophie Mol. Fulcro di tutta la vicenda è un tragico incidente che non rovinerà solo il corso della loro vita, ma anche gli equilibri e i destini di tanti protagonisti del loro piccolo mondo.

L’amore è il filo conduttore tra tutti i personaggi e le vicende del romanzo. E’ un amore che va oltre le differenze di casta, come quello tra Ammu e Vellutha, oltre i confini come quello dello zio Chacki per l’ex moglie e la figlia quasi sconosciuta Sophie Mol. E’ l’amore forte e infrangibile come quello tra Estha e Rahel, unici testimoni dell’incidente e che vivranno per sempre con una cicatrice nel cuore per le conseguenze delle loro azioni di bambini. Ed è nelle piccole cose che si ritrova l’amore puro e sincero che nasce dal profondo del cuore e si specchia negli occhi della persona amata.

“Questo riempiva Ammu di un terrore mortale, perché lei non era il tipo di donna che voleva sapere cosa le riservava il futuro. Aveva troppa paura. Perciò, se avesse potuto esprimere un piccolo desiderio, forse sarebbe stato quello di Non Sapere. Non sapere cosa aveva in serbo per lei ogni giorno. Non sapere dove sarebbe stata fra un mese, fra un anno. Fra dieci anni. Non sapere che svolta avrebbe preso la sua strada e che cosa c’era oltre la curva. Eppure Ammu sapeva. O credeva di sapere, il che era altrettanto brutto (…)”.

Nonostante i temi importanti e una trama accattivante, leggere “Il dio delle piccole cose” non è stato semplice a causa i numerosi sbalzi temporali e linee narrative che si intrecciano. Spesso per ogni nuovo personaggio entrato in scena, l’autrice rimanda un lungo flash back sulla sua vita intrecciandola con quella di altri personaggi. Ho iniziato a ingranare la storia poco dopo la metà e l’ho davvero apprezzata nelle ultime 150 pagine. Questo stile della Roy, come anche inserire tanti pensieri e parole spesso disconnesse, crea un effetto amore-odio per quello che si sta leggendo. Da una parte è uno stile totalmente originale e in alcuni punti risalta bene la narrazione. Ma in altri rende ancora più confusionaria la storia.

“Il dio delle piccole cose” è un libro che mi ha fatto tornare in India proprio per la sensazione di caos creata da moltitudine di persone, odori, rumori e sensazioni. Lo consiglio a chi ha voglia di cimentarsi con uno stile diverso e ha la calma e il tempo per poter seguire le vite di questi incredibili personaggi. Perché nonostante le difficoltà iniziali, mi sono davvero affezionata ai gemelli e a Ammu.

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il dio delle piccole cose

Arundhati Roy – Il Dio delle piccole cose

Titolo originale: The God of Small Things
Editore: TEA
Genere: narrativa moderna – contemporanea
Prima edizione: 1997
Prima edizione italiana: 1997 (Guanda)
Formato: brossura
Pagine: 357 pp.,
Traduttore: Chiara Gabutti
Prezzo: 10,00 euro

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