Narrativa straniera, Recensioni
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“La lettera di Gertrud” di Björn Larsson

La lettera di Gertrud
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Recensione del libro “La lettera di Gertrud” di Björn Larsson. Il cammino di un’identità e i suoi passi nella storia.

Tra odio e rinascita

Martin Brenner rivendica la libertà di essere se stesso. In qualunque forma decida di dimostrarlo, cercando la propria, personale via al raggiungimento della felicità. Martin è un genetista, cerca risposte nella scienza e grazie ad essa inizia ad incamminarsi lungo le sponde fragili della sua storia personale che anche lui non poteva pensare fosse così complicata. Martin scopre di essere ebreo dopo la morte di sua madre, sopravvissuta per miracolo alla Shoah e che per tutta la vita tenterà di proteggerlo nascondendogli queste radici. Per tutto questo, “La lettera di Gertrud” descrive il vero e proprio cammino di un’identità e dei suoi passi nella storia.

Per farlo, Martin affida le trame contorte della sua vita alla penna esperta di Larsson, che accetta di romanzarla rimanendo fedele all’essenzialità delle notizie emerse dai colloqui avuti con lui. Dialoghi che riveleranno come quest’ultimo abbia oltrepassato con molta fatica l’abisso esistenziale in cui se stesso e i suoi affetti sono caduti nel momento della rivelazione della propria ebraicità. Identità, questa, ancora difficile da accettare non solo dal sempre vivo antisemitismo ma anche da coloro che sembrano fare della tolleranza la loro bandiera umanitaria, salvo poi rivelarsi colmi di pregiudizi.

Nei confronti dell’ebraismo è come se fosse sempre presente un sentimento di intolleranza difficilmente estirpabile, qualcosa che lotta profondamente con la parte più oscura di coloro che lo avversano. Uno stato d’animo che si nutre di invidia, rancore, ostilità e che nemmeno Martin riesce a spiegarsi. A tutto questi si aggiunga anche l’esasperato conservatorismo di alcune frange estreme dello stesso ebraismo, le quali stentano anche a certificare e a comprendere le analisi della scienza affermando come si diventi ebrei per questioni genetiche. Ma non è questo il contesto per parlare di tutto ciò. “La lettera di Gertrud” va oltre lo scontro tra un punto di vista e un altro perché, con gli strumenti della letteratura e del romanzo, parla dei tormenti di un uomo.

Io so chi sono

Brenner, in ogni pagina, rivendica la libertà di essere quello che vuole al di là di tutto. Contrastando tutti. Sacrificando la sua vita familiare. Sì, perché c’è sempre qualcosa che dentro un individuo non potrà mai essere annientato nonostante gli innumerevoli sforzi che la realtà esterna cerca di fare per estirparla: essere ciò che si è. Non si può scampare da questo istinto; non ci sono campi di concentramento, violenze, insulti che possano frenare il cammino dell’uomo nei confronti del suo destino, a cui si cerca di dare un indirizzo ma che rimane, il più delle volte, imperscrutabile, senza redini.

“La lettera di Gertrud” documenta letteralmente questa ricerca di sé entrando nel dolore di una vita che non ha scelto di essere legata ad una tradizione specifica seppur conscia di quanta storia ci sia al suo interno e quanto rispetto ad essa debba essere dato. Martin vuole, semplicemente dimostrare la necessità che esistono tante forme per costruire se stessi, l’importante è restare coerenti con quello che si sente dentro la propria anima, una sorta di rapporto empatico con il proprio io più nascosto a cui non si può fare a meno di rispondere mettendosi pazientemente in ascolto di quanto si è stati in passato. Setacciando le radici della propria famiglia, di quello che si è adesso e di ciò che si vuole per il futuro.

Di fronte alla complessità della vita umana, come si pone un romanziere come Larsson? In che modo riuscirla a raccontare? Alla scrittura, come a tutte le forme dell’arte, non spetta giudicare ma conoscere e far comprendere agli altri uomini i silenzi, la rabbia, le riflessioni individuali cercando di coglierne l’universalità. La letteratura non insegna a vivere, ci aiuta a migliorarla con la forza della trasfigurazione della parola, simbolo di cambiamento e di fedeltà alle ragioni che presiedono alla vita che si intende immaginare come migliore per se stessi. Martin è un uomo coraggioso perché lotta con tutte le sue forze affinché ognuno di noi abbia davvero chiaro il percorso da intraprendere come uomo o donna.

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Documentato, scritto con partecipazione, accurato nelle idee che racconta. Sono stato molto felice di leggere “La lettera di Gertrud”. Un libro in cui l’ebraismo c’entra nella misura in cui, ahimè, si capisce come sia sempre oggetto di odio. E c’entra di più quando è l’argomento da cui partire per indagare la nostra indomita volontà di dimostrare sempre, fino allo sfinimento, che nessuno potrà mai impedirci di arrivare ad amare quello che la vita, nei suoi misteriosi disegni, ci fa conoscere giorno dopo giorno.

  • Traduttrice: Katia De Marco
  • Editore: Iperborea
  • Anno edizione: 2019
  • In commercio dal: 20 febbraio 2019
  • Pagine: 465 pp., Brossura

Parola-Segnalibro: #identità.

Un ascolto/un’opera d’arte: Afterhours – Io so chi sono (2012); Mark Rothko – Untitled (1952).

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