Narrativa straniera, Recensioni
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Dio di illusioni, il romanzo d’esordio di Donna Tartt

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Recensione del romanzo “Dio di illusioni” di Donna Tartt: la storia di cinque ragazzi annoiati dalla vita

Potrei riassumere “Dio di illusioni” di Donna Tartt in tre parole: noia, apatia, crescita. E non sono gli aggettivi con cui mi riferisco al romanzo, bensì alla ben poco allegra combriccola dei 6 ragazzi protagonisti di questa storia. Questo è un romanzo che mi ha messo in difficoltà, probabilmente questa recensione non sarà esaustiva nel raccontarvi ciò che ho provato durante la lettura. Ma di una cosa sono certa: la scrittura della Tartt – questo è il suo primo libro che leggo – mi ha in gran parte convinto. Vediamo quindi le “illusioni” di questo romanzo.

Trama

Un piccolo raffinato college nel Vermont. Cinque ragazzi ricchi e viziati e il loro eccentrico e affascinante professore di greco antico, che insegna al di fuori delle regole accademiche imposte dall’università e solamente a una cerchia ristretta di studenti. Un’élite di giovani che vivono di eccessi e illusioni, lontani dalla realtà che li circonda e immersi nella celebrazione di un passato mitico e idealizzato, tra studi classici e riti dionisiaci, alcol, droghe e sottili giochi erotici. Fino a che, in una notte maledetta, esplode la violenza. E il loro mondo inizia a crollare inesorabilmente, pezzo dopo pezzo. 

“Dio di illusioni” racconta la vita di un gruppo di ragazzi di un college d’élite annoiati dalla vita. Le loro uniche passioni sono l’alcool, la droga e il greco antico. Figura chiave di questo gruppo è Henry, un alunno brillante ben visto dal professore di lettere classiche – Julian – e adorato quasi come un Dio dal resto del gruppo. E sarà proprio Henry a soggiogare i suoi amici a compiere un atto di violenza estrema a cui nessuno si oppone. Atto fatto per noia? Per rivendicare un ruolo?

La voce narrante è Richard, un ragazzo entrato successivamente nel gruppo di “greco” e che per tutto il romanzo rimane totalmente passivo agli eventi a cui prende parte. Henry, Bunny, Francis e i gemelli Charles e Camilla, diventano il suo mondo, un mondo totalmente scollegato dalla realtà e che lo porterà ancora di più a doversi scontrare con la sua solitudine.

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Per tutto il romanzo si respira un’atmosfera di attesa: cosa succederà? Quale sarà il ruolo di questo personaggio? Perché nessuno fa qualcosa? Il romanzo sembra sempre sul punto di portare il lettore a sconvolgere gli eventi narrati. Invece, con un ritmo lento e pacato, “Dio di illusioni” crea la situazione perfetta per addensarsi nella coltre di tedio e di nulla che compone la vita dei protagonisti. Cadiamo anche noi lettori nella ragnatela dell’illusione di far parte di un gruppo di amici, unito da un sentimento forte, leale.. E invece..

Come ho scritto all’inizio di questa recensione, “apatia” è uno degli aggettivi con cui più identifico i personaggi di “Dio di illusioni”. Ragazzi giovani a cui non sembra importare del dolore, dell’affetto, del vero significato di amicizia. Vivono, ma per cosa? Eppure, quell’atto di cattiveria e violenza di cui tutti sono stati complici e silenziosi custodi di un segreto terribile, cambierà totalmente le loro vite. Lo scontro, per la prima volta, con il loro inconscio, porterà ad uno scossone emotivo per poter ragionare sul senso di colpa. Perché di quel gesto? Cosa è davvero giusto e sbagliato?

“Dove vuoi arrivare?”

Si strinse nelle spalle. “In nessun posto”. rispose “Solo che la mia vita, per la maggior parte almeno, è sempre stata scialba e stagnante…morta insomma. Il mondo mi è sempre parso un luogo deserto, ero incapace di godere delle più semplici gioie. Mi sentivo morto in tutto ciò che facevo”. Si pulì le mani sporche di terra. ” Ma poi è cambiato tutto (…)”

Ci troviamo davanti a dei profili psicologici complessi perfettamente disegnati dalla Tartt. Il vero protagonista è Henry, una personalità complessa, in bilico tra l’essere amato e odiato dal lettore. Di un’intelligenza unica e rara, è alla continua ricerca della sua identità, di un affetto sincero e reale che trova solo nello studio e nella figura quasi paterna di Julian. Di sicuro il personaggio più dinamico e interessante. Mentre quasi deludente Julian, su cui avevo posto gran parte delle mie “illusioni” da lettrice e che alla fine si è rilevato quasi marginale.

Che dire in conclusione di “Dio di illusioni”? E’ un romanzo complesso, per quanto la storia sia abbastanza semplice. Ma la crescita psicologica di tutti i personaggi rende questo libro sicuramente un piccolo capolavoro. C’è un però. Alcune parti le ho trovate tremendamente lente, ai limiti della noia. Mi sono anche domandata se non fosse fatto apposta per rendere ancora più reale il senso di noia delle vite dei protagonisti. Ma credo che la Tartt si sia dilungata troppo in alcune descrizioni. Il capitolo finale, invece, e l’epilogo li ho trovati perfetti.

Consiglio la lettura di “Dio di illusioni” agli amanti dei romanzi introspettivi e psicologici, a chi cerca un’atmosfera autunnale e un po’ nebbiosa, ai lettori a cui piace una narrazione “lenta”


Dio di illusioni

Donna Tartt – Dio di illusioni

Titolo originale: The Secret History
Editore: Bur – Rizzoli
Genere: Narrativa moderna contemporanea
Prima edizione: 1992
Prima edizione italiana (BUR): 1995
Formato: tascabile
Pagine: 535 pp.,
Traduttore: Idolina Landolfi
Prezzo: 13,00 euro

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