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La cartella del professore, Kawakami Hiromi

la cartella del professore 2
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Recensione del romanzo “La cartella del professore” di Kawakami Hiromi. Un delizioso romanzo sulle infinite possibilità dell’amore

la cartella del professore

Kawakami Hiromi – La cartella del professore

Titolo originale: センセイの鞄 (sensei no kaban)
Editore: Einaudi / Corriere della Sera
Genere: Narrativa moderna e contemporanea
Prima edizione: 2000
Prima edizione italiana: 2011
Formato: rilegato
Pagine: 200 pp.,
Traduttore: Antonietta Pastore
Prezzo: 18,50 euro

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Diciamocela tutta: “La cartella del professore” di Kawakami Hiromi è un romanzo che in concreto non parla di nulla, ma è scritto (e tradotto) in maniera talmente delicata che è stato un vero piacere la sua lettura. In verità è un romanzo sulle possibilità infinite dell’amore e su tutte le sue sfumature. Probabilmente mi aspettavo qualcosa di più, specialmente dopo aver letto in lingua originale “Kamisama”.

Trama

Tsukiko ha poco meno di quarant’anni. Vive sola, e dopo il lavoro frequenta uno dei tanti piccoli locali di Tokyo dove con una modica spesa si possono mangiare ottimi manicaretti e bere qualche bicchiere di birra o di sake. E un’abitudine molto diffusa fra gli uomini della metropoli, meno fra le donne. In una di queste occasioni incontra il suo insegnante di giapponese, che riconosce, malgrado i tempi del liceo siano ormai lontani, quando lo sente ordinare le stesse pietanze. Tsukiko e il prof, come lei lo chiama, iniziano a parlare e trovano subito un’intesa nella loro passione per il cibo.

I tanti manicaretti della delicata cucina giapponese accompagnano gli incontri mai programmati, ma non per questo meno frequenti, di due persone cosi diverse eppure simili nella quieta accettazione della propria solitudine, e ogni incontro rappresenta un impercettibile avvicinamento, serve a chiarire dubbi e fraintendimenti. Ma la donna fatica a trovare una sua dimensione adulta, e il professore – che è vedovo e ha settanta anni – non riesce a uscire dal suo passato di marito e insegnante. Arriva la stagione dei funghi, le ferie di Capodanno passano senza allegria, poi fioriscono i ciliegi, si organizza una gita che delude le aspettative e termina, come tante serate, nel torpore dell’alcol… Trascorrono cosi due anni. E dopo infiniti appuntamenti, giunge il momento in cui il prof vince il pudore e chiede a Tsukiko se accetterebbe di frequentarlo “con la prospettiva di stringere una relazione amorosa”…

Per apprezzare al meglio “La cartella del professore” è secondo me necessario entrare a pieno nella cultura e atmosfera giapponese. Difatti, come accennato all’inizio di questa recensione, è un romanzo in cui non avviene nulla di eclatante. Si assiste alla lenta conoscenza tra Tsukiko e il suo ex professore del liceo che lei chiamerà sempre “prof.”. Due adulti soli, non per scelta propria, che, con i ritmi delicati e lenti tipici del Giappone, si avvicinano l’uno all’altro. Non è la classica storia d’amore e attrazione a cui siamo abituati in Occidente, dove spesso ci si abbandona subito alla passione. Qui è il silenzio ad essere il brivido sulla schiena di Tsukiko, sono le poche parole della donna a sedurre il prof.

Il cibo fa da sfondo al sentimento nascente. Non è un caso. Infatti per due persone sole – Tsukiko non ha marito, mentre il prof. è vedevo – ritrovarsi a condividere un pasto è un primo passo verso l’uscire dalla sfera della solitudine. Un modo per passare dall’essere “io” a essere un “noi”. I sapori dei vari piatti si armonizzano con le emozioni provate dalla protagonista.

“Allora sono uscita. Per accertarmi di non essere l’unica a vivere, l’unica a sentire la solitudine dell’esistenza. Ma guardare i passanti non è servito a darmi questa certezza. Anzi, più la cercavo, più mi sfuggiva.”

Perché Tsukiko sceglie proprio di frequentare una persona anziana? Paura di restare davvero sola per sempre? Le pagine de “La cartella del professore” raccontano al lettore come l’amore sia proprio questo: scelte che appaiono incomprensibili all’esterno, ma totalmente in linea con il cuore. Kawakami Hiromi rende le storie più semplici pura poesia. E qui sono tante le immagini simboliche di cui il lettore resta incantato. Come i petali di fiore di ciliegio nelle tazze, simbolo della bellezza effimera. O la stessa cartella del professore da cui lui non si separa e che potrebbe rappresentare tutto il bagaglio delle sue esperienze. Un bagaglio che lo accompagna anche in questa nuova avventura, consapevolmente.

“La cartella del professore” è una lettura breve e piacevole, forse mi sarei aspettata un approfondimento maggiore dei personaggi. Ma Kawakami Hiromi è così: lei racconta ciò che vede, lascia al lettore la possibilità di entrare lui stesso nella mente e nel cuore dei personaggi. La lettura mi ha lasciato una bella sensazione finale, anche se un po’ malinconica.

E’ un romanzo che non consiglierei a tutti, ma ai lettori già pratici con la letteratura giapponese e che sappiano apprezzare anche solo la bellezza della scrittura, senza aspettarsi una grande storia.

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