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Il Premio Campiello incontra Matera – Cinque autori e i loro libri

È un pomeriggio scostante e irrequieto quello che accoglie, venerdì 12 luglio, i cinque finalisti del Premio Campiello ospitati, per l’occasione, nell’affascinante cornice rupestre di Casa Cava.

In questo piccolo luogo per la cultura e la creatività ricavato nei sotterranei di una ex cava di tufo, l’atmosfera è pacata nonostante all’esterno la furia di un temporale renda periglioso e scomodo l’accesso all’ambiente.

Arrivato alla 57^ edizione attraverso una lunga e consolidata tradizione fatta di cura verso il mondo della letteratura, il Premio Campiello, nel corso della sua lunga storia, è stato ed è un evento in cui la filantropia imprenditoriale veneta (e non solo) decide di colloquiare con la grande cultura letteraria nazionale.

L’incontro materano, organizzato da Confindustria Basilicata attraverso il Gruppo Tecnico e Cultura della stessa organizzazione e l’apporto della Fondazione Matera-Basilicata 2019, si è proposto di presentare al pubblico della città i cinque libri selezionati per la finale che si terrà il 14 settembre al Teatro La Fenice di Venezia. Kermesse in cui il vincitore verrà scelto da una Giuria anonima di Trecento lettori rappresentativa di varie categorie professionali, sparse in tutta Italia.

Una formula originale che garantisce uno spazio decisionale pluralistico e permette grande margine di riflessione sui libri, discussi in maniera trasparente ed indipendente come affermato dal presidente del premio, l’imprenditore Matteo Zoppas le cui parole iniziali di presentazione hanno dato importanza agli scrittori, i veri attori principali dell’intera manifestazione.

Francesco Pecoraro, autore de “Lo Stradone” edito da Ponte alle Grazie, narrazione della vita sociale di un quartiere e, conseguentemente, di una città contraddittoria, Roma, vista attraverso l’occhio di un uomo ossessionato dai propri fantasmi.

Laura Pariani con “Il gioco di Santa Oca” (La Nave di Teseo), romanzo storico ambientato in una Lombardia seicentesca ricca di personaggi originali e vicende tumultuose, dove una presenza femminile ribelle e mitologica si fa essa stessa possibilità di racconto, narrazione di imprese al limite della leggenda.

Andrea Tarabbia e il suo “Madrigale senza suono” (Bollati Boringhieri), libro dai tratti gotici, che si sofferma sulla figura di Gesualdo da Venosa, musicista geniale ed oscuro, personificazione del male e, assurdamente, di una tensione creativa in grado di dar luce a una bellezza struggente. Un testo particolare, dalla trama avvincente.

Giulio Cavalli, autore di “Carnaio” (Fandango Editore), un viaggio atroce e senza tempo fra le meschinità dell’essere umano, dove la semplicità biografica del protagonista si scontra con la prepotenza di una realtà crudele e impietosa, all’interno della quale lo sforzo principale è quello di conservare la propria dignità.

Paolo Colagrande con “La vita dispari” (Einaudi), storia esilarante e tragica di un ragazzino interprete di un mondo visto a metà, di una mancanza esistenziale che appartiene a tutti capace di farci vivere in maniera buffa, in cui una pietas dal sapore antico ci protegge dall’alto con commiserazione e nostalgia.

Testi intensi, amari ed ironici. Cinque libri che rimarranno nell’immaginario dei lettori per molto tempo e che faranno sicuramente parlare gli addetti ai lavori nei prossimi mesi. Che vinca il migliore.

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Novità Feltrinelli e Marsilio autunno 2019

novità Feltrinelli Marsilio autunno 2019

8 novità Feltrinelli e Marsilio di narrativa in uscita nell’autunno 2019

In questo articolo daremo un primo sguardo a 8 novità Feltrinelli e Marsilio per l’autunno 2019, in particolare in uscita ad ottobre e novembre. Tra queste, il tanto atteso ritorno di Isabella Allende con il suo nuovo romanzo “Lungo petalo di mare”. Titoli e data di pubblicazione potrebbero subire variazioni nel corso dei mesi.

Novità Feltrinelli ottobre – novembre 2019

Isabella Allende – Lungo petalo di mare

Tra le novità di narrativa Feltrinelli e Marsilio per l’autunno 2019, sicuramente la più attesa è Isabella Allende che torna in libreria a due anni dal suo ultimo romanzo. Probabilmente tra i romanzi di spicco di tutte le novità di narrativa in assoluto.

A settant’anni dall’approdo a Santiago del Cile del Winnipeg, la nave equipaggiata da Neruda per mettere in salvo più di duemila esuli della Guerra civile spagnola, la voce narrativa di Isabel Allende ci accompagna in Spagna, durante l’ultimo periodo del conflitto, ci porta in fuga nei Paesi Baschi e in Francia, e da lì in Cile, per raccontarci cinquant’anni di storia del suo paese natale. E insieme a quella dei protagonisti, esuli catalani, la pianista Roser e il medico Víctor, ripercorre l’esistenza di personaggi quali Neruda e Allende, comparse d’eccezione in un libro che fonde la storia con l’immaginazione del possibile, secondo quella formula già sperimentata con cui solo Isabel Allende sa restituire un affresco indimenticabile di solidarietà, di integrazione, di resistenza.

In libreria da: Ottobre 2019

Claudia Casanova – Storia di un fiore

Spagna, 1879. Alla Solariega, la grande casa di campagna della famiglia Ruiz de Penafieò, tutti sanno che è impossibile tenere a bada la signora Alba. Curiosa e intelligente, trascorre le giornate all’aria aperta, le gote arrossate dal vento della Sierra e l’orlo della gonna sempre inzaccherato. La botanica è la sua grande passione, e perlustra le valli alla ricerca di fiori per la sua collezione, che cataloga in modo minuzioso. Alba ha ereditato l’amore per la natura dalla madre, che crede fermamente nell’emancipazione e nell’educazione femminile e vuole che le figlie, costrette per tutto l’inverno al rigore di Barcellona, d’estate siano libere di coltivare i loro interessi.

Un giorno alla Solariega giunge notizia dell’arrivo del botanico tedesco Heinrich Wilkomm. Il famoso studioso sta lavorando ad un libro destinato a rivoluzionare la botanica e vuole includere la flora locale. L’amore per la scienza che lui e Alba condividono si trasformerà ben presto in qualcosa di proibito, segreto e indimenticabile che, come il fiore che scopriranno insieme, avrà radici così forti e profonde da poter crescere anche fra le pietre.

In libreria da: Ottobre 2019

Paolo Di Paolo – Lontano dagli occhi

Un’altra novità Feltrinelli per l’autunno 2019 molto attesa è il nuovo romanzo di Paolo di Paolo.

Tre storie diverse, la stessa città – Roma, all’inizio degli anni ottanta – e lo stesso destino. Smettere di essere soltanto figli, diventare genitori. Eppure Luciana, Valentina, Cecilia non sono certe di volerlo, si sentono fragili, inadeguate, insofferenti. Talvolta le persone più vicine aumentano la loro solitudine, anche quando vorrebbero solo esserci. E i loro compagni, l’Irlandese, Ermes e Gaetano? Confusi, distanti, presi dai loro sogni, dalle loro ossessioni. Si può tornare indietro, fare finta di niente, rinunciare d un evento che si impone con prepotenza assoluta e sconvolgente?

A osservare tutti c’è lo sguardo partecipe di un io che li segue nei mesi cruciali della trasformazione, che li insegue per le strade di una città luminosa e ambigua. Un giro di pochi mesi, una primavera che diventa estate. Tra bandiere che sventolano festose, manifesti elettorali che sbiadiscono al sole e volantini che parlano di una scomparsa, le speranze italiane somigliano a inganni. E’ una fine o un inizio? Poi una nuova vita arriva e qualcosa si svela. Ma basta un gesto misterioso, inaspettato, difficile perché niente sia come prima.

In libreria da: Ottobre 2019

Volker Kutscher – Goldstein

Berlino, 1931. La crisi economica si aggrava, il conflitto fra nazisti e comunisti diventa sempre più violento ein città infuria una guerra fra bande di criminali rivali, mentre il commissario Gereon Rath, per fare un favore ai colleghi dell’Fbi, deve tenere sott’occhio Abe Goldstein, un gangster americano in città per motivi oscuri. Come se non bastasse, viene coinvolto da Charly, la sua eterna non fidanzata, nelle indagini su un misterioso furto di gioielli al grande magazzino KaDeWe finito male, con uno dei rapinatori che è precipitato dal cornicione.

Ritroviamo qui i personaggi degli altri romanzi, delineati con cura, vividezza e intensità, cui si aggiunge il sorgere sempre più violento della caccia agli ebrei, delle bande di nazisti, dell’opposizione ai comunisti e della crisi dell’economia tedesca. Un thriller mozzafiato sullo sfondo di una città sull’orlo dell’abisso.

In libreria da: Novembre 2019

Novità Marsilio ottobre – novembre 2019

Walter Veltroni – Assassinio a Villa Borghese

Per la nuova collana Marsilio – Le lucciole troviamo tra le novità proposte per questo autunno 2019 il primo romanzo giallo di Walter Veltroni ambientato nella sua amata Roma.

Villa Borghese – un enorme parco al centro di Roma, grande più della Città del Vaticano e poco meno del principato di Monaco – è uno dei luoghi più incantevoli  del mondo. Ha anche un’altra caratteristica che la rende unica al mondo: è il più grande parco culturale del pianeta. Ci sono ristoranti suggestivi come la Casina Valadier e bar deliziosi come quello del Giardino del lago. E poi le mille piante, i corsi d’acqua e le tante specie animali. Un mondo. Affascinante, colto, misterioso.

Il sindaco, malato d’amore per la Villa, muovendo mari e monti alla fine riesce a farvi aprire un commissariato. “Per fare cosa” ironizzano i vertici della polizia, “arrestare i merli?” Decidono perciò di chiamare a raccolta, per il nuovo ufficio, un gruppo di soggetti che in vari commissariati hanno fatto danno o non hanno fatto nulla. Come i magnifici sette, ma al contrario. A guidarli, un maturo funzionario di polizia caduto in disgrazia. Un giorno, però, il pacifico tran tran del parco viene interrotto da un urlo. E nulla sarà più lo stesso, a Villa Borghese.

In libreria da: Ottobre 2019

Lorenza Ghinelli – Tracce dal silenzio

Nina, dieci anni, è diventata sorda dopo esser stata investita davanti a casa. I genitori, decisi a lasciarsi quel brutto ricordo alle spalle, si trasferiscono in una nuova casa confinante con il parco. L’unica vicina si chiama Rebecca, ha ottantaquattro anni e brutti ricordi che la perseguitano. Per la vecchia, Nina è un raggio di sole. Per Nina, Rebecca è la nonna che ha perduto. Ogni sera, prima di dormire, Nina si toglie l’apparecchio acustico e nel silenzio si addormenta, ma una notte una musica la sveglia: è una canzone vecchissima che lei non ha mai conosciuto.

Soprattutto, la bambina è l’unica a sentirla. In quella notte, a quell’ora, nella stessa città un ragazzo viene ucciso. Non sarà l’unica volta che Nina sentirà quella musica. Non sarà l’unico episodio di sangue a cui dovrà, con l’aiuto del fratello, porre fine.

In libreria da: Ottobre 2019

Gwen Florio – Le ragazze del Dakota

Quando sei stata reporter a Baltimora, o hai lavorato come corrispondente in posti come l’Afganistan, è difficile calarti nella realtà di una cittadina sperduta del Montana. Ma Lola Wicks non è per niente avvezza ai compromessi . Per lei, la ricerca della verità è un imperativo morale, sempre e comunque. Certo, la sua relazione con Charlie Laurendau, lo sceriffo di origini native, potrebbe causare qualche problema di deontologia professionale, e proprio per questo, quando viene ritrovato il cadavere di Judith, una ragazza indiana scomparsa da alcuni mesi, la prudenza e il buon senso consiglierebbero a Lola Wicks di non intromettersi nella vicenda. Ma il richiamo è irresistibile, e il suo istinto le impone di seguire in qualche modo la storia.

Le circostanze,e gli indizi, la portano molto lontano, fino in North Dakota, in una delle tante boomtown sorte dopo la scoperta di nuovi giacimenti di petrolio. Lì, a quanto pare, la bellissima Judith viveva come spogliarellista in un locale malfamato della città. In questo Far West contemporaneo, la vita umana – specialmente quella delle donne – vale sempre meno e la legge, come minimo, fa finta di non vedere, le vecchie regole non valgono più, e quelle nuove devono ancora essere stabilite.

In libreria da: Ottobre 2019

Ragnar Jònasson – Fuori dal mondo

Il ritrovamento di una vecchia foto riapre un caso di morte sospetta che risale a quando, nel 1955, due giovani coppie decisero di trasferirsi in un fiordo isolato e apparentemente deserto, nell’estremo Nord dell’Islanda. Una delle due donne morì poco dopo in circostanze misteriose e l’avventura finì per tutti. Negli anni, nessuno è mai riuscito a spiegare cosa fosse realmente successo. Davvero quel fiordo pieno di promesse era disabitato come tutti credevano?

Mentre il paese è colpito da un violento contagio che ha messo in quarantena tutti gli abitanti, Ari Pòr della polizia di Siglufjordur e Isrun, giovane reporter arrivata da Reykjavik, cercano di mettere insieme gli indizi raccolti. Ma qualcuno non è d’accordo: quando un bambino scompare all’improvviso, d’un tratto il passato torna minaccioso

In libreria da: Novembre 2019

Questi sono 8 titoli di novità Feltrinelli e Marsilio per l’autunno 2019 che ho selezionato per voi. Quali tra questi vi incuriosisce di più?


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© Tutte le sinossi dei romanzi qui citati sono di proprietà della casa editrice Feltrinelli e Marsilio

Mare Nostrum (Diego Romeo) – Il volto umano della sofferenza

La sensazione è quella di un’eco distante e lontana, che arriva gradualmente alle nostre orecchie fino a diventare più forte, rendendoci quell’ascolto insopportabile. Un urlo perso nella malìe dei tempi odierni, fatto di un pianto disumano e contorto, di chi non ha smesso di combattere contro gli artigli del mondo.

A sbattercelo in faccia uomini, donne e bambini. Lontani chilometri da noi ma vicini per sentire umano, quello che questo libro sincero e antiretorico ci porta ad avvertire con la massima attenzione, quasi stessimo in attesa dell’incedere ordinato e preciso dei battiti del nostro cuore.

Mare Nostrum

Giovanna è un medico che decide di dare una mano volontariamente al progetto Mare Nostrum, operazione di salvataggio volta a soccorrere i migranti che cercavano di attraversare il Canale di Sicilia diretti dalle coste libiche verso l’Italia. Missione che vide il coinvolgimento delle forze della Marina Militare e dell’Aeronautica dal 2013 al 2014.

Donna curiosa, vivace, di carattere, si imbarca sulla nave ammiraglia Vesuvio, la cui azione sarà coadiuvata da altre imbarcazioni: pattugliatori, motovedette della guardia costiera, la nave anfibio San Michele, le fregate Dedalus e Icarus.

È in questo contesto complesso e articolato che Giovanna si troverà davanti, oltre alle personalità sfaccettate dei militari e alla disperazione dei migranti, le mutazioni che il suo animo subirà a contatto con la morte e la fatica di portare avanti un’azione umanitaria via via sempre più dura da sopportare.

Un invito a capire

Diego Romeo è riuscito a soffermarsi, grazie ad uno stile maturo, sulla preservazione del senso di umanità che una tale problematica porta, sicuramente, a mettere in discussione. Senza tralasciare alcun attore della vicenda, ha cercato, riuscendoci, di dare ad ognuno un suo punto di vista.

Militari, migranti, la stessa protagonista. Sono tutti vittime della superficialità con cui la tematica migratoria è stata affrontata dalla politica, perennemente ripiegata sui suoi interessi, quando invece avrebbe dovuto armarsi di buonsenso e pragmatismo.

Gli unici atteggiamenti in grado di dare da un lato, una dignità a chi parte in cerca di un futuro migliore (senza dimenticare di discernere le persone perbene dai malviventi); dall’altro, senso di sicurezza e comprensione a coloro deputati ad accogliere con civiltà la portata di certi drammi.

Editore: Ensemble – Collana: Échos – Anno edizione: 2018 – In commercio dal: 10 settembre 2018 – Pagine: 182 pp. – Prezzo: 15 euro.

Vot.: 7,5/10.

Un ascolto/un’opera d’arte: Fabrizio De Andrè – Sidun (1984); Sebastião Salgado – Genesi (2013).

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I ricordi (Marco Aurelio) – In memoria di sé

Assomigliare allo scoglio, contro cui s’infrangono continuamente le onde
ed esso rimane fermo e intorno ad esso si addorme il ribollir delle acque.”,
Libro IV.49.

“Il modo migliore di vendicarsi è quello di non adeguarsi.”, Libro VI.6.

Eccolo in tutto il suo carisma, in sella al suo cavallo, con un portamento elegante e circospetto, fermarsi davanti alla vastità di un impero che i suoi predecessori gli hanno lasciato in dote. Lo sguardo si allunga verso un orizzonte qualsiasi. Può essere, infatti, quello freddo ed ispido di un Occidente percorso violentemente da barbari fieri e indomiti; oppure, assumere i lineamenti esotici di un Oriente riflessivo, culla del pensiero.

Marco Aurelio Antonino Augusto. Nome austero, importante, suggestivo. Uomo di lettere ed eloquenza, seguace dello stoicismo nonostante la delicatezza del fisico. Determinato nell’affrontare i suoi nemici che sconvolsero incessantemente le frontiere dell’impero romano. Quadi, Marcomanni, Parti. Nomi da cui si potrebbero trarre romanzi e racconti.

Dare un senso alla vita

In fondo, “I ricordi” sono essi stessi delle suggestioni letterarie. Un colloquio serrato con la propria coscienza dove l’amore per lo stoicismo si trasforma in concreta testimonianza. Un libro che contiene la visione del mondo di un imperatore drammaticamente umano.

Brevi massime accompagnate da pensieri più lunghi in cui si percepisce la volontà di auto-migliorarsi seguendo i dettami di una corrente di pensiero spiritualmente dura, fatta di privazioni, dove l’essere umano era visto come un microcosmo contenente l’universo.

Un soggetto che doveva vivere la natura del mondo orientando le proprie azioni in base a un’etica del dovere sobria, che rifuggiva ogni tipo di tentazione e passione in grado di turbare l’esistenza dell’individuo.

Con coerenza e determinazione

Questi piccoli discorsi interiori custodiscono un messaggio universale, valido ancora oggi nonostante il passare dei secoli. Marco Aurelio ci invita a guardare la vita con gli occhi distaccati di un pensiero pieno di compostezza.

Si avvertono garbo e profondità, etica e comprensione. Tutti elementi che sembrano mancare nel caos moderno, a cui attingere quando i disordini del mondo ci appaiono troppo duri nel loro manifestarsi. Un libro da leggersi senza fretta, lasciando che ci accarezzi l’anima.

Editore: Einaudi – Collana: Einaudi tascabili. Classici – Anno edizione: 2003 – Pagine: 210 pp. –  Prezzo: 11 euro.

Vot.: 8/10.

Un ascolto/un’opera d’arte: Franco Battiato – Delenda Carthago (1993); Jago – Memoria di sé (2015).

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salvare le ossa

Salvare le ossa, Jesmyn Ward e la violenza delle parole

Recensione del romanzo “Salvare le ossa” di Jesmyn Ward edito da NN Editore. Preparatevi ad essere devastati anche voi dall’uragano Katrina e dai personaggi di questo indimenticabile romanzo

Sono alla costante ricerca della narrativa pura, originale, che mi sappia rapire, sedurre, innamorare. Raramente ho avuto tra le mani pagine ricche di sentimenti e di dolore così intensi come in “Salvare le ossa” di Jesmyn Ward, edito da NN Editore. Una lettura profonda, crudele, violenta e distruttiva come l’uragano che fin dalle prime pagine viene evocato. Arrivata a fine libro mi sono sentita svuotata, terribilmente smarrita e frastornata.

“Salvare le ossa” è un grande romanzo americano, l’America dei più poveri, ai margini della grande società ricca e agiata. Dove essere di colore significa ancora essere discriminato. Dove le donne sono ancora considerate deboli. Questo è il Mississippi di Jesmyn Ward, una terra che a breve vedrà solo morte e distruzione.

Legherò i pezzi di vetro e mattone con lo spago e appenderò i frammenti sopra il letto, in modo che brillino nel buio e raccontino la storia di Katrina, la madre che è entrata nel golfo come una regina per portare la morte.

Dodici capitoli come i dieci giorni di attesa dell’arrivo dell’uragano Katrina e i due successivi vissuti da parte della famiglia Batiste. La scrittura della Ward, vincitrice per due volte del National Book Award, è affilata come un pugnale, delicata come una poesia. Un libro in cui il tema centrale è la lotta per la sopravvivenza, da parte di tutti e in tutte le sue forme.

I quattro fratelli Batiste – Randall, Skeetah, Esch e Junior – devono fare i conti con un padre alcolizzato e depresso, la mancanza della figura materna che grava sempre più nei loro cuori. Perennemente alla ricerca di amore, loro che sono stati esclusi dalla vita, dalla società dalla Grande America, troveranno affetto in un pitbull da combattimento, in grandi mani sudate, in un piccolo seme che crescerà pian piano.

A raccontarci cosa succede vicino la Fossa a Bois Sauvage è la giovane Esch, l’unica femmina in un mondo di uomini. La mamma è morta dando alla luce Junior, il suo fratellino. Esch nasconde, invece, la sua gravidanza, impaurita, spaventata e sopratutto sola. A darle coraggio ci pensa China, il pitbull candido come la neve di suo fratello maggiore Skeetah la quale, proprio a inizio libro, si trova intenta a partorire i suoi cuccioli. China vive con agonia la sua maternità presa da scatti violenti e distruttivi nei confronti dei piccoli, a momenti di puro amore materno. Per tutti i dodici giorni Esch guarderà interrogativa China, cercando di comprendere quale sia il significato di essere madre. L’intreccio vita, morte e rinascita ci accompagnerà pagina dopo pagina.

La distruzione

Per tutto il romanzo si respira la distruzione dell’uragano in arrivo: Katrina, infatti sarà una delle catastrofi naturali più violente degli ultimi anni. E non a caso ha un nome di donna. Se il mondo in cui Esch vive è costituito da uomini, le uniche voci femminili del libro hanno un ruolo distruttivo. In primo luogo proprio l’uragano. La ricerca di provviste, di assi per proteggere la casa, l’odore di pioggia che si fa sempre più vicino. Il lettore vive la stessa agonia e il terrore degli abitanti di Bois Sauvage.

La distruzione femminile la troviamo anche nella stessa China, un pitbull da combattimento feroce, amante del sapore del sangue e della morte. Il capitolo del combattimento tra i pitbull è particolarmente crudo e difficile da leggere. Allo stesso tempo l’amore smisurato tra Skeetah e il suo cane, è di una dolcezza infinita, rara da trovare e da vivere. Tutto l’affetto negato a questo giovane ragazzo, lui l’ha trovato nel suo cane.

In tutta questa violenza a vincere è proprio la speranza e la voglia immensa di amore.


“Salvare le ossa” è un romanzo profondo, difficile in alcuni punti proprio perché riesce a penetrare nell’animo del lettore e a squarciarlo con le sue storie e immagini evocate. Il titolo è evocativo: salviamoci, noi che abbiamo solo un corpo, che siamo stati sventrati dai nostri sentimenti più profondi. Recensire questo romanzo è stato difficile proprio per la portata emotiva che ha avuto su di me, Rapita dalla scrittura della Ward e allo stesso tempo inorridita e allontanata dalle scene descritte. Esemplare il lavoro di Monica Pareschi con la sua traduzione riuscendo a regalarci in pieno i sentimenti e le emozioni di Bois Sauvage.

salvare le ossa

Jesmyn Ward – Salvare le ossa

Titolo originale: Salvage the Bones
Editore: NN Editore
Genere: Narrativa moderno contemporanea
Prima edizione: 2011
Prima edizione italiana: 2018
Formato: Brossura
Pagine: 316 pp.,
Traduttore: Monica Pareschi
Prezzo: 19,00 euro
Voto: 8.5/10

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Tra loro (Richard Ford) – Lo sguardo di un figlio

“[…] ciò che conta è quello che succede, più di ciò che la gente, e persino tu,
pensate di quello che succede prima o dopo.
L’unica cosa che conta, quasi sempre, è quello che facciamo.”, p. 102.

“Un altro tipo di vita normale insieme.”, p. 119.

La mano che di notte ti accarezza quando stai per addormentarti; quella che ti tiene forte prima di lasciarti andare perché devi entrare a scuola; il palmo che tasta la tua fronte per capire se hai la febbre o meno; il gesto formale e umano all’arrivo di una ricorrenza importante, associato ad un bacio o a un abbraccio intenso.

Azioni che solo i genitori sanno fare fin da quando incroci il loro sguardo nella piccola culla in cui ti hanno messo dopo che sei nato. Due figure diverse l’una dall’altra, ma in grado di aver creato un essere a loro immagine e somiglianza.

Un padre e una madre

“Tra loro” è l’esercizio commosso di un ricordo sempre vivo e presente. La memoria del figlio Richard Ford messa a disposizione delle vite dei suoi genitori senza cedere in alcuna retorica nostalgica, bensì usando tutta l’onestà intellettuale possibile, creando un memoriale commovente ed umano.

Emergono difetti, nevrosi, passioni, tratti caratteriali aspri e dolcissimi, l’universo di una vita famigliare imperfetta uguale in tutto e per tutto alla nostra. Non si può fare a meno di piangere leggendo gli episodi intimi e sinceri con cui il Ford adulto descrive la sua esistenza accanto a loro.

La prima parte è dedicata alla figura paterna. Silenziosa, sempre indaffarata, mai soddisfatta di se stessa, criptica. Un padre morto prematuramente che, ancora oggi, Ford riesce a capire a fatica. La seconda tratta invece della madre, donna fragile e umana. Una persona che si è caricata la crescita del figlio con determinazione e carattere.

In salute e in malattia

“I nostri genitori ci legano intimamente, chiusi come siamo nelle nostre vite,
a una cosa che non siamo, creando una sorta di “separatezza congiunta” e un utile mistero, per cui anche quando ci troviamo insieme a loro siamo soli.”,
p. 76.

Due personaggi che hanno combattuto la vita con forza seppur attraverso comportamenti diversi e sfaccettati, in grado di completarsi a vicenda per il bene del loro figlio e per mantenere in vita la loro relazione. Fatta di un’intimità sussurrata, quasi impalpabile.

Ed è proprio la timidezza di questo affetto che coglie in pieno la difficoltà di tenere in piedi una famiglia. Il vero nocciolo del testo, problematica la cui vastità appartiene ad ogni singola persona nel mondo. Non conosceremo mai del tutto i nostri genitori, un’aura di mistero li circonderà per sempre. Eppure, in questo non detto, ci siamo noi. E tanto basta per imparare a vivere.

Traduttore: Vincenzo Mantovani – Editore: Feltrinelli – Collana: Universale economica – Anno edizione: 2018 – In commercio dal: 30 agosto 2018 – Pagine: 134 pp., ill., Brossura – Prezzo: 8 euro.

Vot.: 8/10.

Un ascolto/un’opera d’arte: Zucchero – Una carezza (2008); Jan van Eyck – Ritratto dei coniugi Arnolfini (1434).

Per approfondire l’autore

Leggete anche la mia recensione di:

Canada

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Il 4 luglio – Philip Roth e l’ombra dell’America in due libri

Introduzione

Ricordo benissimo quando lessi per la prima volta un libro di Philip Roth. Si trattava di Everyman ed ero adolescente (mi venne regalato da alcuni parenti a Natale). All’inizio sembrai un po’ spaesato: avevo sentito parlare da qualche parte di quello scrittore, quasi sicuramente in Tv, ma non avevo mai deciso davvero di iniziare a leggerlo. Non mi sentivo pronto e forse ne ero anche impaurito.

Quelle notizie che distrattamente avevo captato dal mondo dell’informazione, mi avevano lasciato la sensazione di un autore difficile, complesso, abbastanza contorto. Tutti tratti che all’epoca non cercavo nei libri, quindi, nella vita. Per cui, dopo aver letto pochissime pagine, ne rimasi deluso provando un forte senso di incompiutezza e precarietà.

La copertina Einaudi così nera, la funerea storia che conteneva, lontana anni luce dai voli pindarici di un giovane di quell’età. Un vero e proprio canto del cigno di uno scrittore quasi alla fine della sua carriera.

Tutto questo me ne fece allontanare per molto tempo. Solo alcuni anni dopo decisi di ridare a Roth un’ennesima chance comprando un altro libro. Pensavo, infatti, di dover riprendere quel senso di vuoto che mi aveva lasciato e rimetterlo in discussione, cercare di riempirlo.

Il mio 4 luglio nell’America di Philip Roth

Ecco, per me inoltrarmi nella cultura americana è stato anche questo. Cogliere una mancanza e sforzarmi di colmarla. Un po’ come in quel lontano 1776 fecero le Tredici colonie che si distaccarono dalla Gran Bretagna iniziando faticosamente a far nascere una loro identità.

Il tema principale su cui Philip Roth si è interrogato nel corso della sua vita di scrittore, dipingendo una nazione densa di contraddizioni, a tratti malata e furiosa, ma piena di dignità nell’affrontare le prove più dure della vita.

Un Paese nervoso, dubbioso, che ha accarezzato le fragili tracce di un riscatto sociale in cui la democrazia e il senso d’indipendenza sono stati i primi tasselli importanti del vivere civile. Stati d’animo presenti in molti personaggi rothiani.

I due libri

Iniziamo da Coleman Silk de La macchia umana, il primo dei testi a cui voglio affidare l’inizio di questo breve viaggio nel mood poetico dello scrittore americano.

La macchia umana

“Caspita”, pensai mentre lo tenevo fra le mani, “non riuscirò mai a finirlo”. Scrittura fittissima, pochi rallentamenti, di nuovo una storia complicata. Un professore americano di lettere classiche, dalla carriera ben avviata, è vittima del finto perbenismo che caratterizza buona parte della società americana, del suo moralismo da quattro soldi intriso di politicamente corretto, foriero di ipocrisia.

Una vicenda che può benissimo essere traslata ovunque, senza distinzioni di nazionalità, cultura, appartenenza geografica. Un libro illuminante, amarissimo, scritto tremendamente bene. Coltissimo.

Sì, perché dietro la scrittura rothiana si avverte palesemente l’amore per la cultura in ogni sua sfaccettatura. Se da un lato gli esseri umani che ci ha raccontato sono pieni di difetti, dalla condotta morale opinabile, intrisi fino al midollo di perversione, dall’altro esprimono una profondissima tenerezza mista a una grande curiosità e passione per il sapere.

Si tratta di sguardi laici sull’America e sul mondo che ci circonda, quest’ultimo visto quasi in progressiva decadenza. “Persone” mi piace definirle, non solo semplici personaggi. Uomini e donne a cui Roth ha dato una sorta di parvenza mitica. E un esempio concreto è Pastorale americana il secondo libro del mio racconto.

Pastorale americana

Seymour Levov non ha nulla da invidiare agli dei della mitologia greca e romana. Atletico, esteticamente bellissimo, sportivo. Un Antinoo dei nostri tempi traslato nell’humus contraddittorio della vita americana.

La sua esistenza sembra irreprensibile, quasi perfetta, in cui le soddisfazioni personali si sprecano fino a quando, su di loro, un caos malvagio e irruento ne scombinerà l’ordine apparente.

In questo caso sarà una donna, una figlia, a far emergere le frizioni più forti che l’America vivrà negli Anni Sessanta, quelli legati al conflitto in Vietnam e ai disordini razziali che sconvolgono la cittadina di Newark, il cuore urbano della storia.

Conclusioni

Problematiche che la realtà attuale statunitense ancora riesce, con fatica, a tenere a freno. Dove la lotta per la propria identità si muove fra i mille ostacoli di una cultura sfaccettata, versatile, mai precisa.

Un luogo dove ognuno sgomita per trovare la sua via alla felicità, così come scritto nella Dichiarazione d’Indipendenza che, in questo mese caldissimo e rovente, gli americani celebrano per ricordare a se stessi che la democrazia va conquistata giorno dopo giorno, soprattutto nel proprio piccolo.

I trailer cinematografici dei due libri

Per approfondire l’autore

Leggete anche la mia recensione di:

Nemesi

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Nick Cave. Mercy on me (Reinhard Kleist) – Di grazia e dannazione

È dura camminare sotto il sole cocente, con la polvere che ti impasta la bocca e il sudore che scorre fin sulle labbra. Di fronte il deserto, dentro la voglia di trasformarlo in racconto, energia, vita. Intorno voci che si susseguono forsennate, diverse fra loro. Demoni, angeli. E infine il silenzio. Distorto e romantico come quello che appartiene a Nick Cave.

Il rocker australiano è in fondo, da questo punto di vista, uno degli antichi profeti del Vecchio Testamento. La sua esistenza è sempre stata a metà tra la redenzione e la completa autodistruzione, vivendo sulle rive di una musica ricca di tormenti e piena di oasi fatte di melodie celestiali, suoni al confine con il Paradiso.

Il libro

“Nick Cave. Mercy on me” è un fumetto atipico, figlio dell’iperbolico talento dell’autore tedesco Reinhard Kleist. Un romanzo illustrato che coglie l’essenza stessa di Cave. Uomo coltissimo, quasi ascetico, innamorato della propria Musa fino a farne un’ossessione.

Trecentoventi pagine in cui il bianco e nero delle tavole si confonde con i colori dei brani dell’artista, con la sua vita romanzata ma allo stesso tempo vera, dove le canzoni diventano le parti fondamentali di un’esistenza al limite.

Grazie ad un tratto essenziale, adatto all’indole punk che è sempre stata alla base dell’ispirazione musicale del musicista, Kleist sorprende la nostra lettura facendoci entrare letteralmente nel mondo caveiano il quale ha esso stesso i contorni di un’opera di fantasia, lambendo i confini della grande letteratura.

Skeleton tree

Lì dove la riflessione letteraria di un elegante crooner muta radicalmente diventando pura violenza musicale, tipica della forza giovanile del punk; in quel punto indistinto che fa della metamorfosi  lo strumento principale per poter sopravvivere alla merda della vita; in quel centro perso nell’infinito e dal sapore quasi metafisico difficile da descrivere; ecco, lì, proprio lì, ritroviamo Nick Cave.

Appoggiato al tronco di un albero che sta per cadere, con le foglie ingiallite a ricoprirgli i piedi e alcune dita posate su dei rami rinsecchiti. Capo chino, microfono in mano, sguardo oscuro. In lontananza, un riff amletico di chitarra; vicino, il ritmo pulsante del cuore di un uomo fatto di grazia e dannazione. Come questo libro.

Traduttrice: Anna Patrucco Becchi – Editore: Bao Publishing – Anno edizione: 2017 – In commercio dal: 12 ottobre 2017 – Pagine: 322 pp., ill. , Brossura – Prezzo: 21 euro.

Vot.: 8/10.

Un ascolto/un’opera d’arte: The Black Angels – Young Men Dead (2006); Andrea Mantegna – San Sebastiano (1475 ca.).

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appartamento 401

Appartamento 401, Shūichi Yoshida

Recensione del romanzo “Appartamento 401” di Shuichi Yoshida edito da Feltrinelli. Tutte le contraddizioni, difficoltà di relazione e paure della società giapponese in pochi metri quadrati.

La società giapponese è una realtà complessa, spesso ingabbiata in regole rigide, formalismi e apparenza. In particolare i rapporti umani – specialmente per noi italiani – sono difficili e non sempre spontanei. Per questo ho trovato in “Appartamento 401” di Shuichi Yoshida molto del Giappone che ho conosciuto quando ho vissuto lì.

E’ un romanzo molto introspettivo con una scrittura e un quadro delle situazioni sempre un po’ offuscato. Si arriva a fine romanzo con il dubbio che tutto ciò che è stato letto nelle pagine precedenti non sia stato compreso a pieno. La narrativa giapponese è sempre stata meno diretta di quella occidentale proprio perché la cultura giapponese è una cultura basata più sulle sensazioni e sul non detto. Infatti i giapponesi, nelle loro relazioni, non sono mai diretti, non dicono mai apertamente cosa provano e cosa pensano. Aleggia un alone di mistero e di leggera incomprensione che ritroviamo anche nel romanzo.

“Appartamento 401” racconta finalmente questo grosso problema che da anni affligge la società giapponese: la rigidità e le difficoltà nei rapporti umani. Attraverso la vita di Ryosuke, Kotomi, Mirai, Satoru e Naoki, il lettori si immerge nella vita giapponese assaporandone l’amarezza di una società severa.

5 vite a confronto

Il romanzo non ha una vera e propria trama: narra la vita di cinque ragazzi giapponesi che si trovano a condividere un piccolo appartamento, l’appartamento 401 per l’appunto, a Tokyo. Ragazzi giovani, sperduti, impauriti da ciò che la vita ha in serbo per loro. Ogni capitolo racconta il punto di vista di ogni coinquilino e le difficoltà a relazionarsi con gli altri e con la loro stessa vita. Un romanzo sulla condizione della vita umana.

Difficoltà ad amare, ad accettarsi, la paura di fallire, la fatica a confrontarsi con gli altri. Questi sono solo alcuni dei problemi che i ragazzi si trovano ad affrontare fuori dall’osasi protetta dell’appartamento 401. Sembra che ognuno di loro sia alla continua ricerca di sé stesso e della sua posizione nella società. Non ci si può permettere di indugiare o di fallire: tutto deve seguire le regole imposte. E a trasgredire questa rigidità mentale ci pensa la vita stessa, con i suoi imprevisti ed ostacoli ponendo così il protagonista alla deriva.

Ammetto che nel libro vengono presentare delle situazioni che per noi italiani sarebbero facilmente risolvibili con un buon dialogo. Ma per la società giapponese esiste un codice di comportamento diverso e la propria opinione non può essere espressa apertamente. Il romanzo di Yoshida è riuscito a trasmettere nel lettore l’inquietudine e il senso di smarrimento dei protagonisti.

Non lo catalogherei però tra i gialli e thriller come invece risulta nel catalogo Feltrinelli, in quanto è decisamente più un romanzo di introspezione. Il mistero è in poche pagine e in percentuale decisamente inferiore rispetto al resto. E’ un romanzo che vi farà pensare molto sulla vita umana e sulle sue difficoltà.


appartamento 401

Yoshida Shuichi – Appartamento 401

Titolo originale: PARADE
Editore: Feltrinelli
Genere: Narrativa moderno contemporanea
Prima edizione: 2002
Prima edizione italiana: 2019
Formato: Brossura
Pagine: 240 pp.,
Traduttore: Gala Maria Follaco
Prezzo: 16,00 euro
Voto: 7.5/10

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viaggio in Polonia

Polonia: in viaggio tra Cracovia e Varsavia

Racconto di viaggio in Polonia visitando Cracovia e la capitale Varsavia

Della Polonia mi avevano sempre parlato bene. Specialmente di Cracovia e del suo centro storico. Ma non avrei mai immaginato di trovare un Paese accogliente, verde, pulito e pieno di storia. Il viaggio in Polonia mi ha lasciato una sensazione di benessere e tranquillità: un’atmosfera rilassata dove tutto funziona meglio di tante realtà italiane.

Se c’è un aspetto che amo dell’essere europea è quel filo sottile che ci unisce tutti e allo stesso tempo di differenzia lasciandoci ogni volta con la bocca aperta quando viaggiamo per i vari Paesi dell’Unione. Così in Polonia ho trovato spesso un tocco italiano nei palazzi affiancato da un mobilio tipicamente dell’Est. Ho ammirato un Leonardo e un Botticelli, come mi sono emozionata ammirando il soffitto della Cattedrale di Santa Maria. Mi sono sentita a casa e viaggiatrice.

Ad accompagnarmi in questo viaggio in Polonia di una settimana c’è la mia mamma, con la quale viaggio spesso alla scoperta delle bellezze d’Europa. Per la prima volta ho deciso di non organizzare nulla, se non un’unica prenotazione visto che ci trovavamo in giorni di vacanza anche per i polacchi. Non è stato semplice, per me che sono una maniaca dell’organizzazione, ma ho adorato lasciarmi trasportare da ciò che ci andava di fare sul momento!

viaggio in Polonia

Per questo viaggio ci siamo affidate alla Lonely Planet sulla Polonia anche se aggiornata al 2017 quindi alcuni orari per i musei abbiamo dovuto controllarli sul posto. Abbiamo poi preso materiale negli info point turistici e nei vari musei/palazzi.

Cracovia

Il centro storico

Appena uscite dalla stazione principale, Cracovia ci ha accolte con i suoi palazzi decorati e le punte delle chiome degli alberi del parco che circonda il centro storico. Non potevamo non innamorarcene subito! Penso che l’espressione migliore per descrivere il sito patrimonio UNESCO sia “un gioiellino“. Infatti il centro storico della vecchia capitale della Polonia è curato nei minimi particolari: aiuole ricche di fiori colorati, strade e stradine pulite, i punti di interesse maggiore concentrati in un’unica area della città.

Per i tre giorni che siamo state a Cracovia abbiamo girato in lungo e in largo il centro storico, esplorando viuzze, chiese e chiesette, palazzi, giardini. Tutta la bellezza e il profumo di storia si concentra nella Piazza Principale – Rynek Glowny – dove è possibile sostare per un caffè o una scorpacciata dei tipici ravioli. Tanti banchetti di fiori regalano macchie di colore alla piazza. Il profumo di lillà accompagna il viaggiatore nella sua esplorazione. Il Fondaco dei Tessuti mi ha ricordato il tanto amato Salone nelle Piazze di Padova. Qui è possibile trovare diversi souvenir tra cui gioielli in ambra a prezzo decisamente conveniente.

Percorrendo tutta la Strada Reale, si arriva al Castello di Cracovia. E’ un edificio particolare in cui diversi stili si mescolano e si incontrano. Di per sé non è un castello ricco in quanto gran parte della sua collezione è stata spostata al museo, ma è interessante vedere le varie sovrapposizioni di stili. Sulla collinetta del Castello è anche possibile visitare la Cattedrale di Cracovia: imponente, ma meno emozionante di altre chiese.

Insomma, il viaggio in Polonia non poteva iniziare meglio!

Colori sacri e profani

Se mi dovessero chiedere quale edificio mi ha colpito di più del nostro viaggio in Polonia, direi senza dubbio le chiese. Ebbene sì, anche se abituata alle grandi chiese italiane, gli edifici religiosi di Cracovia mi hanno emozionata.

Entrare nella Basilica di Santa Maria è come fare un tuffo in un cielo stellato: tutto il soffitto della chiesa, è infatti decorato con stelle dorate dipinte su uno sfondo blu cielo. Ma non solo, anche le pareti sono dipinte con colori pastello e disegni di angeli e fiori. Purtroppo la pala d’altare scolpita in legno di tiglio dipinto e dorato, era al momento della nostra visita sotto lavori di restauro. Ne abbiamo potuto ammirare solo una parte.

Per rimanere davvero senza fiato, non si può non entrare nella Basilica di San Francesco, sempre all’interno del centro storico. Un tributio di colori e design anni ’20, fanno di questa chiesa un esempio unico di arte liberty. Mai avevo visto una chiesa così colorata come questa Basilica: giallo, arancio, viola, azzurro.. questi sono solo alcuni dei colori utilizzati per le pareti. Per non parlare delle vetrate, nate dalla maestria dell’artista Stanislaw Wyspianski.

Varsavia

La capitale Varsavia non si presenta bene come Cracovia: il primo impatto una volta uscite dalla stazione è stato: dove siamo capitate? Effettivamente i palazzoni comunisti con il loro grigiume e imponenza non fanno di Varsavia proprio una meta interessante. Ma, è una città che a mio avviso merita una possibilità.

Una città tormentata

Varsavia ha sofferto, ha sanguinato. Varsavia è stata quasi completamente distrutta dalle bombe naziste per cercare poi di risorgere come una fenice dalle sue stesse ceneri. Ed è proprio questa la sensazione che a ogni passo ho percepito nella capitale polacca: la sofferenza. Per me è stato impossibile, mentre camminavamo nel meraviglioso centro storico – ricostruito dopo esser stato raso al suolo dalle bombe – non pensare alle macerie, alla distruzione.

Il Ghetto

La nostra scoperta di Varsavia è stata volutamente un salto nel passato doloroso di questa città e nello specifico per ciò che è successo nel ghetto durante l’occupazione nazista. Varsavia non dimentica e non vuole dimenticare i 450.000 ebrei costretti a vivere dietro le mura del ghetto. Molti morirono qui, 300.000 vennero portati del campo di sterminio di Treblinka. Tra questi, i bambini. Parte del nostro percorso della memoria è stato fatto sui luoghi citati nel libro “Il dottore di Varsavia” (puoi leggere la recensione cliccando qui). Ambientato a Varsavia durante l’occupazione tedesca, il libro ruota intorno la figura di Janusz Korczak, un uomo realmente esistito che si occupò dei bimbi ebrei orfani – o che avevano bisogno d’aiuto – durante il terribile periodo della Seconda Guerra all’interno del ghetto ebraico della città.

In particolare volevo visitare il monumento presso Umschlagplatz, luogo in cui nel 1942 partivano i trasporti di Ebrei al campo di sterminio di Treblinka. Avevo bisogno di sentire, con il mio corpo e il mio spirito, il dolore, la sofferenza, l’orrore di quel luogo maledetto. Perché un conto e leggere e vedere documentari in Tv, un altro è esserci, per capire.

Mentre stavo uscendo dal monumento sono inciampata in una pietra. È stato strano, perché ho subito avuto la sensazione che qualcuno volesse che io mi ricordassi di qualcuno passato proprio da lì. Ed infatti, tornando verso il centro mi sono imbattuta nella pietra della memoria dedicata proprio al Dottore Korczak. Per me, l’esperienza nel ghetto di Varsavia. è stata la più istruttiva di tutto il viaggio in Polonia. Anche solo perdersi nel cercare Umschlagplatz per trovare al suo posto lapidi commemorative o targhe, mi ha fatto vivere sulla mia pelle il ricordo doloroso della nostra storia.

Varsavia, la fenice

La capitale della Polonia, però, non è solo ciò che è successo durante la Seconda Guerra Mondiale. Varsavia è una città ricca di palazzi nobiliari, di ville circondate da sontuosi giardini. E’ la città di Chopin la cui musica echeggia per tutte le vie. Se si va oltre i grandi palazzoni grigi e tristi del comunismo, Varsavia regala al visitatore una tranquillità rara per una grande città. Tanti i parchi e i viali alberati, un attenzione particolare alla pulizia delle strade. Musei innovativi e ricchi di storia. Merita sicuramente una visita il Museo dell’Insurrezione di Varsavia : un museo interattivo per capire cosa ha subito la città durante l’occupazione tedesca e come ha cercato di ribellarsi al dominio nazista.


La mia Polonia in 10 punti:

  1. provare tutto il cibo di strada, non delude!
  2. i chioschi di fiori nella piazza principale di Cracovia
  3. la pulizia delle strade e dei parchi
  4. il museo dell’insurrezione di Varsavia
  5. attraversare una parte della Polonia in treno
  6. cercare Umschlagplatz nell’ex ghetto di Varsavia
  7. decretare il raviolo migliore di Cracovia
  8. girare a piedi Varsavia per km e km
  9. scegliere la ceramica giusta per casa
  10. capire quanto vale lo zloti

La Polonia è sicuramente una meta che mi sento di consigliare a chi ha voglia di città d’arte non troppo grandi e caotiche senza spendere troppo. Sia Cracovia che Varsavia offrono di tutto e di più al turista: arte, storia e divertimento. Verrete accolti con un sorriso e una coroncina di fiori tipica della cultura polacca!

Grazie per aver viaggiato con me e un grazie particolare alla mia mamma!

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