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La leggenda del santo bevitore. Racconto (Joseph Roth) – La disperazione della dignità

C’è una forza segreta e intima in questo brevissimo racconto. È nascosta, quasi impercettibile, ma ben presente se solo si riescono ad ascoltare le parole che lo compongono. Joseph Roth ne è il protagonista principale. Scrittore geniale, fondamentale per capire le evoluzioni della letteratura nei primi trent’anni del Novecento.

Andreas Kartak appartiene alla categoria infelice degli ultimi di questo mondo, dei dimenticati e dei reietti. Quelli che le società finto-perbeniste di ogni tempo tendono a lasciare ai margini della vita. Un senzatetto, come diremmo oggi, usando un linguaggio insopportabilmente politically correct. Alcolizzato, ex minatore, un assassino (uccide il marito della sua amante).

La tipica persona che molti di noi (me compreso) fa finta di non vedere, preso com’è da pensieri inutili e frenetici. Un giorno, sotto i ponti della Senna, incontra uno sconosciuto che gli regala duecento franchi, debito che l’uomo, in misere condizioni, non potrà mai saldare. L’oscuro individuo, appena convertitosi al Cristianesimo, gli dirà di farlo con calma sotto forma di offerta, a Santa Teresa di Lisieux.

Da quel momento la vita di Andreas subirà momenti di ripresa e cali drastici, attraversando una serie di “miracoli” che gli faranno avere in tasca la cifra da restituire per onorare quel prestito. Azione che non porterà mai a compimento ammaliato dai piaceri e da un destino irridente. Morirà all’improvviso quando lo stesso uomo misterioso, incontrandolo di nuovo, gliene presterà altri duecento.

Roth non si perdona, la sua vita dissoluta e disordinata, è espressa in queste pagine senza concedersi il lusso del riscatto. Andreas riassume la quintessenza di quest’atteggiamento e ne paga le conseguenze non cogliendo le piccole opportunità che l’esistenza gli dà per onorare il debito.

Lezione che noi uomini, spesse volte, siamo troppo deboli per comprendere, presi dai piaceri mondani, ottusi per capire il momento giusto in cui fare nostro anche il più banale gesto di generosità che ci viene offerto.

Traduttrice: Chiara Colli Staude – Editore: Adelphi – Collana: Piccola biblioteca Adelphi – Edizione: 36 – Anno edizione: 1975 – Pagine: 74 pp., ill. , Brossura – Prezzo: 6 euro.

Vot.: 7,5/10.

Un ascolto/un’opera d’arte: Piero Ciampi – Il vino (1971); Gian Lorenzo Bernini – Transverberazione di Santa Teresa D’Avila (1647-1652).

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Il Trono di Spade 8×6: The Iron Throne recensione

Attenzione! Questo articolo contiene SPOILER sul finale de Il Trono di Spade. Se non avete ancora visto l’episodio de Il trono di spade 8×6 NON leggete questo articolo!

Siamo così giunti al finale, alla fine dolce-amara che tanto era stata annunciata. Prima di iniziare a raccontarvi le mie impressioni su questo episodio de Il trono di spade 8×6 vorrei fare una premessa. Avevamo tutti noi fatto delle ipotesi su come sarebbe potuta terminare la serie. Io, che ho letto e riletto i libri, avevo sicuramente fatto delle previsioni diverse dal finale effettivo. Ma questo non significa che soltanto perché non sono state rispettate le nostre deduzioni il finale sia scorretto.

Questa stagione TV ha sicuramente avuto più errori che lodi. Prima fra tutte è stata la velocità con cui hanno voluto chiudere gli archi narrativi dei personaggi. Tutto si è svolto in maniera estremamente veloce. Troppo. E questa velocità ha creato errori nella sceneggiatura, nella logica d’azione di molti personaggi, negli sviluppi narrativi.

Ma questo dovrebbe essere anche il finale dei libri dello zio Martin. Difatti George R.R. Martin ha dichiarato in un’intervista che potete vedere qui (esattamente ne parla dal minuto 2:13) che il finale della serie HBO non dovrebbe differire troppo dal suo finale, specialmente per ciò che riguarda i personaggi principali. Quindi deduco che per Daenerys, Jon, Sansa, Tyrion, Arya e Bran questo sia il finale voluto da Martin.

Secondo me il finale ha a grandi linee senso. Non tutto, ma per quello che riguarda la gran parte degli eventi visti sì. Riconosco che molte cose troverebbero anche una logica nei libri. Però mi ha lasciato troppe domande senza risposta e soprattutto è stato estremamente veloce. Ho dovuto mettere pausa più volte per poter fermarmi a ragionare su cosa stava accadendo.

Il trono di spade 8×6: il gran finale

Se non avete ancora visto l’episodio de Il trono di spade 8×6 NON CONTINUATE LA LETTURA DELL’ARTICOLO!

Nel mio immaginario di finale avevo sicuramente pensato che a morire sarebbe stato uno tra Jon e Daenerys. In realtà credevo che Jon avrebbe ucciso Dany per salvare il mondo dagli Estranei vista la profezia di Azor Ahai, ma alla fine l’ha uccisa per salvare il mondo dalla sua follia di dominio. Il che è corretto ed effettivamente ha un senso. Ripeto anche in questo articolo: ciò che è stato terribilmente sbagliato è stata la velocità con cui nella serie TV hanno sviluppato la “follia” di Daenerys. Perciò siamo passati in brevissimo tempo dalla regina giusta (anche se secondo me già dava segni di dispotismo almeno nei libri) alla regina tiranna. E questo ha disorientato tutti.

La morte di Daenerys

Quando ho parlato prima della velocità con cui hanno voluto chiudere il tutto mi riferivo proprio alla morte di Daenerys. La sua fine era oramai nell’aria, si era chiaramente capito dalla scorsa puntata (di cui potete leggere qui la recensione) che la Madre dei Draghi era l’ultimo grande nemico.

il trono di spade 8x6

© HBO

Bellissima la scena di lei con le ali di Drogon dietro che si aprono dando proprio l’immagine del Drago Targaryen. Dany incita il suo esercito (non so come Immacolati e Dothraki siano ancora così numerosi) a liberare tutto il mondo da tutti i tiranni, compreso anche il Nord, Dorne e tutte le altre terre di Essos. Tyrion rinuncia ad essere la sua Mano, mentre Jon la guarda preoccupato. La Mad Queen non ha ancora terminato di spargere fuoco e sangue sul mondo.

Jon, però, si rende conto che può cambiare la situazione soltanto dopo il dialogo con Tyrion, probabilmente spaventato da ciò che Daenerys potrebbe fare alle sue sorelle una volta giunta a Nord. Ho apprezzato il richiamo a Maestro Aemon L’amore è la morte del dovere” e la risposta di Tyrion “A volte, il dovere è la morte dell’amore.Jon e Dany si incontrano davanti al Trono in una sala distrutta e coperta di cenere. Hanno un breve dialogo dove Jon cerca di spiegarle il concetto di “compassione” di cui l’amata ha un’idea diversa.

E qui avviene il tutto in maniera tremendamente veloce. Ripetendo l’unica vera battuta che ha avuto in questa stagione (she’s/you’re my queen), Jon pugnala Daenerys tra le sue braccia. E fine.

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© HBO

La Madre dei Draghi muore così, proprio come aveva visto nella Casa degli Eterni: un Iron Throne ricoperto di fiocchi bianchi (cenere), una porta che si apre in uno scenario tipico del Nord profondo che la conduce in una tenda dove trova Khal Drogo e il suo bimbo mai nato. Proprio come nella visione era riuscita a raggiungere il suo scopo con fuoco e fiamme, ma a porre fine alla sua vita è stato Jon Snow, l’uomo del Nord.

La visione di Daenerys nella Casa degli Eterni

Daenerys è sempre stata il mio personaggio preferito, con le sue difficoltà, la sua ricerca di identità, e quel pizzico di crudeltà che la differenziava dai classici protagonisti buoni. Mi aspettavo che sarebbe morta, ma avrei preferito una puntata di mezzo tra la precedente e questa per far sedimentare dentro Jon l’idea di ucciderla. Dany aveva come scopo quello di rompere la ruota. Effettivamente la sua morte è servita a questo, a portare un grosso cambiamento a Westeros. Verrà ricordata più come la Regina delle Ceneri o come la Salvatrice?

il trono di spade 8x6

© HBO

La distruzione del Trono di Spade

In questi mesi in cui si aspettava il gran finale, avevo pensato che l’unico modo per rompere a tutti gli effetti la ruota sarebbe stato distruggendo il Trono. E credevo che a farlo sarebbe stato Jon. La prima sorpresa di questo episodio de Il trono di spade 8×6 è stato Drogon il quale, accecato dal dolore per la morte di Daenerys, scioglie il trono con le sue fiamme. Qui però mi chiedo: perché non ha incenerito Jon? Si era reso conto che la follia della sua padroncina deriva in gran parte da quel trono? Che abbia distrutto lui il Trono ha un senso perché così l’Iron Throne è stato forgiato e distrutto da un drago. Ma non capisco perché non ha scatenato la sua ira anche contro l’assassino di sua madre. Allo stesso tempo mi chiedo: non era più corretto far fare questo gesto a Jon?

drogon e jon

© HBO

Comunque, Drogon prende il corpo di Daenerys e vola lontano… E’ una scena che mi è piaciuta perché tra i due è sempre esistito un legame speciale. A tutti gli effetti Drogon è stato il drago preferito di Dany fin dall’inizio. Hanno iniziato insieme e in qualche modo terminano insieme.

Bran re dei sette regni

Ammetto. L’unico che non avevo mai pensato che sarebbe potuto salire sul trono era proprio Bran. Perché infondo speravo fino alla fine che si rivelasse come il vero Night King (scusate, ma ancora non riesco a digerire tutta la storia degli estranei). Ad eleggerlo sono tutti i lord e le lady di Westeros insieme a Sam, Brienne e Ser Davos. Nel consiglio notiamo alcune facce nuove come il Principe di Dorne (non mi esprimo per rispetto alla trama su Dorne violentata dalla serie TV) e vecchi amici come Edmure Tully e Robert Arryn alquanto cresciuto. A proporre Bran come re è Tyrion, prigioniero degli Immacolati il quale verrà nominato proprio dal nuovo Re come sua nuova Mano, per rimediare a tutti gli sbagli commessi. Sansa ha ottenuto l’indipendenza del Nord.

Ora, ha senso che sia Bran il nuovo Re? Non lo so. Questo è l’unico aspetto dell’episodio de Il trono di spade 8×6 che mi ha lasciata realmente perplessa. Inizio a pensare che Bran abbia architettato lui tutto per salire sul trono altrimenti non mi spiego a cosa sia servito rivelare l’identità di Jon se non a mettere lui e Daenerys contro. Probabilmente le motivazioni di Tyrion sono corrette. Di sicuro Bran sarà un re migliore di tanti altri. E sarà difficile tradirlo visto che può vedere tutto di tutti. Ciò che non mi spiego è il personaggio in tutta questa stagione. Alla fine, dove e come ha usato i suoi grandi poteri di Corvo a Tre Occhi?

Il finale dolce-amaro

Ad Approdo del Re si sta per svolgere un nuovo Concilio Ristretto. Brienne è stata nominata Comandante delle Cappe Bianche e termina di scrivere la storia di Jaime nel libro apposito: morto per difendere la sua regina. Nel Consiglio scopriamo che Bronn ha realmente ottenuto Alto Giardino, Davos è diventato Maestro delle Navi, mentre Podrick Ser. Sam consegna il libro de “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” scritto da Maestro Ebrose. Tyrion non viene nominato nel racconto degli eventi succeduti alla Ribellione di Robert, ottenendo l’oblio che tanto desiderava. Bran chiede notizie di Drogon affermando che proverà a cercarlo.

Sansa viene incoronata e acclamata Regina del Nord, mentre Arya salpa verso terre sconosciute. Per loro questo è sicuramente un lieto fine. E ne sono contenta.

Jon, da essere il principe promesso, il legittimo erede del Trono di Spade, torna ad essere ciò che è sempre stato: un Guardiano della Notte. Anzi, l’unico Corvo perché gli altri sono morti tutti. Ma una volta arrivato a Castello Nero trova Tormund ad accoglierlo insieme ai Bruti e a Spettro. Jon sembra felice di aver ritrovato i suoi vecchi amici, e s‘incamminano verso i fitti boschi del Nord. Insieme alla gente e ai luoghi dove ha sempre sentito di appartenere…

Jon e Spettro

© HBO

E questa conclusione per Tyrion, Sansa, Arya e Jon mi è piaciuta moltissimo. Ho trovato corretto che Jon si allontanasse da un mondo dove non si era mai sentito a suo agio per iniziare una nuova vita nel profondo Nord. Non ho mai né pensato né sperato che sarebbe stato lui il nuovo Re. Non ha mai voluto governare. Lui ha amato essere parte dei Guardiani della Notte e allo stesso tempo ha sempre apprezzato e difeso i Bruti. E poi si è ricongiunto con Spettro il che ha secondo e il significato di abbracciare la parte Stark e rinnegare quella Targaryen.

E’ sempre stato un uomo del Nord. In più Martin è grande fan del Signore degli Anelli, saga che termina appunto con il protagonista Frodo per luoghi lontani. Probabilmente Jon, proprio come Frodo, ha bisogno di trovare la sua pace interiore lontano dal ricordo doloroso di tutto ciò che è successo tra i sette regni e da un’identità che in parte l’ha sempre perseguitato.

Riflessioni finali su Il trono di spade 8×6

A grandi linee sono rimasta soddisfatta del finale di Game of Thrones. In più questo episodio è stato diretto magistralmente: stupenda la fotografia e la recitazione, Tyrion in particolare. Ma sono rimasta estremamente delusa dalla sceneggiatura dell’intera ottava stagione. Veloce, dialoghi spesso imbarazzanti, errori sulla logica della trama veramente evitabili. Non capisco perché si sia voluta accorciare la settima e l’ottava stagione quando 10 episodi sarebbero stati necessari. E’ stato messo il punto a troppe storie troppo velocemente. In questo episodio finale abbiamo visto Daenerys morire, Bran salire al trono e Jon sparire nel Nord. E’ troppo. Il trono di spade si è sempre basato anche sulla psicologia e sull’aspetto introspettivo dei personaggi. Qui si è principalmente vista un’azione dopo l’altra senza darci il tempo di assimilare.

Ripeto, quasi certamente questo sarà anche il finale cartaceo, ma credo che Martin svilupperà in maniera molto più approfondita le varie evoluzioni dei personaggi e tutte le sotto trame che hanno reso Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco un punto di riferimento per il fantasy contemporaneo.

Detto ciò, ho amato e amerò sempre questa serie tv. Mi ha regalato emozioni bellissime e ho sempre aspettato con ansia l’uscita della nuova stagione. Ora spero soltanto nell’arrivo degli ultimi due libri de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco che son certa mi regaleranno ancora più sorprese.

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Libreria Mondadori Matera, libri per ogni lettore

Situata nel cuore del centro storico di Matera, Piazza Vittorio Veneto, la nuova sede della Libreria Mondadori Matera sa soddisfare i gusti di tutti, dai più piccoli fino ai lettori più accaniti.

Quando si parla di grandi catene di librerie si tende spesso a storcere il naso considerandole un prodotto commerciale e poco personalizzato. Entrando nella Libreria Mondadori Matera, invece, avrete subito la sensazione di trovarvi in una libreria curata e personalizzata nell’offerta proposta. Sarà il legno degli scaffali, sarà il tufo e il mattone delle bellissime volte, ma una cosa è certa: appena varcata la soglia della libreria verrete accolti dal buon profumo di libri che circonda le tre sale che la compongono.

La storia della Libreria Mondadori Matera

Ad accogliervi ci saranno Antonio Sacco e Claudia Zancan (eh sì, proprio io!). Antonio è il proprietario della libreria dal 20 settembre del 2000. La prima sede era situata in Via del Corso, una delle vie più frequentate della città. A spingere Antonio ad intraprendere il lavoro di libraio è stata la voglia di indipendenza lavorativa. Da sempre ha immaginato la sua casa ideale all’interno di una libreria circondato dai libri e dalle loro storie, quasi nascosto tra gli scaffali intento a leggere su una poltrona di cuoio. “La libreria come un rifugio” afferma, e il lavoro di libraio coniugava bene i suoi desideri.

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Antonio Sacco, proprietario e libraio del Mondadori Bookstore di Matera

Per i primi 18 anni anni Antonio ha preferito lavorare “dietro le quinte”, non esponendosi mai troppo, ma cercando di creare legami solidi e di fiducia con i propri clienti tanto che in molti sono diventati suoi amici. Matera, però, da piccola città poco conosciuta, è cresciuta in breve tempo diventando una delle città più visitate d’Italia. Il flusso di turisti è aumentato, come sono aumentate le aspettative soprattutto per i proprietari di immobili.

Così dopo varie vicissitudini il 18 Maggio 2018 viene inaugurata la nuova sede della Libreria Mondadori Matera in Piazza Vittorio Veneto 16/B, un locale più grande e più accogliente. Scaffali di legno, volte in tufo e mattoni, una sala con delle vetrate incorniciata da un piccolo giardino, la nuova sede ha il tocco di Antonio e si differenzia dallo stereotipo della classica libreria della grande catena. Grazie ai nuovi spazi più ampi si possono ospitare piccoli eventi e presentazioni come è successo in questo primo anno trascorso.

Questi eventi hanno lo scopo di avvicinare, per quanto possibile, l’autore del testo al possibile lettore. La libreria ha ospitato diversi scrittori famosi e scrittori emergenti come Caterina Ambrosecchia, Alessandra Laricchia, Maura Picinich, Gianni Mattencini per citarne alcuni. Altre presentazioni hanno visto la collaborazione di locali più grandi tra cui BurroSalato per autori come Chiara Gamberale e Catena Fiorello. Ma non solo, in libreria si sono svolti eventi con cantori della musica tradizionale napoletana (Claudio e Diana) o piccole lezioni di storia della Città raccontate dal Prof. Nicola Rizzi attraverso le ceramica del M. Peppino Mitarotonda (potete trovare alcuni eventi passati cliccando qui).

Essere libraio oggi

L’aspetto del lavoro del libraio più gradevole, secondo Antonio, è poter consigliare i libri da leggere: “cercare la storia giusta per ogni richiesta, magari ascoltando cosa il lettore ha da raccontare”. Infatti bisogna essere sempre informati sulle nuove uscite, leggere molto, e spaziare oltre i propri gusti personali per poter essere sempre d’aiuto e di consiglio al cliente. Su alcuni libri troverete dei post-it scritti dai librai per invogliare il lettore a dare una chance al libro proposto.

Per questo la Libreria Mondadori Matera è molto personalizzata nell’offerta proposta: oltre ad essere sempre al passo con le novità, è attenta agli interessi dei clienti abituali. Afferma Antonio: “siamo infatti molto attenti ai suggerimenti di chi ci fa visita, oltre che, ovviamente, ospitare i libri che piacciono a noi. La libreria altro non è che il prolungamento della libreria di casa.”

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Le novità e gli scaffali di narrativa
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La saletta per le presentazioni

Un occhio particolare anche per i più piccoli: un tavolo colorato e sgabelli su misura per permettere ai giovani lettori di potersi accomodare e sfogliare liberamente i libri. Possono anche fermarsi a disegnare e colorare grazie ai fogli e i colori sempre a portata sul tavolo. Qui i bimbi e i loro genitori possono chiedere consiglio ai librai tra tanti libri diversi: dai meravigliosi libri illustrati alla prima narrativa, dai classici per ragazzi ai romanzi d’attualità pensati proprio per loro. Non mancano nemmeno i primi libri di scienze e storia e i puzzle didattici. Un’intera sezione è dedicata invece ai 0-3 anni con libri tattili, sonori, di stoffa e i libri gioco. Insomma, una sala tutta per i piccini.

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L’angolo dedicato ai più piccoli e ai ragazzi

Desiderio di Antonio è che chiunque possa sentirsi a casa nella Libreria Mondadori Matera, gironzolando liberamente tra gli scaffali e partecipando alle discussioni a volte interessanti, a volte divertenti, a volte triviali che spesso scaturiscono in libreria. Infatti, questo è diventato un luogo di riferimento e di ritrovo per molti materani.

E poi ci sono io…

Non sapevo come inserirmi in maniera silenziosa nel parlare di quella che a tutti gli effetti è diventata la mia seconda casa. Ebbene sì, da quasi tre anni ho l’immensa fortuna e piacere di poter lavorare nella Libreria Mondadori Matera e di essere la collaboratrice di Antonio. Frequentavo la libreria come cliente dai tempi del liceo, e l’ho vista crescere e cambiare. Sono contenta di aver potuto contribuire, anche se in minima parte, al luogo che so essere amato da molti nostri clienti.

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Voglio bene alla libreria. So che è un’affermazione strana da fare per un luogo, ma è così. Quando entro e mi giro tra i libri e gli scaffali so che non potrebbe mai esistere un altro posto al mondo dove mi sentirei così a mio agio. Antonio mi definisce “instancabile lettrice” e penso non ci sia frase migliore per potermi descrivere. Con Antonio formiamo una coppia di librai complementari sia per i gusti di lettura, sia per carattere. Insieme riusciamo a soddisfare una vasta gamma di generi e di richieste da parte dei nostri clienti.


Essere librai oggi non è semplice: abbiamo la grande concorrenza di Amazon. Ma il rapporto che si instaura tra lettore e libraio è unico: ci mettiamo l’anima e il cuore per poter aiutare nella scelta di un libro. Ci piace condividere le emozioni uniche che la carta stampata con le sue parole può regalare.


Per rimanere sempre aggiornati sulle attività della Libreria Mondadori Matera seguite la pagina Facebook: https://www.facebook.com/mondadori.matera/

Oppure passate a trovarci: Mondadori Bookstore Matera, Piazza Vittorio Veneto 16/B, Matera

Contattateci al numero 0835/344062 o inviando una email a: mondadori.matera@gmail.com

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Fate il vostro gioco/Rien ne va plus (Antonio Manzini) – Rocco Schiavone: tra tormenti e ironia.

“[…] di quel lavoro non ne poteva più, di quelle facce sconvolte non ne poteva più, di quello che c’era in quell’appartamento non ne poteva più, e soprattutto affrontare per l’ennesima volta il dolore, le lacrime e il sangue davvero non ne poteva più. […]”.
pp. 43-44 (Fate il vostro gioco).

“«La vita non avverte, Gabrie’. A volte cammina, passeggia, a volte invece corre. A noi ci tocca andare alla stessa velocità» .”
p. 238 (Fate il vostro gioco).

“[…] era un vicequestore e ragionava sulle tonalità del dolore.”
p. 62 (Rien ne va plus).

Rocco Schiavone è un personaggio scostante, umbratile, intollerante. Non vuole che della sua vita tormentata si impiccino gli altri ma, al contempo,  possiede una moralità d’altri tempi, quasi signorile nel voler difendere quei “poveracci” ai quali, spesso, la giustizia decide con durezza di chiedere il conto. Il più delle volte salatissimo.

In questi ultimi due libri su di lui, Antonio Manzini, oltre ad approfondire ulteriormente la vicenda umana ed esistenziale del vicequestore romano, si concentra meglio su tutti gli altri personaggi che gli ruotano attorno. Da strettamente personale e incentrata su un uomo, la narrazione diventa felicemente ed efficacemente corale.

In entrambi i romanzi è centrale l’ambiente del gioco d’azzardo. Non si può capire Fate il vostro gioco senza continuarne la lettura con Rien ne va plus. Le indagini, infatti, proseguono da un testo all’altro. Schiavone ha che fare con l’omicidio del ragionier Favre, un uomo che aveva lavorato come ispettore di gioco al casinò di Saint-Vincent.

Dialoghi frizzanti, le vicende personali degli agenti che gli fanno da spalla, in particolare Pierron e Casella. L’affetto paterno verso il piccolo Gabriele, l’amore mai abbandonato per Caterina Rispoli, colei che, pur avendolo tradito, sa ancora fargli battere il cuore. E poi l’età che avanza, i dolori che si porta dietro (interiori soprattutto), la voglia inconscia di farla finita con quel lavoro maledetto, un’ironia più corrosiva che mai.

Troverete tutti questi elementi e molto altro. Di sicuro la tensione non mancherà di incuriosirvi, mentre un finale quasi inaspettato saprà farvi pensare all’impossibilità di attendere, per troppo tempo, l’uscita del prossimo libro. Rocco Schiavone rimarrà immortale come i suoi difetti, per i quali l’innamoramento è assicurato.

FATE IL VOSTRO GIOCO: Editore: Sellerio Editore Palermo – Collana: La memoria – Anno edizione: 2018 – Pagine: 406 pp., Brossura – Prezzo: 15 euro.

RIEN NE VA PLUS: Editore: Sellerio Editore Palermo – Collana: La memoria – Anno edizione: 2019 – Pagine: 310 pp., Brossura – Prezzo: 14 euro.

Vot.: 8/10.

Un ascolto/un’opera d’arte: Red Hot Chili Peppers – Under the bridge (1991); Edvard Munch – Notte a Saint-Cloud (1893).

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Canada (Richard Ford) – La perdita dell’innocenza


“[…] Il problema intollerabile è, piuttosto, che improvvisamente tutto diventa molto confuso: la via di un ritorno al passato, prima chiara e piena di ostacoli non può essere seguita; e il modo in cui si sente oggi la persona è completamente diverso da come si sentiva nel passato. […]”.
p. 128.

Dell Parsons, professore americano trasferitosi in Canada, decide, a distanza di molto tempo dai fatti, di ripercorrere la sua vita e i cambiamenti repentini da essa subiti, immergendosi negli avvenimenti che anni addietro la stravolsero per sempre.

Siamo nel 1960. I genitori di Dell e Berner (sua gemella), all’epoca entrambi quindicenni, decidono, apparentemente senza un motivo visti i mestieri di entrambi (il padre è un pilota d’aerei, la madre fa la maestra), di rapinare una banca. Azione che si concluderà col loro arresto.

Questo evento (di per sé senza particolare importanza) influirà sulla vita dei due ragazzi per tutta la vita. Circa mezzo secolo dopo, Dell inizia a cercare le vere ragioni che portarono i genitori a distruggere la loro famiglia. Una lenta e sinuosa operazione di scavo psicologico che si pone al centro di tutto il libro.

Lo fa con stile, senza lasciar trasparire mai un vero sentimento di rabbia. Tentando la via della comprensione, mettendo da parte la bieca commiserazione o, peggio, l’indifferenza. Dell è un figlio che cerca risposte alle sue domande ma lo fa da adulto, da persona cosciente dell’ineluttabilità del destino.

Un fato bastardo e infame nel fargli capire la fallibilità di chi doveva proteggerlo a prescindere. Solo attraverso questa presa di coscienza potrà ricominciare a fare pace col passato scoprendo, malgrado tutto, la fragilità dell’essere umani. Una condizione che non esime nemmeno i genitori.

Traduttore: Vincenzo Mantovani – Editore: Feltrinelli – Collana: I narratori – Anno edizione: 2013 – In commercio dal: 6 marzo 2013 – Pagine: 424 pp., Brossura – Prezzo: 19 euro.

Vot.: 7,5/10.

Un ascolto/un’opera d’arte: The Cranberries – Ode to my family (1993); Diego Velázquez – Las Meninas (1656).

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Lord Jim (Joseph Conrad) – L’ombra di un’anima


“[…] Io sono disposto a credere che ciascuno di noi abbia un angelo custode,
purché voi ammettiate che ognuno ha anche un suo diavolo personale […]”.
p. 33.
 
“[…] Guardare il suo viso era come guardare un cielo che si abbuia prima di un rombo di tuono, con le ombre che impercettibilmente si accumulano,
e l’oscurità che misteriosamente si addensa nella quiete della violenza
che sta maturando.”
p. 65.
 
“«Lei solo si mostrò interessato a colui
che era sopravvissuto al racconto della propria storia […]”.
p. 285.

Marinaio, sognatore, romantico. Jim, giovane ufficiale inglese, bello, robusto, coraggioso, abbandona la propria nave, il Patna, in seguito ad un incidente. Dopo l’impatto con un oggetto non meglio identificato, all’equipaggio, infatti, sembra che stia per inabissarsi a breve.

L’imbarcazione non affonderà, ma i suoi uomini (compreso il nostro protagonista) l’abbandoneranno salvandosi su una scialuppa. Seguirà un processo a cui Jim non si sottrarrà. Ma da allora la colpa e la vergogna lo accompagneranno per tutta la vita.

Il libro è diviso in due parti: nella prima ritroviamo la descrizione di Jim e della vicenda processuale; nella seconda il momento del riscatto e la vita del marinaio a Patusan, località ispirata ai luoghi del Borneo orientale, il cui villaggio è colpito da lotte intestine per il potere.

Qui gli viene data la possibilità di ritrovare se stesso e di poter finalmente dimostrare il suo valore, conquistandosi il rispetto della popolazione. Tutto ciò però subirà un’ulteriore piega negativa e Jim, perennemente preda dei suoi fantasmi, finirà per liberarsene accettando la peggior sorte possibile.

Conrad scrive un libro oscuro, ripiegato sui sensi di colpa di un uomo troppo onesto per sopravvivere alle ipocrisie del mondo. Spietato, crudele e ingeneroso con i suoi figli più puri. E in questo caso, la perdita delle illusioni, non porta ad una crescita interiore.

Il dolore nel vedere i propri sogni svanire è atroce, si fa quasi cronico, tenuto a tempo dal battere costante di un cuore sincero ed ingenuo. In che modo possiamo davvero parlare di riscatto dopo aver subito le conseguenze di un destino beffardo? Ritrovare il coraggio, continuare a lottare?

Jim non ci riesce. Con buona volontà accetta di rimettersi in gioco ma l’anima è ferita, lo spirito abbattuto. Sì, forse non c’è luce in questo libro ma è comunque presente. Negli sforzi per redimere la colpa, quando la controluce amara dell’esistenza si diverte a farci scacco matto con un sorriso irridente.

Traduttore: Ettore Capriolo – Editore: Mondadori – Collana: Nuovi oscar classici – Anno edizione: 2003 – Formato: Tascabile – Pagine: 416, pp. – Prezzo: 9,50.

Vot.: 7,5/10.

Un ascolto/un’opera d’arte: Lucio Dalla – Com’è profondo il mare (1977); Hugo Pratt – La ballata del mare salato (1967).

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Amabili Confini 2019: allarghiamo i nostri Orizzonti

Le periferie della città di Matera si preparano ad accogliere scrittori e lettori per la nuova edizione di “Amabili Confini”: Orizzonti

Matera è una piccola realtà del sud Italia che da qualche anno a questa parte ha deciso di combattere contro pregiudizi e difficoltà fino ad arrivare ad essere eletta “Capitale della Cultura Europea 2019“. Il meraviglioso centro storico della città attira centinaia e centinaia di visitatori i quali rimangono incantati dai Sassi. “Amabili Confini” è un progetto nato per dare nuova vita alle periferie di Matera attraverso la narrazione in quanto anch’esse sono parte pulsante della città.

Una nuova identità e un nuovo senso di appartenenza per le zone urbane meno conosciute creando un vero e proprio spazio dove raccontarsi, confrontarsi e conoscersi. “Amabili Confini” è un progetto ideato da Francesco Mongiello con il desiderio di ricreare una sorta di “vicinato” come esisteva prima nei Sassi, per rafforzare il senso di comunità tra i quartieri periferici. Portare la letteratura fuori dal centro significa abbattere muri, frontiere, andare oltre al confine che spesso ergiamo dentro di noi. Dopotutto la letteratura è un patrimonio di tutti, non solo per pochi.

Conosciamo meglio il progetto che partirà ufficialmente dal 16 Maggio fino al 14 Giugno 2019 con 5 incontri e un incontro OFF il 18 di Giugno con Nadia Terranova. Il 3 Maggio invece, si è svolta l’anteprima con Pierluigi Battista.

Amabili Confini 2019

Il progetto

Condivisione – inclusione – contaminazione. Tre parole chiave importanti, ma che definiscono al meglio il progetto. Ogni abitante prendere parte in maniera attiva condividendone lo scopo. Nessuno è escluso, tutti possono partecipare superando i propri “confini”: materani, italiani, stranieri, immigrati, i minori delle case-famiglia, i detenuti della Casa Circondariale di Matera. Finalmente ogni essere umano può dare voce alle proprie emozioni senza essere catalogato in un ruolo: tutti sono tasselli importanti di una comunità. Ciò che conta sono le emozioni trasmesse attraverso le parole. Si crea così un’apertura al confronto, al dialogo, allo scambio di esperienze. Persone diverse portano il proprio essere “contaminando” gli altri partecipanti.

Il tema: Orizzonti

Tutti gli abitanti sono invitati a scrivere un racconto o una poesia seguendo un tema stabilito.

Il tema di quest’anno è “Orizzonti”, un termine che può facilmente adattarsi a diversi punti di vista proprio per poter permettere a ciascuno di dare libero spazio alla fantasia. Dal presente al futuro, dallo spazio al tempo, dai propri orizzonti fino agli orizzonti sociali. Il tema di quest’anno è un invito a trasformare in parole aspetti profondi ed intimi di noi stessi.

Ed è infondo anche il fulcro del progetto: allargare i propri orizzonti. L’orizzonte è l’immagine di qualcosa di lontano, infinito, che ci trasporta nel futuro. Al contrario, un confine è una sorta di limite, di muro, di blocco. “Amabili Confini” si auspica proprio di superare questi confini, di allargare i nostri orizzonti. Che questi confini diventino “amabili” e non più ostici nel nostro modo di vedere la realtà e chi ci circonda. Quale modo migliore se non attraverso la narrativa, la scrittura e la letteratura?

amabili confini

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Gli scrittori

Eletti “cittadini culturali temporanei” nella Capitale Europea della Cultura 2019, gli scrittori ospiti in questa edizione di “Amabili Confini” vengono abbinati ad un quartiere. Qui ci sarà un vero e proprio scambio tra scrittore e comunità in cui ci si confronterà sul ruolo dello scrittore e sul valore della “scrittura” nel nostro
tempo.
Gli scrittori famosi si prendono cura dei due racconti scelti e provenienti dalla macro area cui sono associati. Non solo, da quest’anno verranno coinvolti quattro comuni della provincia di Matera (Miglionico, Montescaglioso, Irsina, Policoro) in cui ogni venerdì sera si svolgerà l’incontro tra lo scrittore ospite e gli abitanti.

amabili confini
Scrittori ospiti in questa edizione di Amabili Confini

Amabili Confini è un progetto che seguo assiduamente fin dalla prima edizione del 2016. Ho amato da subito l’idea di unire la città di Matera in un’unica comunità dove ognuno di noi può attivamente contribuire. E’ di questo che Matera ha bisogno per poter crescere: tanta cultura condivisa.

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il trono di spade 8x5

Il Trono di Spade 8×5: The Bells recensione

With Fire and Blood. I Targaryen non si smentiscono mai! Un penultimo episodio alquanto infuocato, ecco la recensione e le mie riflessioni per Il Trono di Spade 8×5! Spoiler!

Siamo giunti al penultimo episodio di Game of Thrones, episodio che sinceramente non mi è dispiaciuto. Già nella recensione della scorsa puntata (che puoi leggere qui) avevo fatto delle riflessioni sul personaggio di Daenerys e sulla sua evoluzione. L’episodio de Il trono di spade 8×5 è stato probabilmente in buona parte fedele a ciò che leggeremo nei libri (speriamo al più presto): Dany ha perso il controllo della realtà accecata dalla sua brama di potere. Da colei che doveva rompere la ruota, è diventata non solo una tiranna, ma anche totalmente priva di misericordia. E per me la sua è una linea narrativa corretta. Certo, nella serie TV si è sviluppata troppo velocemente, ma è, a mio parere, l’evoluzione giusta per il personaggio.

Il trono di spade 8×5: un primo sguardo

Il titolo dell’episodio “The Bells” (Le campane) fa riferimento all’unica possibilità, e speranza, per il popolo di King’s Landing di salvarsi dal massacro annunciato: il suono delle campane è, infatti, il segnale di resa. E in teoria tutti tra Jon, Tyrion, Ser Davos concordano sul fatto di sospendere la battaglia al suono delle campane. Daenerys no, non è mai stata convinta di seguire l’ennesimo consiglio di guerra da uno dei suoi alleati di Westeros, visto come sono andati i precedenti. Il suono delle campane, e il conseguente comportamento della Madre dei Draghi, è anche il banco di prova per capire fino a che punto Dany si spingerà per prendere il potere. Ne hanno avuto tutti la prova: con fuoco e sangue.

il trono di spade 8x5

© HBO

Daenerys

Si poteva intuire la fine di Approdo del Re fin dai primi minuti dell’episodio: scoperto il tradimento di Varys, Dany decide di giustiziarlo utilizzando Drogon. Mi è dispiaciuto per il Ragno Tessitore unico, insieme a Dito Corto, a muovere le pedine del gioco dei troni in maniera spesso inaspettata con tradimenti e alleanze. E’ stata però una scelta corretta: nessun regnante, specialmente in periodo di guerra, lascerebbe a piede libero un dichiarato traditore. Inoltre Daenerys è profondamente scossa: si fida ormai solo di se stessa.

Daenerys decide perciò di fare ciò che ha sempre pensato ed è sempre stato nella sua linea di governo: prendere ciò che vuole con fuoco e sangue. Non è la prima volta in cui si utilizzano i draghi per dare prova della sua forza. Aveva fatto lo stesso ad Astapor e a Meereen, e contro l’esercito Lannister sull’Alto Piano. Non ho mai creduto che si sarebbe fermata al suono delle campane. Dopotutto per lei il popolo di King’s Landing è sconosciuto ed ostile. Ha bruciato tutto e tutti. La flotta Greyjoy, la Compagnia Dorata (breve e triste vita), e tutto Approdo del Re. “Se non mi amano, mi temeranno”. Regina Folle? Forse, o semplicemente è questo che fa il potere.

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© HBO

Non tutti i sovrani Targaryen sono stati tiranni, a partire da Aegon il Conquistatore il quale aveva sempre dato una possibilità di resa a tutti i popoli di Westeros. O Jaehaerys il Conciliatore, uno dei migliori sovrani della dinastia. Quindi, cosa è scattato in Dany? Secondo me la solitudine.

Tutti gli altri personaggi de Il trono di spade hanno un legame molto forte con le loro famiglie d’origine. Gli Stark ne sono un esempio. La Regina di Spine ha architettato la morte di Joffrey per salvare la nipote. Theon davanti a Daenerys esprime apertamente il suo desiderio di combattere per gli Stark, la sua famiglia. Ma anche gli stessi Lannister sono molto uniti tra loro tanto che Tyrion decide di liberare Jaime offrendogli una possibilità di fuga per lui e la sorella. Daenerys è sempre stata sola. L’unico membro della sua famiglia – Viserys – non è mai stato di conforto, l’ha venduta come merce di scambio ad un popolo barbaro, l’ha sempre umiliata.

Perciò quel Trono rappresenta tutta la sua famiglia mai conosciuta. E’ l’unico vero legame che ha con l’essere parte della famiglia Targaryen. E in questo episodio de Il trono di spade 8×5 si vede una Danearys persa, in un mondo dove tutti l’hanno tradita per la famiglia: Jon rivelando il suo segreto alle sorelle, Tyrion salvando il fratello. Lei, con Drogon che ama come fosse un figlio, decidono di andare avanti da soli, per la loro strada verso la conquista.

Il suono delle campane

L’espressione di Dany al suono delle campane poco prima di incendiare tutto è stata magnifica. Come lo è stato lo sguardo di sgomento dei suoi alleati di Westeros. Jon era ormai pronto a battere ritirata per salvare non solo il popolo, ma anche l’esercito Lannister appena arreso. Non sembra nemmeno sorpreso dall’azione di Daenerys, ma piuttosto preoccupato sul come fare per evitare un’ecatombe e su come affrontare poi un problema ormai evidente: Dany fuori controllo.

Jon Snow

© HBO

Tyrion, invece, ha dato l’impressione di capire anche troppo la situazione. Forse ci sperava fino all’ultimo che Varys avesse torto, ma non può che apprendere con orrore che la sua città verrà presto rasa al suolo. Preoccupato per le sorti del fratello (forse anche di Cersei alla fine?) sembra comprendere le parole di Varysappoggi un sovrano anche se hai capito che hai fatto la scelta sbagliata?”. Il folletto è da sempre uno dei personaggi più intelligenti della serie. Sono certa che nell’ultima puntata ci regalerà grandi colpi di scena.

il trono di spade 8x5

© HBO

Jaime e Cersei

Ero sicura che in questo episodio de Il trono di spade 8×5 Jaime avrebbe ucciso Cersei per poi suicidarsi al suo fianco. E sarebbe stato secondo me perfetto. C’erano molte teorie sulla morte di Cersei basate anche sulla famosa profezia di Maggy la Rana e il Valonqar (puoi approfondire con questo video). Ed invece no. Jaime è tornato dalla sorella proprio perché è ossessionato da lei e dal loro amore. Sono morti insieme, abbracciati, mentre il mondo intorno a loro crollava. Ma non importa, basta essere insieme. Vediamo una Cersei distrutta, fragile, impaurita. Probabilmente la Cersei più umana di tutte queste otto stagioni. La loro morte, lontana dagli occhi di tutti, è stata una morte intima, l’uno nelle braccia dell’altro per darsi conforto. Perché oltre ad essere amanti, sono una famiglia.

Cersei

© HBO

Nonostante mi sia piaciuta davvero molto questa scena ho un appunto: era stato detto che la battaglia di Grande Inverno era secondaria se paragonata allo scontro con Cersei in quanto considerata il vero cattivo della serie (che poi in Game of Thrones sono tutti buoni e cattivi a seconda di come leggi il personaggio). Perciò pensavo ad uno scontro un po’ più diretto da Jon – Daenerys e Cersei. Alla fine Cersei è stata uno spettatore passivo della guerra. Il che ha un senso, perché così passerà per colei che non ha distrutto il suo popolo, mentre Dany come la tiranna crudele. Però è come se qualcosa fosse rimasto sospeso.

il trono di spade 8x5

© HBO

Arya

Sono contenta che non abbia ucciso lei Cersei perché sarebbe stata una forzatura della trama. Penso che in questo episodio Arya abbia deciso di abbandonare la sua lista di vittime per concentrarsi sul presente. Quando ringrazia il Mastino si è resa conto che continuando con lista non sarebbe stata diversa da coloro che voleva uccidere. La scena finale di lei sotto i fiocchi di cenere su un cavallo bianco mi è piaciuta molto. Sa di libertà, di crescita.

E trovo corretto che non si sia intromessa nello scontro Mastino – Montagna: era una questione solo tra loro due. A tal proposito bella la scena di Sandor che si butta nel fuoco, la sua più grande paura, per mettere fine al fratello.

Il trono di spade 8×5: cosa non mi è piaciuto

Per quanto questo sia stato l’episodio di questa stagione che più mi sia piaciuto fino ad ora, ci sono state alcuni aspetti che non mi sono piaciuti:

  1. Jon: se da una parte ho apprezzato il suo buon cuore nel cercare di salvare il popolo dalla distruzione, non capisco perché non abbia cercato prima di far ragionare Danerys. In più ormai è come se avesse perso la sua aurea di eroe. Si rifarà nell’ultima puntata?
  2. Euron: personaggio totalmente diverso da come ci è stato presentato nei libri. La scena con Jaime è stata secondo me la peggiore dell’episodio. Guarda caso si trovava lì nell’esatto momento in cui passava Jaime. D&D l’hanno reso troppo pagliaccio quando era uno dei personaggi più misteriosi dei libri.

Cosa vedremo nell’ultimo episodio

Ultimo episodio. Ultimo in assoluto. Approdo del Re è avvolto da una coltre di cenere che ricorda la neve. E qui mi viene in mente la scena delle visioni di Daenerys dentro la piramide: il Trono sembrava sotto dei fiocchi di neve che potrebbero però anche essere pezzetti di cenere. Se tutto il suo esercito acclama la Madre dei Draghi, Tyrion e Arya invece la guardano preoccupati.

Per me Daenerys morirà, non so per mano di chi, ma morirà. Jon, legittimo erede al trono, deciderà di distruggere il Trono di Spade per rompere finalmente la ruota. Aspetto con ansia di vedere come finirà, anche se una parte di me è triste perché si chiuderà un mondo che ho amato profondamente..


Questo episodio de Il trono di spade 8×5 non mi ha deluso, anzi. Mi è piaciuta la regia, la fotografia e anche l’evoluzione dei personaggi (tranne Euron che non ha mai avuto un ruolo degno di lui nella serie tv). Rimango sempre del parere che questa stagione è un po’ troppo veloce, certi dialoghi ed incontri andavano svolti con più calma. Daenerys è stata fin dal primo libro il mio personaggio preferito. Mi spiace che adesso sia il nemico di molti, ma infondo Game of Thrones è anche questo: i personaggi non sono mai quelli che sembrano, bisogna conoscerli nel profondo per poterli giudicare.

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Lolita (Vladimir Nabokov) – Fin dove è possibile amare?

“Lolita” scava dentro le parti più oscure dell’animo umano con lo stile e  il garbo di uno scrittore enorme, Vladimir Nabokov. Scienziato, poeta, docente di letteratura, genio.  Questa poliedricità intellettuale è stata in grado di farlo entrare anche nella mente malata di Humbert Humbert, il professore di letteratura francese invaghitosi della giovanissima Dolores Haze. Lolita, appunto.

Ciò che colpisce con ancora più forza è la capacità dell’autore di entrare nell’universo mentale femminile con acutezza e scioltezza. Non solo in quello della ragazzina smaliziata, oggetto dell’ossessione di Humbert, ma anche di sua madre, Charlotte Haze, la donna che si innamora del professore finendo per essere usata inconsapevolmente da lui per i suoi sporchi fini.

Charlotte morirà vittima di un incidente d’auto. Ma è lei a custodire il segreto di un uomo vittima dei suoi ricordi, perverso, follemente innamorato così come lo è il protagonista de “La morte a Venezia” di Thomas Mann, Gustav von Aschenbach, vicenda a cui il cinema darà un’ulteriore testimonianza grazie al film di Luchino Visconti.

Humbert fa di tutto pur di stare con la sua Lolita. Si ingelosisce, le fa regali, la tratta con amore (?). È questo il punto. Fin dove la letteratura può parlare di un tema così inflazionato come quello amoroso? Piegarlo alle nefandezze della realtà per descrivere anche ciò che è ripugnante? Nabokov lo fa con classe.

Lo stile, prima di tutto. Una scrittura colta ma facile da leggere (nonostante all’inizio non mi abbia preso), che pone al centro, a mio avviso, la problematica centrale del libro: quanto è scandaloso amare? Da Humbert vanno prese le distanze, Nabokov lo fa capire. Lo scrittore inietta la malattia e fornisce gli anticorpi. Ma non sull’essenza dell’amore. A quella nessuno può sfuggire e Charlotte ne è la dimostrazione fondamentale.

Traduttrice: Giulia Arborio Mella – Editore: Adelphi – Collana: Gli Adelphi – Edizione: 16 – Anno edizione: 1996 – Formato: Tascabile – In commercio dal: 30 ottobre 1996 – Pagine: 395 pp. – Prezzo: 12 euro.

Vot.: 7/10.

Un ascolto/un’opera d’arte: Benjamin Biolay (feat. Vanessa Paradis) – Profite (2012); Donatello – David (1440 ca.).

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La zona cieca, Chiara Gamberale

Recensione del romanzo “La zona cieca” di Chiara Gamberale edito da Feltrinelli.

L’essere umano è complicato. E spesso esistono delle zone dentro di noi visibili agli altri, ma non a noi stessi. Questa è “La zona cieca“. A raccontarcela è Lidia, una donna che cerca di avere il controllo su ogni cosa, tranne sul rapporto che ha con Lorenzo.

Ho imparato a conoscere Chiara Gamberale attraverso la bella intervista fatta per il sul ultimo romanzo “L’isola dell’abbandono” (che puoi leggere qui). E ritrovo molto di lei in questo romanzo scritto anni prima.

Una storia d’amore complessa, malata, ma terribilmente reale e attuale. Con la sua scrittura emotiva e vulcanica, la Gamberale ci narra ne “La zona cieca” il rapporto tumultuoso tra una donna e un uomo persi entrambi nel labirinto della vita. Un amore scosso da innumerevoli bugie, droghe e continui tradimenti di Stefano. Eppure Lidia non sa lasciarlo, vuole controllarlo e pretende da lui un amore che non sa darle.

Conoscere noi stessi attraverso l’amore

Il titolo del libro si rifà allo “schema di Johari” ideato da Joseph Luft e Harry Ingham. E nel romanzo lo si ritrova quando Lidia cerca di far scoprire a Lorenzo la sua zona cieca per poterlo salvare da se stesso. Non è semplice, in quanto Lorenzo è un personaggio autodistruttivo e spesso fa volontariamente male a chi gli vuole bene. Dall’altro canto Lidia ha una sorta di dipendenza da lui e da questo rapporto masochista. Anche lei avrà bisogno di una persona esterna per conoscere per la prima volta gli aspetti più intimi di se stessa, la sua zona cieca.

E’ interessante vedere le dinamiche di come il dialogo con gli altri possa far luce su delle zone di noi apparentemente invisibili. Un rapporto che ferisce, fa soffrire, ma da la possibilità ad entrambi di crescere e maturare. La scrittura di Chiara Gamberale è un vortice di pensieri che trasportano il lettore direttamente nella vita della coppia.

E’ uno stile di scrittura e di approccio ad una storia a mio avviso molto contemporaneo e diretto. Non c’è spazio per i fronzoli narrativi o per le troppe immagini. Ci si immerge direttamente nella psicologia e nel contorto animo dei protagonisti. Può soffocare, ma penso non ci fosse modo migliore per poter trattare un argomento così delicato e complesso.

La zona cieca” è un romanzo che vi farà riflettere sui sentimenti e su come percepiamo e reagiamo alla realtà che ci circonda.


La zona cieca

La zona cieca – Chiara Gamberale

Editore: Feltrinelli, Universale Economica
Genere: Narrativa moderno contemporanea
Prima edizione: 2008
Formato: Tascabile
Pagine: 224 pp.
Prezzo: 9,90 euro
Voto: 8/ 10

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