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La spinta, Ashley Audrain e la difficoltà di essere madre

la spinta Ashley Audrain
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Recensione del romanzo d’esordio “La spinta” di Ashley Audrain edito da Rizzoli. Il viaggio dentro le difficoltà e il significato di essere madre

Essere madre è il mestiere più difficile al mondo. E’ un modo di dire, ma si sa che è pura verità. Non sempre, però, si va a fondo a questa affermazione. Cosa significa nella vita di una donna diventare madre? Come cambia il rapporto il partner, al corpo, alla quotidianità? E cosa succede quando una madre si accorge che nel figlio esiste un principio di crudeltà che potrebbe sfociare in una violenza pericolosa? “La spinta” di Ashley Audrain entra nel cuore della mente di una giovane donna da poco diventata madre e alle sue difficoltà ad accettare questo nuovo ruolo imposto.

Trama

È la vigilia di Natale e Blythe è seduta in macchina a spiare la nuova vita di suo marito. Attraverso la finestra di una casa estranea osserva la scena di una famiglia perfetta, le candele accese, i gesti premurosi. E poi c’è Violet, la sua enigmatica figlia, che dall’altra parte del vetro, a sua volta, la sta fissando immobile. Negli anni, Blythe si era chiesta se fosse stata la sua stessa infanzia fatta di vuoti e solitudini a impedirle di essere una buona madre, o se invece qualcosa di incomprensibile e guasto si nascondesse dietro le durezze e lo sguardo ribelle di Violet. Quando ne parlava con Fox, il marito, lui tagliava corto, tutto era come doveva essere, diceva.

Era cominciata così, o forse era cominciata molto prima, quando era stata lei la bambina di casa. Blythe ora è pronta a raccontare la sua parte di verità, e la sua voce ci guida dentro una storia in cui il rapporto tra una madre e una figlia precipita in una voragine di emozioni, a volte inevitabili, altre persino selvagge. Un tour de force che pagina dopo pagina stilla tutto quel che c’è da sapere quando una famiglia, per preservare la sacralità della forma, tace. Viscerale, onesto fino alla brutalità, La spinta è un viaggio ipnotico e necessario nella psiche di una donna a cui nessuno è disposto a credere.

Blythe si accorge fin da subito che sua figlia Violet ha dei problemi comportamentali: non dimostra affetto se non verso il padre, spesso diventa violenta, usa troppo frequentemente la parola “odio”. E’ vero, per Blythe diventare mamma non è stata la passeggiata emozionante piena di sorrisi, paroline dolci e tu-tu ta-ta. Ma piuttosto un affrontare da sola un ruolo che non ha sentito del tutto suo. Un corpo deformato, le notti insonne, dover badare da sola a quell’esserino che non riesce a vedere come la gioia dei suoi occhi. Eppure Blythe ci prova ad essere quella mamma da pubblicità dei cereali. Si impegna a trovare un canale di comunicazione con sua figlia. Fin quando Violet non inizia a manifestare seriamente dei comportamenti violenti nei confronti degli altri bambini e della stessa Blythe.

La donna non trova conforto nemmeno nel dialogo con il marito Fox il quale prende le difese della figlia e si ostina a manipolare la moglie pur di salvare le apparenze. Già, perché avere una bambina con istinti omicidi di certo non fa parte del quadretto famigliare perfetto che si erano imposti di creare. Ma un giorno avviene un incidente, una spinta, che porterà Blythe ad essere convinta del suo istinto che la mamma è l’unica a conosce davvero i propri figli. Sarà più sola di prima, cercando di difendere se stessa e salvare un matrimonio che da troppi anni è diventato una pura e semplice convivenza forzata.

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“La spinta” di Ashley Audrain è un fiume di ricordi ed emozioni della protagonista Blythe dove racconta la sua versione, come lei ha sempre visto e vissuto il rapporto con Violet parlandoci da un tempo futuro rispetto ai fatti raccontati. Va a ritroso per comprendere, cercare di capire se le sue intuizioni non siano state frutto di un pregiudizio inziale sulla figlia. Il testo gioca tutto se la figura malvagia di Violet sia reale o frutto di tutte le ansie e paure di Blythe sul suo non essere una mamma perfetta. Il libro ha un ritmo calzante ed entra perfettamente nella psicologia degli adulti per fare luce su tante dinamiche che si creano una volta diventati genitori.

Ci viene raccontato tutto: dai rapporti sessuali diversi, al corpo femminile come si trasforma, al fatto che non tutte le mamme manifestano entusiasmo nel dare alla luce un bambino. In più la Audrian ci mostra anche il passato delle donne della famiglia di Blythe proprio per evidenziare quanto ogni donna sia diversa nel vivere la maternità. Tre generazioni diverse che si scontrano con il ruolo imposto di madre.

A mio avviso un punto di forza de “La spinta” di Ashley Audrain risiede nel non aver avuto paura di parlare di quel principio di crudeltà che esiste in alcuni bambini e che potrebbe sfociare in altro se non preso in tempo. E’ un tema un po’ tabù che mi affascina molto (vedi Mary Bell ad esempio). Inoltre ho apprezzato particolarmente che fino all’ultima riga del libro il lettore resterà con il dubbio su Violet e Blythe. Altro aspetto importante è il rapporto madre-figlia non sempre roseo e non sempre idilliaco come la società spesso ci impone. L’unica cosa che non mi ha convinto è la categorizzazione del libro. E’ inserito tra i gialli-thriller, ma a mio avviso non c’è proprio l’atmosfera per considerarlo tale. Mi sembra un romanzo di narrativa che potrebbe avere delle sfumature da thriller. Ma non un thriller puro.

Consiglio “La spinta” di Ashley Audrain agli amanti dei libri con protagonisti bambini-cattivi, agli appassionati di romanzi psicologici e a chi non si spaventa a leggere che non per tutte le donne fare la mamma è la realizzazione di un sogno


La spinta Ashley Audrain

Ashley Audrain – La spinta

Titolo originale: The Push
Editore: Rizzoli
Genere: Gialli – thriller
Prima edizione: 2021
Prima edizione italiana: 2021
Formato: brossura
Pagine: 348 pp.,
Traduttore: Isabella Zani
Prezzo: 18,00 euro

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