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Yoshida Shūichi, la nuova voce dei giovani

Yoshida Shūichi
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Perché Yoshida Shūichi è definito dalla critica giapponese come una tra le voci più importanti per rappresentare la condizione dei giovani d’oggi?

Yoshida Shūichi (吉田 修一), nato a Nagasaki il 14 settembre 1968, è un nome che forse vi dirà poco o nulla. In Italia, infatti, ha solo due libri tradotti con Feltrinelli: “L’uomo che voleva uccidermi (悪人)” e “Appartamento 401 (パレード)”, mentre in Giappone è vincitore di diversi premi e da molti suoi romanzi sono stati tratti film di successo. Eppure Yoshida Shūichi è tra gli autori contemporanei giapponesi che meglio di altri è riuscito a descrivere le problematiche della condizione giovanile dei giorni nostri. E non solo per quanto riguarda la nuova generazione giapponese.

Ultimamente mi è capitato molto di soffermarmi su quello che ci sta succedendo come società. Tante le notizie di cronaca con protagonisti giovani violenti, in depressione e soprattutto soli. E’ come se ci fosse un’assenza di comunicazione che porta i giovani, ma non solo, ad estraniarsi dalla società che va avanti come un treno. E non aspetta nessuno. Forse, nel restare sul binario ad osservare questo shinkansen che sfreccia via, si resta soli, senza punti di riferimento, con la difficoltà di avvicinarsi l’un con l’altro. C’è una tendenza ad avere una forte esigenza interna di potersi esprimere liberamente e allo stesso tempo paura di non essere accettati dalla società per quelli che si è. Questo porta inevitabilmente a sentirsi sempre sotto giudizio e spesso a non riuscire ad esprimere liberamente ciò che si pensa.

Nel leggere i due romanzi di Yoshida Shūichi – di cui spero presto di recuperare anche altri testi in lingua originale – ho trovato un quadro estremamente realistico di tutte queste problematiche. L’assenza di capacità comunicativa, i problemi nelle relazioni con gli altri, la solitudine.. sono tutti i veri protagonisti di Yoshida. In “Appartamento 401” e “L’uomo che voleva uccidermi” troviamo dei giovani poco integrati con la società i quali preferiscono comunicare tra loro tramite cellulare e non vis-a-vis, dove la loro condizione di solitudine e di estraniazione sociale li porta a compiere atti violenti, estremi.

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MURAKAMI HARUKI

Appartamento 401 – パレード

Cinque ragazzi poco più che ventenni si trovano a convivere un appartamento a Tokyo. 5 vite raccontante in un romanzo corale dove ogni capitolo è dedicato ad uno dei ragazzi. Ed entrando nella mente di ognuno di loro Yoshida Shūichi riesce a regalare al lettore un viaggio nella loro psiche e problematiche. Il lettore si accorge immediatamente che la mancata comunicazione tra i ragazzi e tra il mondo esterno all’appartamento 401 li trascina in un tunnel di difficoltà da cui difficilmente riescono ad emergere. E’ come se fossero tante piccole formiche perse in una città enorme come Tokyo dove puoi incontrare chiunque, ma allo stesso tempo perdere te stesso nella miriade di passi, sguardi, odori umani.

L’uomo che voleva uccidermi – 悪人

A causa di un’infanzia difficile e da una forte sensazione di solitudine, Shimizu Yuichi ha problemi ad instaurare relazioni specialmente con il mondo femminile e a mostrarsi per la persona che realmente è. Vive in un continuo stato di inquietudine dove cerca quasi ossessivamente affetto e felicità cadendo sempre più, però, nei suoi demoni interni. Gli altri protagonisti del romanzo sono tutti giovani che hanno difficoltà ad affermare la loro individualità e originalità come esseri umani nella rigida società giapponese. Questo li porta ad essere spesso falsi sia con chi li circonda che con loro stessi creando delle situazioni dolorose interne.

Il ruolo di Yoshida Shūichi nella letteratura contemporanea

Perché quindi ritengo che Yoshida Shūichi sia un autore da tenere d’occhio nel panorama della letteratura contemporanea mondiale? Sebbene Yoshida dia uno spaccato ristretto alla vita e cultura giovanile giapponese, ho trovato le sue tematiche generali e il modo di parlarne estremamente attuali e molto dirette. L’autore non ha paura di mettere nero su bianco l’ambiente nefasto che i giovani d’oggi vivono e che è stato creato principalmente da una società che guarda più al profitto che all’essenza. Per un autore giapponese, schierarsi in maniera così chiara e schietta contro il rigido sistema sociale del Sol Levante, è un qualcosa di molto raro. In più sottolinea egregiamente li effetti che questo sistema ha sui giovani.

Ritengo che Yoshida Shūichi sia riuscito in pieno a dare voce al dolore silenzioso che i giovani d’oggi vivono imprigionati in maschere e gabbie sociali. Dalla descrizione introspettiva proposta dall’autore, il lettore vive sulla sua pelle il disagio e il senso di forte solitudine che accompagna i personaggi. Il suo stile, inoltre, è molto diverso dagli autori giapponesi tradotti fino ad oggi. Se prendiamo i due romanzieri giapponesi contemporanei più conosciuti in Italia – Murakami Haruki e Banana Yoshimoto – lo stile di Yoshida si avvicina di più ad una narrativa europea. L’aspetto psicologico ed introspettivo hanno un ruolo fondamentale e non vengono sospesi tra le parole non dette, come spesso succede nei romanzi nipponici.

Inoltre i libri di Yoshida sono scritti sotto forma di romanzo giallo-noir creando ulteriormente un’atmosfera cupa che ben si integra con il mondo interiore dei personaggi. Ciò che resta dalla lettura di questo autore contemporanea è una richiesta di aiuto da parte delle nuove generazioni. Un bisogno intrinseco di comunicare ed essere ascoltati. Le conseguenze di questa mancanza comunicativa e di una solitudine perenne, porta il giovane a dover cercare un’alternativa per sentirsi vivo. Alternativa che purtroppo sfocia spesso in una violenza mentale e fisica. Si creano quindi delle meccanismi nella mente in cui si è come assetati di affetto e di contatto umano, perdendo il controllo con realtà.

Cosa possiamo fare per cambiare questa situazione? Accettare e ascoltare. Spesso capita di non accorgersi di un problema fino a quando questo non ci viene presentato nero su bianco. I libri di Yoshida Shūichi hanno secondo me questo nobile scopo: far aprire gli occhi. Bisogna prendere consapevolezza del problema se si vuole trovare una soluzione. E quale miglior soluzione se non attraverso una piacevole lettura?


Yoshida Shūichi

Yoshida Shūichi è nato a Nagasaki nel 1968 e ha studiato Economia alla Hosei University di Tōkyō. Ha vinto il premio Bungakakai per il primo romanzo nel 1997 e il premio Akutagawa nel 2002 con Park Life. Con L’uomo che voleva uccidermi (Feltrinelli 2017) si è aggiudicato i premi Osaragi Jiro e Mainichi Publishing Culture Award, inoltre il romanzo è stato adattato al grande schermo nel 2010 da Lee Sang-il. Appartamento 401 (Feltrinelli, 2019) gli è valso il premio Yamamoto Shūgoro nel 2002 – vinto in passato tra gli altri, da Banana Yoshimoto nel 1989 con Tsugumi – ed è stato portato al cinema dal regista Isao Yukisada nel 2009, aggiudicandosi il Premio Fipresci alla sessantesima edizione del Festival di Berlino.

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