Narrativa italiana, Recensioni
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Il treno dei bambini, Viola Ardone

il treno dei bambini
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Recensione del romanzo “Il treno dei bambini” di Viola Ardone edito da Einaudi. Un capitolo poco conosciuto della storia italiana del dopoguerra raccontato attraverso gli occhi di un bambino

il treno dei bambini

Viola Ardone – Il treno dei bambini


Editore: Einaudi, Stile Libero Big
Genere: Narrativa moderna e contemporanea
Prima edizione: 2019
Pagine: 248 pp.,
Prezzo: 17,50 euro

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Esistono storie, all’interno della storia del nostro Paese, dimenticate, o forse volutamente perdute. Ciò che Viola Ardone racconta ne “Il treno dei bambini” non ritengo che sia uno di quei capitoli “della vergogna” della storia italiana tale da essere portato all’oblio. Eppure in pochissimi di noi ne erano a conoscenza. Sarebbe utile che se ne parlasse di più come esempio di aiuto e solidarietà del dopo guerra. Non è un romanzo che ritengo perfetto. Ci sono stati dei punti secondo me un po’ slegati, ma penso sia una lettura piacevole, scorrevole, e sicuramente importante per le tematiche.

treni della felicità sono stati una iniziativa sociale promossa dal Partito Comunista Italiano nel dopoguerra. Questa iniziativa ha visto, tra il 1945 e il 1947, 70.000 bambini italiani del Centro Italia e del Sud Italia ospitati da famiglie del Nord Italia, ricevendo cibo, cure e un rifugio

Trama

È il 1946 quando Amerigo lascia il suo rione di Napoli e sale su un treno. Assieme a migliaia di altri bambini meridionali attraverserà l’intera penisola e trascorrerà alcuni mesi in una famiglia del Nord; un’iniziativa del Partito comunista per strappare i piccoli alla miseria dopo l’ultimo conflitto. Con lo stupore dei suoi sette anni e il piglio furbo di un bambino dei vicoli, Amerigo ci mostra un’Italia che si rialza dalla guerra come se la vedessimo per la prima volta. E ci affida la storia commovente di una separazione. Quel dolore originario cui non ci si può sottrarre, perché non c’è altro modo per crescere.

Amerigo Speranza viene mandato dalla madre Antonietta a passare un periodo nel Nord Italia, grazie al programma de “I treni della felicità” organizzato dal Partito Comunista Italiano. Antonietta ha cresciuto il figlio da sola dopo che il marito è andato in America a cercare fortuna. La Napoli dei Quartieri Spagnoli del 1946 è fatta di miseria, di rovine e di poche speranze. Così la donna non ci ha pensato due volte a regalare un’opportunità di vita migliore al figlio. Le paure per quel viaggio al Nord sono tante: tra i bimbi corrono voci che al nord verranno tagliate le loro mani o verranno mandati in Russia. Ciò che non si aspettano è di trovare una nuova famiglia pronta ad accoglierli e a strapparli dalle grandi condizioni di povertà del Centro Sud devastato dalla guerra.

Non si tratta solo di abbondanza di cibo sulla tavola, ma anche possibilità nuove di studio, di interessi e anche di affetti. Amerigo, abituato ad una madre poco affettiva, troverà una donna pronta ad imparare ad amarlo. Sarà un percorso di reciproco scambio di affetto e di insicurezze. Non sempre Amerigo si troverà a suo agio, in una terra nebbiosa molto diversa dalla sua Napoli. Eppure, non sarà facile capire nel proprio cuore cosa fare quando arriverà il momento di tornare a casa. Che poi, qual è ora la casa di Amerigo?

“Mia mamma Antonietta mi ha dato a Maddalena, Maddalena mi ha consegnato alla signora Derna, Derna mi manda a casa di sua cugina Rosa, e questa Rosa chissà a chi mi vorrà mollare. Come nella ninna nanna dell’uomo nero”

Ho trovato “Il treno dei bambini” un romanzo fresco. Sebbene sia riportata una storia difficile, piena di dolori, la scelta di farla raccontare da un bambino con le espressioni tipiche dei bambini, ha reso il tutto molto scorrevole e avvincente. E’ un libro in cui bisogna andare oltre ad alcune immagini per comprendere il dolore dietro a certe scelte e la difficoltà di trovarsi “spezzati” tra due mondi. Personalmente l’ultima parte l’ho trovata slegata dal resto, sia per i toni che per come viene affrontato il finale del tutto. So che per molti sarà stata la parte più emozionante, intima e dolorosa, ma c’è stato un elemento (evito di dirlo per spoiler) che proprio non ho trovato sensato con il resto della trama. Una forzatura. Per non parlare del finale molto, ma molto scontato.

Scopri la vera storia de “i treni della felicità”

Il personaggio di Amerigo scresce notevolmente nel corso della storia cambiando anche registro di linguaggio. Mi sarebbe piaciuto un approfondimento maggiore anche per la signora Derna e la mamma di Amerigo. Gli altri personaggi sono anche loro non molto caratterizzati (effettivamente in una storia del genere l’attenzione doveva essere sul protagonista). Nel complesso la trama è sì avvincente, ma il linguaggio dell’Ardone non mi ha del tutto conquistata. L’ho trovato un po’ freddo e in alcuni punti distaccato. Nonostante il grosso successo editoriale, non lo considero un romanzo rivelazione. E’ come se fosse mancata una scintilla in tutta la vicenda. Di certo rimane un ottimo specchio di un’Italia spaccata in due e avvicina qualsiasi tipo di lettore a questo capitolo di storia.

Consiglio “Il treno dei bambini” a chi vuole approfondire un periodo della nostra storia poco conosciuto, a chi ha voglia di un libro veloce, ma profondo


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