Narrativa straniera, Recensioni
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“Abbandonare un gatto” di Murakami Haruki

Abbandonare un gatto
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Recensione del libro “Abbandonare un gatto” di Murakami Haruki – La testimonianza di un oblio perso nei rumori della Storia.

Il tempo dell’attesa

Aspettare che il tempo passi e lasciare ai ricordi lo spazio per sedimentarsi nella nostra anima a poco a poco. Guardare dentro di essi, cercare di scrutarne gli aspetti più misteriosi e taciuti, quelli che per pudore o mancanza di coraggio si era messi da parte durante la vita. È un esercizio difficile, spietato. Ci mette a confronto con la nostra parte più oscura da cui, in alcuni casi, potremmo non fare ritorno. Abbandonare un gatto è la testimonianza di un oblio perso nei rumori della Storia. Quella vera, quella che ci fa essere uomini giorno per giorno.

Cosa resta del rapporto di un padre con il proprio figlio quando, durante l’intera vita passata insieme, alcune cose non sono emerse per essere, anzi, volutamente celate? Perché, in certi casi, il non detto prevale su un legame che deve partire dalla limpidezza della conoscenza reciproca? All’improvviso, un episodio appare nella memoria. Insignificante, apparentemente superfluo. Qualcosa che noi dimenticheremmo subito, ma che nella mente di un grande scrittore come Murakami si fissa indelebile fino a trasformarsi in letteratura.

Abbandonare un gatto, vederlo ritornare dopo poco, rimanere stupefatti da quell’episodio e cercare di capire come mai abbia avuto la forza di riprendere la strada della casa da cui lo avevano allontanato. Tutto questo porta lo scrittore giapponese ad interrogarsi sulla natura degli affetti famigliari e sulle ragioni che vi stanno alla radice, quelle che potrebbero diventare, da un momento all’altro, motivazioni sconosciute, privi di senso, perché, alla fine, non bisogna sempre cercare una risposta logica a ciò che ci lega l’uno all’altro.

Sulle tracce di un padre

Non basta l’affetto, non basta stare insieme tutti i giorni. Ognuno di noi poterà dentro di sé un segreto che per l’altro non sarà mai chiaro. I rapporti umani sono fatti così e per quanto noi ci sforziamo di dar ad essi una parvenza di verità, si nutriranno sempre di ombre e chiaroscuri. Il padre di Murakami ha partecipato ad un massacro durante la guerra? Si è reso complice di morti e distruzioni nonostante abbia vissuto irreprensibilmente la sua vita? Non lo sapremo mai, non lo saprà mai lo stesso scrittore che, al di là del singolo episodio storico, cerca risposte al significato del legame con suo padre.

Abbandonare un gatto e quel gatto potrebbe essere benissimo il piccolo Murakami disarmato di fronte alla sfuggente figura paterna che non riuscirà ad interpretare nemmeno quando, in condizioni critiche, starà per andare via per sempre. Ed è in quel momento che interviene la memoria. Dentro di essa, gradualmente, iniziano ad apparire gli episodi più importanti di una vita insieme, anche quelli contraddittori e negativi. Riemergono come sassi sul letto arido di un fiume che ha smesso di scorrere ormai da tempo. Raccolti uno ad uno potrebbero aiutarci a ricostruire ciò che siamo e che in futuro vorremmo essere.

Alla fine è un bisogno primario, di quelli che devono aiutarci a vivere, senza il quale non conosceremmo noi stessi. In questa brevissima autobiografia frammentaria, Murakami riconosce i suoi limiti di figlio e uomo, si rivede nei gesti di suo padre, anche nei suoi silenzi. Si appartiene a qualcuno in tutto, si è figli di qualcuno solo in questo modo. Il trasferimento di un’eredità traumatica da una generazione all’altra, è così che si fa la storia. Solo accettandola, solo guardandola in faccia, potremmo mutare di poco il nostro destino.

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Abbandonare un gatto è una piccola favola sulla necessità di vivere ad ogni costo, seppur la morte e la tragedia si impossessino delle nostre esistenze tentando di dirigerle. Attraverso l’opportunità del ricordo e dei meccanismi della memoria, possiamo colmare tutti quei vuoti che si ficcano dentro di noi dai primi passi nel mondo e cercare una logica a ciò che li governa. Riempirli, in definitiva, con una nuova e più luminosa ricerca della verità.

  • Traduttrice: Antonietta Pastore
  • Illustratore: Emiliano Ponzi
  • Editore: Einaudi
  • Collana: Supercoralli
  • Anno Edizione: 2020
  • In commercio dal: 20 gennaio 2021
  • Pagine: 76 pp. Illustrato

Parola/Segnalibro: #padre.

Un ascolto/un’opera d’arte: Giardini di Mirò – Memories (2012); Nanni Moretti – La stanza del figlio (2001).

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