Recensione del libro “Riprendiamoci lo Stato. Come l’Italia può ripartire” di Tito Boeri e Sergio Rizzo. C’è ancora speranza per l’Italia?
Riprendiamoci lo Stato
Per funzionare decentemente, uno Stato ha bisogno di chiarezza e trasparenza nelle proprie metodologie amministrative, di visione del futuro tesa alla salvaguardia delle sue generazioni più giovani e di senso di protezione per quelle più anziane, a cui va riconosciuto il merito di aver lavorato per il bene proprio e della comunità. Sono questi gli obiettivi che stanno alla base del libro “Riprendiamoci lo Stato. Come l’Italia può ripartire” di Tito Boeri e Sergio Rizzo. Alla cui sommità campeggia la domanda tremenda: c’è ancora speranza per l’Italia?
E, durante la lettura, la mia memoria va subito ad un’altra epoca della storia, molto più lontana, quasi dispersa nei libri di scuola: l’età tardo antica dell’impero romano. Mi ha un po’ inquietato e allo stesso tempo reso malinconico il tremendo raffronto fra i due periodi. Anche allora uno Stato franava su se stesso distrutto dalla burocrazia e dall’autorefenzialità della classe dirigente; anche allora, dall’esterno, premevano gruppi di migranti alla ricerca di terre migliori; anche allora si avvicendavano al potere personalità insignificanti e incisive.
Un parallelismo tremendo, sebbene si debbano considerare tutte le differenze del caso. Nel libro sono messe a nudo tutte le storture della macchina burocratica italiana, i suoi malanni pluridecennali che non le consentono di progredire, l’ambiguità interpretativa di alcune leggi, il loro numero eccessivo che non fa che aumentare confusione e frustrazione nei cittadini che si trovano a dover maneggiarle per risolvere (si fa per dire) qualche controversia.
La luce in fondo al tunnel?
“Riprendiamoci lo Stato. Come l’Italia può ripartire” di Tito Boeri e Sergio Rizzo pondera e analizza anni e anni di gestione precaria della cosa pubblica, in cui il dialogo fra essa e il settore privato non si è mai compiuto efficacemente, nonostante le regole di quest’ultimo, se applicate bene, possano essere un grande aiuto per lo Stato perché rimane un mondo in cui si può far carriera per merito, con un apparato organizzativo molto più semplice di quello pubblico.
A ciò si aggiunga un’altra soluzione, molto più concreta e facile da perseguire. Se in Italia ci sono leggi farraginose e complicate da tenere a mente, ci sono anche altre leggi che vanno semplicemente applicate. Occorre valorizzare quel che di buono c’è a livello legislativo, in primis la nostra Costituzione i cui principi fondamentali non sono mai destinati a scomparire per la loro universalità e attualità.
Se solo ci basassimo su questo, già qualcosa andrebbe meglio. Non tutto è da buttare; anzi, molto bisogna conservare con cognizione di causa e competenza, valutando i pro e i contro di una legge rispetto a un’altra. In più questa deve essere scritta con chiarezza, senza continui rimandi ad articoli e a commi, perché il cittadino riesce a seguire meglio le regole che hanno un messaggio preciso e semplificato. Funziona così nel mondo della comunicazione, perché dovrebbe essere diversamente nella prassi amministrativa?
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Ma il problema più grave è che, secondo me, tutto questo potrebbe accadere soltanto avendo una mentalità diversa. E qui gioca un ruolo cruciale l’educazione. La scuola è il settore su cui concentrare maggiormente ogni tipo di sforzo. Lì si formeranno le classi dirigenti di domani, lì vanno corretti certi atteggiamenti attraverso gli esempi e i concetti virtuosi della storia, attraverso l’insegnamento di una cultura della responsabilità autentica e non di facciata. “Riprendiamoci lo Stato. Come l’Italia può ripartire” di Tito Boeri e Sergio Rizzo sottintende anche di questo.

- Editore: Feltrinelli
- Collana: Serie Bianca
- Anno edizione: 2020
- In commercio dal: 17 settembre 2020
- Pagine: 336 pp., Brossura
- Prezzo: 18 euro
Parola-Segnalibro: #responsabilità.
Un ascolto/un’opera d’arte: Luigi Tenco – Vedrai, vedrai (1965); Elio Petri – La classe operaia va in Paradiso (1971).
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