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Ilide Carmignani: “magia e realtà” in Gabriel Garcìa Marquez

ilide carmignani
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Per il primo incontro di “Scrittori allo specchio” organizzato da Amabili Confini, Ilide Carmignani ha incantato i lettori di Matera raccontando i retroscena della traduzione di “Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcìa Marquez

Ci siamo mai chiesti cosa sia un classico? Con questa domanda Ilide Carmignani ha aperto la rassegna di “Scrittori allo specchio”, organizzata da Amabili Confini. C’è chi li ama e chi li odia. Ma i classici sono sempre presenti nella vita di ogni lettore, prima come studente e poi come appassionato. Spesso rappresentano un aspetto importante di una cultura, la storia di un popolo, la nostra tradizione. Eppure i classici non sono statici e vanno interpretati e ritradotti – nel caso della letteratura straniera – a seconda di come cambiano i nostri tempi.

“L’originale è sempre lì. Ma le traduzioni invecchiano perché invecchia l’italiano. L’italiano cambia e invecchiano i modi in cui si traduce”. Nel dire questo, Ilide Carmignani mi ha ricordato che effettivamente io stessa ho avuto difficoltà nel leggere classici tradotti negli anni ’60-’70, trovando un italiano poco scorrevole. Ecco perché è fondamentale la ritraduzione di certe opere. Infatti, Mondadori, per festeggiare i 50 anni dall’uscita di “Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcia Marquez, ha regalato ai lettori italiani una nuova traduzione, a cura proprio di Ilide Carmignani.

Cent’anni di solitudine

Da José Arcadio ad Aureliano, dalla scoperta del ghiaccio alla decifrazione delle pergamene di Melquíades: sette generazioni di Buendía inseguono un destino ineluttabile. Con questo romanzo tumultuoso che usa i toni della favola, sorretto da un linguaggio portentoso e da una prodigiosa fantasia, Gabriel García Márquez ha saputo rifondare la realtà e, attraverso Macondo, creare un vero e proprio paradigma dell’esistenza umana. Un universo di solitudini incrociate, impenetrabili ed eterne, in cui galleggia una moltitudine di eroi.

Ilide Carmignani racconta alcuni retroscena particolarmente interessanti e divertenti sulla storia della traduzione del grande romanzo di Marquez. Un primo problema da affrontare nella traduzione è stato proprio lo spagnolo dello scrittore. L’autore, infatti, non solo ha fatto abbondante uso di parole colombiane, ma anche di termini derivati da tutte le varianti sudamericane. Il romanzo è poi costellato di parole culturali, ovvero parole strettamente legate a quella cultura, alla flora e fauna, al cibo e spesso derivate direttamente dalla lingua nativa senza influenza dello spagnolo. Il che rende molto complicato tradurle adeguatamente in italiano. Un altro problema con cui si sono cimentati i traduttori è stato il ritmo del vallenato di tutta la scrittura del romanzo, ovvero il ritmo della musica tipica dei caraibi. Come mantenere questo ritmo anche in traduzione?

La prima traduzione in italiano di “Cent’anni di solitudine” è stata a cura di Enrico Cicogna per Feltrinelli. Valerio Riva, grande personaggio all’interno della casa editrice, non apprezzò del tutto il lavoro di Cicogna e decise di rimaneggiarlo (non si sa fino a che punto). E qui viene davvero la parte più sorprendente: il “Cent’anni di solitudine” letto per generazioni e generazioni di italiani, ha delle scelte di traduzione davvero particolari. Grazie a Ilide Carmignani ne abbiamo scoperte alcune.

Ad esempio, termini locali per cibi tradizionali sono stati così tradotti: sangria = bevanda al vino, sancocho (una zuppa tipica) = stufato. Probabilmente Cicogna non si era mai recato in America Latina e questo ha influenzato la sua traduzione. In più, per creare il realismo magico tipico di Marquez, il traduttore ha cercato di rendere l’atmosfera il più magico possibile. Per fare questo ha tradotto parole normali in spagnolo in termini desueti italiani. Oppure ha mantenuto parole spagnole italianizzandole. Per esempio “i bambini giocano con i cromi”. Cromos sarebbero le figurine in spagnolo, ma cromi in italiano non ha nessun significato.

E’ stato davvero magico assistere al racconto di Ilide Carmignani. Penso che solo un traduttore possa realmente condurre i lettori nei vicoli segreti del cuore e dell’anima di un autore. E grazie a questo incontro è stato possibile. Vi lascio con questa bella frase di Ilide su cosa abbia rappresentato per lei la traduzione di “Cent’anni di solitudine”

“Ho letto “Cent’anni di solitudine” di nascosto durante le lezioni di filosofia. Non avrei mai pensato di poterlo un giorno tradurre. Per me è stata una gioia, un privilegio. Spero che tutto questo possa arrivare anche a voi”


Ilide Carmignani è nata a Lucca. Dopo aver conseguito la laurea all’Università di Pisa, si perfeziona in seguito alla Brown University (USA) e all’Università di Siena nell’ambito della letteratura spagnola-ispanoamericana e della traduzione letteraria. A partire dal 1984 ha svolto attività di consulenza, editing e traduzione dallo spagnolo e dall’inglese per alcune fra le maggiori case editrici italiane, come Adelphi, Meridiani Mondadori e Feltrinelli. Dal 2000 è consulente per la traduzione letteraria del Salone Internazionale del Libro di Torino. Dal 2003 cura, insieme al prof. Stefano Arduini, le Giornate della Traduzione Letteraria, presso l’Università di Urbino. Ha ricevuto il premio di traduzione letteraria dell’Istituto Cervantes, il Premio Nazionale per la Traduzione e il Premio “Vittorio Bodini”. Ha tradotto in italiano tutti i libri di Luis Sepulveda ed è la traduttrice di altri grandi autori della letteratura latino-americana, tra cui García Marquez, Bolaño, Borges, Neruda, Onetti. Ad aprile è uscito per Salani il suo libro Storia di Luis Sepulveda e del suo gatto Zorba.

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