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La casa olandese, Ann Patchett

la casa olandese
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Recensione de “La casa olandese” di Ann Patchett edito da Ponte alle Grazie. Una storia sull’amore fraterno e sull’idealizzazione dell’infanzia

Questo è uno di quei romanzi che ti dispiace terminare. La vita di Maeve e di Danny scorre veloce pagina dopo pagina in una storia di ingiustizie, di perdono e di crescita. “La casa olandese” è un romanzo delicato sulla capacità di tutti noi di perdonare e di amare dal profondo del nostro cuore. Anche nelle situazioni in cui tutto sembra essere perduto..

Ann Patchett – La casa olandese


Titolo originale: The Dutch House
Editore: Ponte alle Grazie
Genere: Narrativa moderna e contemporanea
Prima edizione: 2019
Prima edizione italiana: 2021
Formato: brossura
Pagine: 352 pp.,
Traduttore: Guido Calza
Prezzo: 18,00 euro

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Trama

Alla fine della Seconda guerra mondiale, grazie a un colpo di fortuna e a un unico, perspicace investimento, Cyril Conroy crea dal nulla un impero immobiliare che porterà la sua famiglia dalla povertà a un’immensa ricchezza. Per fare sfoggio del suo nuovo status, acquista la casa olandese, una sfarzosa proprietà nei sobborghi di Filadelfia. Comprata per fare una sorpresa alla moglie, la villa dà il via a una serie di avvenimenti che finiranno per danneggiare le persone a lui più care. A raccontare la vicenda è il figlio di Cyril, Danny, che insieme alla sorella maggiore Maeve è stato esiliato da casa dalla seconda moglie del padre. Per tutta la vita i due ragazzi non fanno che tornare, fra l’ironia e la rabbia, alla vecchia questione di ciò che hanno perduto. Questo loro legame indissolubile, se da una parte salverà loro la vita, dall’altra ne comprometterà il futuro.

La casa olandese è una sfarzosa tenuta in cui due bambini – Maeve e Danny – vivono la loro fiaba personale. Un padre ammirato e amato da tutti, una madre affettuosa, una casa meravigliosa. Un giorno, però, il sogno si frantuma in una realtà dolorosa: la loro mamma, Elna, scompare. Non si sa se sia morta, ma tutti e tre i restanti componenti della famiglia Conroy dovranno abituarsi a quella mancanza. E come nella fiaba di Cenerentola, arriva una matrigna con due sorellastre. Andrea non vede di buon occhio i due figliastri creando un ambiente e del tutto poco conviviale per Maeve e Danny.

Da qui parte tutta la storia de “La casa olandese” che non vi svelerò ulteriormente per non rovinarvi soprese. Penso che il punto forte di questo romanzo sia la sua naturalezza, il raccontare in profondità delle situazioni reali e familiari coinvolgendo a pieno il lettore. La casa è qui un simbolo di un’infanzia idealizzata. Tanto che ogni qual volta che i due fratelli proveranno malinconia, si recheranno in gran segreto per ammirare la loro abitazione. Le vicende dei due fratelli si intrecciano tra passato, presente e futuro. Non sempre è facile mantenere il filo, capire esattamente “quando” stava avvenendo la scena.

Maeve e Danny sono ben caratterizzati in ogni loro fase. Ed è stato emozionante vedere come da adulti abbiano inconsapevolmente acquisito alcune caratteristiche dei genitori. Maeve si comporta spesso come la madre, dimostrando pietà anche nelle situazioni più dolorose. Al contrario Danny cercherà più volte di seguire alcuni passi paterni, non senza rischi. Ma una cosa è certa: il legame tra i due fratelli rimarrà per sempre saldo, la loro unica certezza, la loro vera casa.

Mi è stato difficile parlare di questo romanzo, e non perché non mi sia piaciuto. E’ che mi ha lasciato un po’ senza parole, per tutte le emozioni provate durante la lettura. La scrittura della Patchett mi ha convinto in pieno. I suoi personaggi sono a tutto tondo e ci si affeziona subito. E’ una storia che fa riflettere molto sul senso di perdono (capirete il perché durante la lettura) e personalmente anche su cosa dobbiamo davvero considerare come “casa”.

La casa è il luogo dove noi tutti ci sentiamo protetti. I suoi muri, i suoi colori, gli oggetti che abbiamo meticolosamente scelto ci consolano nei momenti difficili. Nella propria casa si costruiscono i ricordi della propria famiglia, ed è sempre difficile lasciare il luogo dove si è nati e cresciuti. A volte un luogo è solo tale, mentre la vera casa è il legame che ti crei con chi ami e con chi condividi le stanze più buie del tuo cuore.

Consiglio “La casa olandese” ai lettori amanti delle storie familiari, a chi ha voglia di essere abbracciato forte, e a chi non ha paura di chiudersi alle spalle una porta.

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