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La libertà come faro dell’esistenza

La libertà come faro dell'esistenza
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Articolo sulla libertà come faro dell’esistenza – Le precarietà del mondo e le fragilità dell’individuo.

In questi mesi sto riflettendo molto sul significato e sul valore che diamo al concetto di libertà. Non dovrei farlo, in fondo. Nella maggior parte del pianeta, fortunatamente, la libertà individuale e collettiva è ancora essenziale nella definizione delle nostre vite. Senza di essa non potremmo esprimere la nostra opinione, ritenerci in grado di fare ciò che pensiamo più opportuno nel rispetto delle leggi. Essere, in definitiva, persone. Nonostante tutto ciò, qualcosa in tal senso mi sembra si stia incrinando. Ecco perché occorre riprendere a considerare la libertà come non scontata o acquisita, concependola quasi come un diritto automatico che ci viene dato a prescindere. Nelle precarietà di questo mondo, la libertà è il faro dell’esistenza.

Il COVID-19 ha dato ai nostri governi, in virtù dell’emergenza sanitaria, la facoltà di restringere e controllare le nostre azioni. In questo modo, l’economia ha subito un arresto notevole e le attività si sono dovute fermare per consentire al sistema sanitario di non implodere. Abbiamo accettato ogni restrizione, cercando di venire incontro all’unico obiettivo di queste innumerevoli settimane: sopravvivere. La salute, d’altronde, viene prima di tutto e guai a chi tenti di sminuirne il suo ruolo cardine. A mio parere, però, non basta. Penso che l’uomo, oltre ad essa, debba coltivare il diritto ad esprimere se stesso in altri modi, altrettanto importanti.

L’uomo è anima, l’uomo è cultura, l’uomo costruisce la sua dignità nel lavoro e nessun virus potrà mai sminuire tutto questo. Non è tanto una questione fra i cosiddetti “aperturisti” o “rigoristi” delle chiusure. Il vero problema è semmai quello di delegare alla nostra responsabilità personale, la capacità di saper comportarci in momenti così delicati e fragili. Sta a noi, a ciò che siamo nel più intimo, alla nostra vocazione al rispetto dell’Altro, costruire il comportamento giusto in grado di proteggere i più deboli. Di certo non tutti sono così coscienti della loro morale, non c’è dubbio. Al contrario, un popolo maturo, un popolo abituato a prendersi le proprie responsabilità sa andare oltre le sue stesse distorsioni caratteriali.

Chi non è in grado o, più subdolamente, non rispetta le regole, è giusto venga punito. Chi è virtuoso, invece, va premiato, consentendogli di esprimere se stesso al meglio. Diverso il caso delle mancanze strutturali di alcuni settori di una nazione. Lì, a mio parere, le colpe sono molto più antiche e risiedono in anni di incuria e pressapochismo. Colpe che però non devono pesare sulla vita di tutti quei cittadini che sanno capire con maturità i limiti delle loro azioni e, conseguentemente, proteggere coloro che purtroppo non hanno gli strumenti per farlo. Il COVID-19 ha portato i nostri Stati ad essere più cauti nel concederci determinate libertà, non lasciamo che questa cautela diventi strutturale qualora dovessero ricapitare tragedie del genere.

È il momento di avere fiducia in noi stessi. Essere liberi vuol dire essere in grado di vivere pienamente conoscendo i confini della responsabilità personale e usando questa per fare del bene agli altri. Dal mio punto di vista (sicuramente opinabile) avrei lasciato a molte aziende e attività la capacità di andare avanti rispettando tutte le precauzioni del caso. Avrei cercato di essere più attento alle categorie più fragili, cercando di controllarle con attenzione. Avrei, in sostanza, combattuto per mantenere vivo il nostro diritto alla libertà seppur all’interno di regolamentazioni sanitarie da rispettare con determinazione ed intelligenza. Nei prossimi anni avremo due sfide: 1) il grande tema della preservazione delle libertà individuali da parte dei governi democratici; 2) capire quanto i cittadini siano disposti a cedere parti di esse per tutelare la loro salute. È in questo piccolo raggio d’azione che risiede il nostro essere liberi.

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