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l'arte di sorseggiare il caffè

L’arte di sorseggiare il caffè: basta un caffè per essere felici

Booktour: “Basta un caffè per essere felici” di Toshikazu Kawaguchi. Scopriamo insieme l’arte di sorseggiare il caffè in Giappone!

L’arte di sorseggiare il caffè in Giappone? No, non mi sono sbagliata. Il Giappone è una delle patrie del tè, ma da qualche decennio il caffè sta acquisendo sempre più valore nelle tradizioni del Sol Levante. Tanto che è diventato anche il protagonista di alcuni libri. Basti pensare al successo qui in Italia de “Finché il caffè è caldo” di Toshikazu Kawaguchi di cui è uscito il secondo libro proprio in questi giorni – “Basta un caffè per essere felici” – sempre pubblicato da Garzanti.

In Giapponese caffè si dice コーヒー kōhī, scritto in alfabeto katakana, usato per le parole di origine straniera, e normalmente si sorseggia il caffè americano. Anche se nelle grandi città non mancano le caffetterie dove poter bere un espresso italiano della Illy, Lavazza, Segafredo e De Longhi. E se entrate in uno dei tanti convenience store (i kombini!) troverete scaffali zeppi di caffè il lattina (eh già, ciaone servizio della nonna).

Quando è arrivato il caffè in Giappone?

Il caffè è arrivato nell’arcipelago giapponese durante il Periodo Edo (1603 – 1868) grazie ai mercanti Olandesi. Questi ultimi erano gli unici occidentali che avevano il permesso di entrare in Giappone durante il cosiddetto sakoku, ovvero il periodo storico in cui il Giappone si chiuse al mondo esterno. E proprio nella baia di Nagasaki, l’unico porto aperto per alcuni scambi con l’occidente, vennero preparate le prime tazze di caffè caldo. Tuttavia, è stato durante il Periodo Meiji (1868 – 1912), periodo di grandi cambiamenti per la società giapponese (vedi ad esempio per la letteratura) che il caffè iniziò ad essere seriamente importato dall’estero.

E l’arte di sorseggiare il caffè?

Ma cosa intendo per l’arte di sorseggiare il caffè? La cerimonia del tè – 茶道 chadō – è un’arte antica, piena di regole e di rituali. Non tutti possono praticarla, in pochi ne diventano Maestri. In un Paese dove le regole e i riti sono alla base della società, il caffè è un po’ come il simbolo della diversità, dell’aver accettato una bevanda esotica come nuovo stile di vita. Nelle 喫茶店 kissaten si entra in un mondo dove viene in pieno messo in pratica il motto “tecnica occidentale, spirito giapponese” nato durante il Periodo Meiji (1868 – 1912) quando il Giappone tornò ad aprirsi al mondo dopo tre secoli di chiusura. Spesso le kissaten ricordano le nostalgiche sale da tè europee, altre sono in pieno stile giapponese con bambù e tatami.

Non esiste una cerimonia codificata per preparare e sorseggiare il caffè. Ogni Maestro ha la sua caratteristica. Può essere l’abbinamento con un dolce. Nelle grandi caffetterie di catena, la cheesecake è quasi un obbligo insieme ad un mug caldo. Mentre nell‘arte di sorseggiare il caffè nelle kissaten più particolari, i dolci si abbinano alle gradazioni e al gusto delle varie tipologie di caffè proposto. Oppure, può essere il servizio di porcellana utilizzato. In Giappone la porcellana e la ceramica hanno una lunga storia che si è spesso adattata all’occidente. Ad esempio il rapporto commerciale Olanda – Giappone e al magnifico stile di porcellana che si è venuto a creare da questo incontro.

l'arte di sorseggiare il caffè

Nelle kissaten più famose e ricercate, ogni singolo momento della preparazione del caffè è accompagnato da un rituale deciso dal Maestro. I disegni con il latte per i cappuccino più raffinati, il modo di bollire l’acqua, il servire il caffè con una gestualità unica. Questo è anche l’arte di sorseggiare il caffè.

Ma decidere di approcciarsi al bere il caffè – quello che qui ho indicato come “L’arte di sorseggiare il caffè” – ha in realtà un significato simbolico molto importante. In primo luogo adottare il caffè, spesso al posto del tradizionale tè, vuol dire proprio allontanarsi dalla rigidità della ritualità giapponese. Il caffè non ha bisogno di grandi riti o gestualità. La cultura del tè ha da sempre rappresentato all’interno della società giapponese l’ospitalità, lo stare insieme e l’accoglienza, per manifestarsi in pieno con la tradizionale cerimonia del tè. Al contrario, il caffè viene visto come LA bevanda solitaria per eccellenza. Bè dai, ci sta! Il “non parlatemi fino a quando non prendo il caffè” riassume bene questo concetto anche da noi. Negli anni ’70 e ’80 le kissaten erano il luogo dove ci si incontrava per organizzare manifestazioni e discutere dei problemi legati alla società.

Basta un caffè per essere felici

Perciò il caffè in Giappone è una bevanda che quasi sempre la si beve da soli, un momento per stare con noi stessi. I romanzi di Toshikazu Kawaguchi si inseriscono bene in questo contesto. La caffetteria di Kawaguchi diventa un luogo in cui connettersi con il nostro io interiore e comprendere quanto sia importante trascorrere il tempo che abbiamo con le persone a noi care. Bere una tazza di caffè finché è caldo rappresenta un po’ l’idea di godersi l’attimo, esserci in quel breve momento in cui si sorseggia la bevanda e siamo perfettamente consapevoli di noi e di ciò che ci circonda. L’arte di sorseggiare il caffè diventa così l’arte di connettersi con noi stessi per ritrovare un po’ di felicità.

Vi lascio la trama del libro e spero che da oggi in poi bere il caffè diventerà per tutti voi un piccolo gesto d’amore verso voi stessi.

Trama

L’aroma dolce del caffè aleggia nell’aria fin dalle prime ore del mattino. Quando lo si avverte, è impossibile non varcare la soglia della caffetteria da cui proviene. Un luogo, in un piccolo paese del Giappone, dove si può essere protagonisti di un’esperienza indimenticabile. Basta entrare, lasciarsi servire e appoggiare le labbra alla tazzina per vivere di nuovo l’esatto istante in cui ci si è trovati a prendere una decisione sbagliata.

Per farlo, è importante che ogni avventore stia attento a bere il caffè finché è caldo: una volta che ci si mette comodi, non si può più tornare indietro. È così per Gotaro, che non è mai riuscito ad aprirsi con la ragazza che ha cresciuto come una figlia. Yukio, che per inseguire i suoi sogni non è stato vicino alla madre quando ne aveva più bisogno. Katsuki, che per paura di far soffrire la fidanzata le ha taciuto una dolorosa verità. O Kiyoshi, che non ha detto addio alla moglie come avrebbe voluto. Tutti loro hanno qualcosa in sospeso, ma si rendono presto conto che per ritrovare la felicità non serve cancellare il passato, bensì imparare a perdonare e a perdonarsi. Questo è l’unico modo per guardare al futuro senza rimpianti e dare spazio a un nuovo inizio.

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La lettera di Gertrud

“La lettera di Gertrud” di Björn Larsson

Recensione del libro “La lettera di Gertrud” di Björn Larsson. Il cammino di un’identità e i suoi passi nella storia.

Tra odio e rinascita

Martin Brenner rivendica la libertà di essere se stesso. In qualunque forma decida di dimostrarlo, cercando la propria, personale via al raggiungimento della felicità. Martin è un genetista, cerca risposte nella scienza e grazie ad essa inizia ad incamminarsi lungo le sponde fragili della sua storia personale che anche lui non poteva pensare fosse così complicata. Martin scopre di essere ebreo dopo la morte di sua madre, sopravvissuta per miracolo alla Shoah e che per tutta la vita tenterà di proteggerlo nascondendogli queste radici. Per tutto questo, “La lettera di Gertrud” descrive il vero e proprio cammino di un’identità e dei suoi passi nella storia.

Per farlo, Martin affida le trame contorte della sua vita alla penna esperta di Larsson, che accetta di romanzarla rimanendo fedele all’essenzialità delle notizie emerse dai colloqui avuti con lui. Dialoghi che riveleranno come quest’ultimo abbia oltrepassato con molta fatica l’abisso esistenziale in cui se stesso e i suoi affetti sono caduti nel momento della rivelazione della propria ebraicità. Identità, questa, ancora difficile da accettare non solo dal sempre vivo antisemitismo ma anche da coloro che sembrano fare della tolleranza la loro bandiera umanitaria, salvo poi rivelarsi colmi di pregiudizi.

Nei confronti dell’ebraismo è come se fosse sempre presente un sentimento di intolleranza difficilmente estirpabile, qualcosa che lotta profondamente con la parte più oscura di coloro che lo avversano. Uno stato d’animo che si nutre di invidia, rancore, ostilità e che nemmeno Martin riesce a spiegarsi. A tutto questi si aggiunga anche l’esasperato conservatorismo di alcune frange estreme dello stesso ebraismo, le quali stentano anche a certificare e a comprendere le analisi della scienza affermando come si diventi ebrei per questioni genetiche. Ma non è questo il contesto per parlare di tutto ciò. “La lettera di Gertrud” va oltre lo scontro tra un punto di vista e un altro perché, con gli strumenti della letteratura e del romanzo, parla dei tormenti di un uomo.

Io so chi sono

Brenner, in ogni pagina, rivendica la libertà di essere quello che vuole al di là di tutto. Contrastando tutti. Sacrificando la sua vita familiare. Sì, perché c’è sempre qualcosa che dentro un individuo non potrà mai essere annientato nonostante gli innumerevoli sforzi che la realtà esterna cerca di fare per estirparla: essere ciò che si è. Non si può scampare da questo istinto; non ci sono campi di concentramento, violenze, insulti che possano frenare il cammino dell’uomo nei confronti del suo destino, a cui si cerca di dare un indirizzo ma che rimane, il più delle volte, imperscrutabile, senza redini.

“La lettera di Gertrud” documenta letteralmente questa ricerca di sé entrando nel dolore di una vita che non ha scelto di essere legata ad una tradizione specifica seppur conscia di quanta storia ci sia al suo interno e quanto rispetto ad essa debba essere dato. Martin vuole, semplicemente dimostrare la necessità che esistono tante forme per costruire se stessi, l’importante è restare coerenti con quello che si sente dentro la propria anima, una sorta di rapporto empatico con il proprio io più nascosto a cui non si può fare a meno di rispondere mettendosi pazientemente in ascolto di quanto si è stati in passato. Setacciando le radici della propria famiglia, di quello che si è adesso e di ciò che si vuole per il futuro.

Di fronte alla complessità della vita umana, come si pone un romanziere come Larsson? In che modo riuscirla a raccontare? Alla scrittura, come a tutte le forme dell’arte, non spetta giudicare ma conoscere e far comprendere agli altri uomini i silenzi, la rabbia, le riflessioni individuali cercando di coglierne l’universalità. La letteratura non insegna a vivere, ci aiuta a migliorarla con la forza della trasfigurazione della parola, simbolo di cambiamento e di fedeltà alle ragioni che presiedono alla vita che si intende immaginare come migliore per se stessi. Martin è un uomo coraggioso perché lotta con tutte le sue forze affinché ognuno di noi abbia davvero chiaro il percorso da intraprendere come uomo o donna.

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Documentato, scritto con partecipazione, accurato nelle idee che racconta. Sono stato molto felice di leggere “La lettera di Gertrud”. Un libro in cui l’ebraismo c’entra nella misura in cui, ahimè, si capisce come sia sempre oggetto di odio. E c’entra di più quando è l’argomento da cui partire per indagare la nostra indomita volontà di dimostrare sempre, fino allo sfinimento, che nessuno potrà mai impedirci di arrivare ad amare quello che la vita, nei suoi misteriosi disegni, ci fa conoscere giorno dopo giorno.

  • Traduttrice: Katia De Marco
  • Editore: Iperborea
  • Anno edizione: 2019
  • In commercio dal: 20 febbraio 2019
  • Pagine: 465 pp., Brossura

Parola-Segnalibro: #identità.

Un ascolto/un’opera d’arte: Afterhours – Io so chi sono (2012); Mark Rothko – Untitled (1952).

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la spinta Ashley Audrain

La spinta, Ashley Audrain e la difficoltà di essere madre

Recensione del romanzo d’esordio “La spinta” di Ashley Audrain edito da Rizzoli. Il viaggio dentro le difficoltà e il significato di essere madre

Essere madre è il mestiere più difficile al mondo. E’ un modo di dire, ma si sa che è pura verità. Non sempre, però, si va a fondo a questa affermazione. Cosa significa nella vita di una donna diventare madre? Come cambia il rapporto il partner, al corpo, alla quotidianità? E cosa succede quando una madre si accorge che nel figlio esiste un principio di crudeltà che potrebbe sfociare in una violenza pericolosa? “La spinta” di Ashley Audrain entra nel cuore della mente di una giovane donna da poco diventata madre e alle sue difficoltà ad accettare questo nuovo ruolo imposto.

Trama

È la vigilia di Natale e Blythe è seduta in macchina a spiare la nuova vita di suo marito. Attraverso la finestra di una casa estranea osserva la scena di una famiglia perfetta, le candele accese, i gesti premurosi. E poi c’è Violet, la sua enigmatica figlia, che dall’altra parte del vetro, a sua volta, la sta fissando immobile. Negli anni, Blythe si era chiesta se fosse stata la sua stessa infanzia fatta di vuoti e solitudini a impedirle di essere una buona madre, o se invece qualcosa di incomprensibile e guasto si nascondesse dietro le durezze e lo sguardo ribelle di Violet. Quando ne parlava con Fox, il marito, lui tagliava corto, tutto era come doveva essere, diceva.

Era cominciata così, o forse era cominciata molto prima, quando era stata lei la bambina di casa. Blythe ora è pronta a raccontare la sua parte di verità, e la sua voce ci guida dentro una storia in cui il rapporto tra una madre e una figlia precipita in una voragine di emozioni, a volte inevitabili, altre persino selvagge. Un tour de force che pagina dopo pagina stilla tutto quel che c’è da sapere quando una famiglia, per preservare la sacralità della forma, tace. Viscerale, onesto fino alla brutalità, La spinta è un viaggio ipnotico e necessario nella psiche di una donna a cui nessuno è disposto a credere.

Blythe si accorge fin da subito che sua figlia Violet ha dei problemi comportamentali: non dimostra affetto se non verso il padre, spesso diventa violenta, usa troppo frequentemente la parola “odio”. E’ vero, per Blythe diventare mamma non è stata la passeggiata emozionante piena di sorrisi, paroline dolci e tu-tu ta-ta. Ma piuttosto un affrontare da sola un ruolo che non ha sentito del tutto suo. Un corpo deformato, le notti insonne, dover badare da sola a quell’esserino che non riesce a vedere come la gioia dei suoi occhi. Eppure Blythe ci prova ad essere quella mamma da pubblicità dei cereali. Si impegna a trovare un canale di comunicazione con sua figlia. Fin quando Violet non inizia a manifestare seriamente dei comportamenti violenti nei confronti degli altri bambini e della stessa Blythe.

La donna non trova conforto nemmeno nel dialogo con il marito Fox il quale prende le difese della figlia e si ostina a manipolare la moglie pur di salvare le apparenze. Già, perché avere una bambina con istinti omicidi di certo non fa parte del quadretto famigliare perfetto che si erano imposti di creare. Ma un giorno avviene un incidente, una spinta, che porterà Blythe ad essere convinta del suo istinto che la mamma è l’unica a conosce davvero i propri figli. Sarà più sola di prima, cercando di difendere se stessa e salvare un matrimonio che da troppi anni è diventato una pura e semplice convivenza forzata.

Se ti piacciono i gialli e i thriller dai un’occhiata alla nostra sezione dedicata!

“La spinta” di Ashley Audrain è un fiume di ricordi ed emozioni della protagonista Blythe dove racconta la sua versione, come lei ha sempre visto e vissuto il rapporto con Violet parlandoci da un tempo futuro rispetto ai fatti raccontati. Va a ritroso per comprendere, cercare di capire se le sue intuizioni non siano state frutto di un pregiudizio inziale sulla figlia. Il testo gioca tutto se la figura malvagia di Violet sia reale o frutto di tutte le ansie e paure di Blythe sul suo non essere una mamma perfetta. Il libro ha un ritmo calzante ed entra perfettamente nella psicologia degli adulti per fare luce su tante dinamiche che si creano una volta diventati genitori.

Ci viene raccontato tutto: dai rapporti sessuali diversi, al corpo femminile come si trasforma, al fatto che non tutte le mamme manifestano entusiasmo nel dare alla luce un bambino. In più la Audrian ci mostra anche il passato delle donne della famiglia di Blythe proprio per evidenziare quanto ogni donna sia diversa nel vivere la maternità. Tre generazioni diverse che si scontrano con il ruolo imposto di madre.

A mio avviso un punto di forza de “La spinta” di Ashley Audrain risiede nel non aver avuto paura di parlare di quel principio di crudeltà che esiste in alcuni bambini e che potrebbe sfociare in altro se non preso in tempo. E’ un tema un po’ tabù che mi affascina molto (vedi Mary Bell ad esempio). Inoltre ho apprezzato particolarmente che fino all’ultima riga del libro il lettore resterà con il dubbio su Violet e Blythe. Altro aspetto importante è il rapporto madre-figlia non sempre roseo e non sempre idilliaco come la società spesso ci impone. L’unica cosa che non mi ha convinto è la categorizzazione del libro. E’ inserito tra i gialli-thriller, ma a mio avviso non c’è proprio l’atmosfera per considerarlo tale. Mi sembra un romanzo di narrativa che potrebbe avere delle sfumature da thriller. Ma non un thriller puro.

Consiglio “La spinta” di Ashley Audrain agli amanti dei libri con protagonisti bambini-cattivi, agli appassionati di romanzi psicologici e a chi non si spaventa a leggere che non per tutte le donne fare la mamma è la realizzazione di un sogno


La spinta Ashley Audrain

Ashley Audrain – La spinta

Titolo originale: The Push
Editore: Rizzoli
Genere: Gialli – thriller
Prima edizione: 2021
Prima edizione italiana: 2021
Formato: brossura
Pagine: 348 pp.,
Traduttore: Isabella Zani
Prezzo: 18,00 euro

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l'inverno di Giona

L’inverno di Giona, Filippo Tapparelli

Recensione del romanzo “L’inverno di Giona” di Filippo Tapparelli edito da Mondadori e vincitore del Premio Campiello 2018

Un senso di agonia e ansia costante. Questa è stata la sensazione che ho vissuto sulla pelle ad ogni pagina de “L’inverno di Giona” di Filippo Tapparelli. Un libro che entra nelle viscere della psiche umana per tirarne fuori tutte le paure e i desideri più oscuri. E qui, devo dire, Tapparelli è riuscito a creare un mondo dell’inconscio da brivido.

Trama


Siamo su una montagna ostile, fa molto freddo. Giona non ha ricordi. Ha poco più di quattordici anni e vive in un villaggio aspro e desolato insieme al nonno Alvise. Il vecchio, spietato e rigoroso, è l’uomo che domina il paese e impone al ragazzo compiti apparentemente assurdi e punizioni mortificanti. In possesso unicamente di un logoro maglione rosso, Giona esegue con angosciata meticolosità gli ordini del vecchio, sempre gli stessi gesti, fino a quando, un giorno, non riesce a scappare.

La fuga si rivelerà per lui un’inesorabile caduta agli inferi, inframmezzata da ricordi della sua famiglia, che sembrano appartenere a una vita precedente, e da apparizioni stravolte. In un clima di allucinata sospensione temporale, il paese è in procinto di crollare su se stesso e la terra sembra sprofondare pian piano sotto i piedi del ragazzo. La verità è quella che appare? Solo un decisivo cambio di passo consentirà al lettore di raggiungere la svolta finale e comprendere davvero che cos’è l’inverno di Giona.

È difficile parlare in generale de “La vita di Giona” in quanto è una storia in cui reale, irreale e inconscio si fondono in molti punti, lasciando spesso il lettore con dei dubbi. Giona è un ragazzo che vive con il nonno adottivo Alvise in un paese lontano e isolato su una montagna. Il rapporto tra Giona e il nonno è quasi di schiavitù. Il nonno maltratta il ragazzo umiliandolo, facendolo vivere quasi come un animale. Non mancano le botte. Giona si trova in una situazione di forte disagio psicologico in quanto non riesce a ribellarsi ad Alvise. Subisce in silenzio tutte le ingiustizie accettandole come se fossero la giusta punizione per la sua esistenza. Una vita scandita da una routine ben precisa volta ad esaudire le richieste del nonno. Questo è il mondo di Giona. O meglio, il suo inverno.

Ma ad un certo punto Giona decide di svegliarsi, di ribellarsi ad Alvise. Esce quasi nudo nella neve, incontrando gli abitanti del villaggio, presenze quasi effimere, ma che cercano di fargli riprendere il contatto con la realtà. Dall’inverno che Giona vive dentro di sé e nella realtà (vera o presunta, chissà) creata da Alvise, cerca di liberarsi. Si ha quindi una svolta nella trama nel momento in cui il ragazzo decide di riprendere in mano i suoi ricordi. Ricordi di una vita fatta di affetto, amore, di momenti di pura normalità. E sarà proprio questo elemento a ridare a Giona la voglia di rialzarsi e di tornare in vita.

“Hai sbagliato e queste sono le conseguenze. Lo sai benissimo. Io ti spiego come fare ma tu continui a sbagliare. Non impari. Ecco perché ti punisco. La sapienza, Giona, si acquisisce attraverso la sofferenza. Deve essere così. Diffida da chi impara con gioia, perché ciò che si apprende senza dolore, altrettanto facilmente si dimentica.”

Il lettore ha subito la sensazione che “L’inverno di Giona” sia un viaggio nella psicologia, nei meandri più bui dell’inconscio. Ma di chi? Chi soffre? Cosa stiamo leggendo davvero? Ed è forse questo il punto più interessante del romanzo di Tapparelli: tirare fuori un mondo dell’inconscio dominato da paure, sensi di colpa e dolore acuto. Nessuna percossa fisica sarà mai più dolorosa del mondo interiore di Giona. E’ stato sicuramente complicato, ma ben riuscito. In più tutte le atmosfere del libro ci rimandano a quella sensazione di angoscia e ansia perenne che tormentano anche il protagonista. Il ritmo accelera pagina dopo pagina fino a trovare una quiete nel finale.. ma sarà reale?

Quindi, cosa non mi ha del tutto convinto? Ho fatto fatica a portare avanti la lettura in alcuni punti della parte iniziale. Forse perché l’ho letto in un periodo complicato e le forti atmosfere angoscianti non mi hanno reso la lettura serena come pensavo. Devo dire però che l’idea e la struttura sono geniali! Lo svolgimento della seconda parte del libro è davvero da lasciare senza parole!

Consiglio “L’inverno di Giona” agli amanti dei romanzi dalle forti tematiche psicologiche, a chi non teme l’angoscia e storie di forte disagio interiore


l'inverno di Giona

Filippo Tapparelli – L’inverno di Giona

Editore: Mondadori
Genere: Gialli e thriller
Prima edizione: 2019
Formato: rilegato
Pagine: 204 pp.,
Prezzo: 17,00 euro

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Albert Camus: la rivolta e il destino

Albert Camus: la rivolta e il destino

Articolo e riflessioni su Albert Camus. L’attualità de “L’uomo in rivolta”: libro necessario per capire il mondo di oggi.

Quel sorriso appena accennato, la sigaretta messa sbilenca a lato delle labbra. Lo sguardo sveglio e empatico, che spinge ad entrare subito in sintonia con lui, come se fosse una amico di vecchia data. Questa è una delle immagini più conosciute di Albert Camus, forse per me la più bella e coinvolgente. Perché? Semplicemente perché sottolinea tutta l’essenza del suo pensiero esistenzialista, quella volontà di capire l’assurdità della vita rimanendo sempre e comunque umano. Quanto mancano intellettuali come lui, quanto manca il coraggio del suo pensiero, la sua voglia di rivendicare il nostro diritto all’autenticità della vita liberi da ogni tipo di compromesso. È in questo che consiste l’attualità di uno dei suoi testi più belli, “L’uomo in rivolta”, un libro necessario per capire il mondo di oggi.

La complessità del pensiero di Camus, in perenne scontro dialettico con la constatazione amara dell’assurdità di ciò che ci circonda, non cede ad alcun pessimismo o, peggio, ad alcun nichilismo contro cui l’autore stesso si scaglia veemente, attraversando, anzi, galoppando lungo i sentieri della storia e della filosofia, cercando in esse le tracce di una riflessione che ha come base fondamentale la ricerca della verità dell’esistenza. Camus, ne “L’uomo in rivolta”, non si risparmia nell’analisi metafisica, storica, artistica, cercandone le ragioni nell’apparente irragionevolezza di pensatori come Nietzsche che avevano oltrepassato il confine della realtà percependola in tutte le sue contraddittorietà. In questa rivolta che si fa anche scelta nichilista, Camus percepisce non solo un malessere personale ma anche uno più universale, da cui nessuno di noi può scampare: la coscienza che le cose, in fondo, non vanno bene e che bisogna in qualche modo rivoltarsi contro di esse.

In che modo? Non certamente con l’assurdità della violenza, che ha percorso la storia da sempre, divenendo ancora più illogica con i moti rivoluzionari dei primi quarant’anni del Novecento, dove per raggiungere una fantomatica uguaglianza sociale si ammetteva la necessità dell’omicidio. Un pensiero deviato, abominevole, che punta alla distruzione più che alla creazione positiva, alla trasformazione del malessere in qualcosa che ci dia la spinta per capovolgere davvero la realtà e noi stessi, per migliorarci e per dimostrare al mondo che un senso può esserci nel momenti in cui sappiamo prendere coscienza di ciò che di autentico dobbiamo sempre difendere. È questa la caratteristica essenziale di ogni tipo di rivolta. Eppure noi non riusciamo a fuggire dal fascino del Male, da quella tentazione che Camus ravvisa in Sade di dimostrare di essere liberi in tutto disumanizzando i confini del nostro intelletto.

“Tutti portiamo in noi il nostro ergastolo, i nostri delitti e le nostre devastazioni. Ma il nostro compito non è quello di scatenarli attraverso il mondo; sta nel combatterli in noi e negli altri. La rivolta, la secolare volontà di non subire, di cui parlava Barrès, ancor oggi è al principio di questo combattimento. Madre delle forme, sorgente di vita vera, ci tiene sempre ritti nel moto informe e furioso della storia.” (p. 329)

Sono parole scritte nel 1951, ma ancora tremendamente contemporanee in un’epoca che come la nostra sembra non rivendicare alcun freno ad ogni tipo di manifestazione umana cercando, certe volte, di giustificare la voglia stessa di oltrepassare ogni limite per arrivare dove? Nel raggiungimento di un’umanità narcisista capace di annullare se stessa. Ecco perché è essenziale trovare una soglia a questa sete assurda di libertà per rendere quest’ultima davvero libera cogliendone le ragioni. Su tutto questo si basa la ricerca di un sano altruismo che Albert Camus scorge nella forza davvero creatrice dell’arte, in particolare nella pittura e nella letteratura, entrambe in grado di manifestare le devastazioni interiori di chi le pratica senza per questo andare oltre la misura del lecito per scatenarle contro il mondo.

Al contrario, esse aiutano a parlare dell’assurdità della vita aiutandoci a riparare da essa credendo in una possibilità di riscatto che, per il Camus de “L’uomo in rivolta”, passa dalla valorizzazione dei meno fortunati e più umiliati. Soltanto prestando la nostra attenzione nei loro confronti, soltanto dimostrandoci pienamente umani, saremo capaci di migliorare noi stessi e le domande che ci portiamo dentro fin dalla nascita. Condividendo la sofferenza, esprimendola anche con le infinite metodologie dell’arte, è possibile porsi oltre ogni nichilismo per riassaporare l’autenticità dell’essere uomini per il bene stesso degli uomini, malgrado le nefandezze e mostruosità di cui essi sono colpevoli. Una lezione filosofica che deve far rifletterci anche oggi, a partire dalla quale è possibile ambire a un destino migliore.

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archeologia giapponese

Archeologia giapponese: sveliamo alcuni misteri

Archeologia giapponese: uno sguardo alla Preistoria e Protostoria del Giappone. Una mia video-lezione per parlare dell’Epoca Jōmon, Epoca Yayoi ed Epoca Kofun

Quando si parla del passato del Giappone, si pensa subito al periodo dei Samurai o alla Seconda Guerra Mondiale. In verità il Giappone ha un passato ricco di storia, ricco di cultura materiale e pieno di curiosità relative all’archeologia. Forse non tutti lo sanno, ma sono specializzata in archeologia giapponese. In particolare le mie ricerche sono focalizzate sull’ultimo periodo della formazione dello Stato Giapponese e sulle influenze coreane durante il Tardo Periodo Kofun proponendo come caso-studio le tombe decorate del Nord dell’isola del Kyushu.

Non è facile approcciarsi all’archeologia giapponese principalmente perché è un settore ancora nuovo, purtroppo poco studiato in Occidente e spesso difficile fare ricerca per noi occidentali lì sul posto. Una barriera non da poco è data dalla lingua. L’inglese è sì parlato, ma spesso per relazionarsi con alcuni docenti o studiosi del Sol Levante, il giapponese resta fondamentale. Nonostante sia un argomento poco conosciuto, per me è estremamente affascinante. Il mio interesse iniziale è nato perché ne volevo sapere di più. E da una passione nata per pura curiosità, ho voluto costruire il mio percorso di studi specialistici e di ricerca.

Sono poche le occasioni in cui ho la possibilità di far conoscere l’archeologia giapponese fuori dalle situazioni accademiche. Per questo ho accettato con enorme piacere l’invito di Gruppo StoriaVera per fare una chiacchierata/intervista/lezione su questo argomento. E’ una chiacchierata introduttiva adatta anche a chi non è del settore e per curiosità vuole scoprire qualcosa in più sul Periodo Jōmon, Periodo Yayoi e Periodo Kofun.

La video – intervista

Ecco gli argomenti della diretta (trovate il video in basso):

  • Introduzione (min 4:50)
  • Epoca Jōmon (min 10:15)
    • caratteristiche generali dell’epoca
    • vasellame
    • Dogū
  • Epoca Yayoi (min 21:45)
    • caratteristiche generali dell’epoca
    • introduzione della risicoltura
    • riso nella cultura giapponese
    • introduzione delle armi
    • interazioni nel Mare Giallo
      • sistema tributario – Cina
      • Peer Polity – Corea del Sud
    • sepolture
    • vasellame
    • dōtaku
  • Epoca Kofun (min 39:55)
    • caratteristiche generali dell’epoca
    • diffusione dei kofun
    • kofun Q&A
    • all’interno di un kofun
    • haniwa

Se avete domande o curiosità, potete scriverle nei commenti!

Spesso penso di aggiungere una sezione nel nostro “Angolo Giappone” per approfondire l’archeologia e l’arte giapponese. Cosa ne pensate?

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Libri Nord Europa

Nord Europa: libri per conoscere il Nord Europa

Alcuni consigli di libri per conoscere attraverso la lettura il Nord Europa

La letteratura del Nord Europa ha radici antichissime. Parla di paesaggi sconfinati e realtà interiori altrettanto estese, colme di mistero e dei ritmi della natura, caratteristiche presenti, ad esempio, nella narrativa dei paesi scandinavi in cui il cadenzare lento del pensiero e delle azioni sono il riflesso di quei luoghi così ostili ma aperti, nelle loro asprezze, alla vita. Terre vissute da miti pagani senza tempo, racconti fiabeschi persi nell’oblio di storie a metà fra sogno e realtà. E poi la storia infinita delle letterature francesi, tedesche e inglesi, i cui autori sono alla base del nostro immaginario di cittadini e lettori europei.

#ilgirodelmondoin12letture

Il Nord Europa è la nostra undicesima tappa de #ilgirodelmondoin12letture. Pronti a partire con noi?

Non è stato facile riassumere in dodici punti tutto il materiale proveniente dalle culture del Nord Europa. I libri di questa zona del mondo meriterebbero un approfondimento a parte per la densità dei contenuti e per l’importanza delle loro storie. Si tratta di testi che compendiano un po’ tutti i temi fondamenti della vita dell’uomo espressa in ambienti difficili da abitare ma per questo stimolanti a livello di immaginazione e fantasia. Che aspettate allora? Lasciatevi trasportare dai libri in lista per l’undicesima tappa del nostro progetto/challenge #ilgirodelmondoin12letture! Partiamo subito!

Seguici su Instagram per conoscere il nostro viaggio e quello degli altri viaggiatori in Nord Europa!

Libri sul Nord Europa

Cucinare un orso – Mikael Niemi

In una Svezia ottocentesca e misteriosa, il pastore Laestadius predica la fede più autentica con determinazione e forza, fino a quando dovrà confrontarsi col Male più atroce e cercare ad esso delle risposte che dovrà elaborare anche attraverso l’aiuto della razionalità.

In questo romanzo perso nelle violenze più profonde dell’uomo, Mikael Niemi racconta l’anima oscura del Nord Europa cercando di illuminarla con la forza della letteratura e della parola. A metà fra il giallo e il racconto erudito, Cucinare un orso è a mio avviso fra i libri più belli degli ultimi anni.

Le sofferenze del Belgio – Hugo Claus

Il romanzo fiammingo più importante del secondo dopoguerra, vede come protagonista Louis Seynaeve, ragazzino che si muove con difficoltà fra gli opprimenti e retrivi ambienti della sua terra natia, in un contesto storico in fermento, dove il nazismo inizia piano piano a muovere i primi passi nella storia.

Louis si troverà a confrontare se stesso con le ipocrisie della società a lui contemporanea cercando di far coincidere la sua crescita personale con quella di una nazione, il Belgio, che verrà letteralmente travolta dalla Seconda guerra mondiale pagandone conseguenze durissime.

La storia seguente – Cees Nooteboom

Tra realtà e sogno, in bilico sulle dimensioni imperscrutabili della metafora, La storia seguente è uno di quei libri a cui i limiti del tempo vanno stretti tanto è forte la capacità della sua storia di viaggiare oltre le epoche.

Hermann Mussert, innamorato del mondo classico, si trasforma nei suoi miti man mano che si avvicina alla morte cercando risposte in una letteratura che vive dell’eternità dei versi di Ovidio e delle descrizioni di Strabone. Nooteboom si interroga sulle radici del mondo europeo facendo migrare con la mente l’anima di questo strano intellettuale olandese a cui la vita ormai sembra non aver più nulla da chiedere.

L’anno della lepre – Arto Paasilinna

Vatanen, giornalista in crisi esistenziale, che nella sua vita ha sempre fatto compromessi in ogni campo, inizia a chiedersi se davvero ne è valsa la pena. In un grigiore interiore che a fatica riesce a non reprimere, Vatanen sa che prima o poi dovrà fare i conti con se stesso. Una sera, però, tornando in macchina da un servizio fuori città, investe una lepre che scappa via ferita nei boschi.

La raggiunge, la cura, decidendo di sparire insieme a lei nella natura abbandonando tutto e tutti. Da questo momento nasceranno mille peripezie che lo trasformeranno in un vagabondo on the road sovversivo e anarchico alla ricerca della propria felicità. Con questo libro Paasilinna dà inizio a un nuovo genere letterario, il romanzo umoristico-ecologico, che lo farà conoscere in tutto il mondo.

L’ultimo viaggio di Amundsen – Monica Kristensen

La scomparsa di Roald Amundsen durante le ricerche del dirigibile Italia il 25 maggio 1928, schiantatosi sulle isole Svalbard e comandato da Umberto Nobile. Amundsen che con Nobile era partito nel 1926 compiendo il primo sorvolo del Polo Nord, partecipa alle iniziative di salvataggio ma improvvisamente svanisce nel nulla, lui che nei giorni precedenti era pervaso da un inquietante presagio sul proprio destino.

Monica Kristensen scrive un libro profondo, denso di contenuti e documentato. Fa parlare le fonti a sua disposizione cercando di capire le ragioni di questa fine così oscura. Ne nasce un racconto intenso, ricco di pathos, in grado di entrare nei dilemmi esistenziali dei protagonisti fino a sviscerarne ogni piccola incrinatura caratteriale.

L’avversario – Emmanuel Carrère

La storia di un impostore che ha sacrificato la vita dei suoi cari per non ammettere le proprie inadempienze. Un uomo, un finto medico che per anni inganna i suoi famigliari portandoli a credere che durante le sue uscite mattutine si rechi effettivamente a lavoro mentre trascorre gran parte dei momenti di attesa in autostrada o nei boschi vicini.

Jean-Claude Romand, un uomo senza qualità, un inetto che vive di disperazione e che con la sua vicenda conclusasi con la condanna all’ergastolo, non fa che sbatterci in faccia l’assurdità dell’esistenza e della sua follia che qui Carrère ha cercato di raccontare restando fedele al paradosso umano ed esistenziale del protagonista.

La montagna incanta – Thomas Mann

Un viaggio letterario dentro i primi decenni del Novecento attraverso le vicende del giovane Hans Castorp, che entra nel Berghof, il sanatorio svizzero di Davos, all’interno del quale il suo carattere subirà un’evoluzione intellettuale ed interiore a contatto con gli altri malati che gli faranno capire le mille sfumature dell’esistenza.

In questo microcosmo di idee e pensieri, Castorp rifletterà sul senso della vita fino all’annientamento conseguente all’inizio della Prima guerra mondiale che porterà alla graduale distruzione dell’Europa fino ad allora conosciuta.

Il cerchio celtico – Bjorn Larsson

Un thriller ambientato fra le coste e i mari del Nord Europa, con inseguimenti mozzafiato e una natura che non dà tregua. Ul e Torben sono alla ricerca di MacDuff e Mary e di un’organizzazione segreta che ha come obiettivo quello di liberare gli eredi del popolo celtico.

Un viaggio avventuroso fatto di vento, onde e parole. Quelle che si allontanano anche dalla scrittura pur di rimanere libere nell’esprimere il loro significato. Ed in fondo è questa la lezione di tutti i romanzi di Larsson: cercare sempre e comunque la via più breve per arrivare alla libertà.

Espiazione – Ian McEwan

Davanti alla violenza gratuita, una tredicenne decide di denunciare un orrendo crimine testimoniando contro una persona innocente. In questo modo condizionerà tutta la sua vita fino all’età adulta, fra sensi di colpa e voglia di andare avanti.

Espiazione riflette sul concetto di pena e di giustizia mostrandoci l’apparente innocenza dell’età infantile, a cui troppo spesso si dà un’aurea di felice disincanto dimenticandoci quanto anche questa sia colma di contraddizioni.

Il tamburo di latta – Gunther Grass

La storia di Oskar Matzerath, rinchiuso in manicomio, tamburino legato al suo tamburo e dalla voce così potente da poter addirittura rompere i vetri. In questo libro, insieme alla sua vita, scorre anche quella della Germania della prima metà del Novecento.

Dal giorno del terzo compleanno, Oskar decide di non crescere più per combattere le ipocrisie della realtà in cui vive. Quelle della borghesia che guarda dal basso verso l’alto, letteralmente, a causa della sua statura. Senza risparmiarsi nel criticarla aspramente.

Middle England – Jonathan Coe

La vita pubblica e privata in Gran Bretagna fra il 2010 e il 2018 vista attraverso gli occhi della protagonista Sophie, continuamente infedele nei confronti del marito in un’Inghilterra che dibatte su questioni come il nazionalismo, l’austerity e il referendum sulla Brexit.

Ognuno di questi temi impatterà profondamente sulla vita dei Trotter e di Sophie, senza sconti per nessuno.

I miserabili – Victor Hugo

Un secolo e una nazione riassunti nella visione di uno scrittore immenso, in grado di sintetizzare i caratteri di un popolo in personaggi memorabili. Basti pensare a Jean Valjean, alla prostituta Fantine, al poliziotto Javert. Una galleria di ritratti con le loro bestialità e bellezze dove sono analizzate le categorie del destino, della colpa, della redenzione. Fondamentale.


Questa è stata la mia personale selezione di libri sul Nord Europa! Spero che con questi consigli di lettura possiate viaggiare per questi luoghi lontani e affascinanti. Se avete altri libri da suggerire, fatemelo sapere nei commenti!

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Ninfa Dormiente | Ilaria Tuti la nostra Regina del thriller

Recensione del thriller “Ninfa Dormiente” di Ilaria Tuti edito da Longanesi. Abbiamo la nostra Regina del thriller italiana!

Amici lettori! Che thriller WOW! Non sapevo cosa aspettarmi da “Ninfa dormiente” di Ilaria Tuti, il secondo libro della serie del commissario Teresa Battaglia. “Fiori sopra l’inferno” non mi aveva del tutto convinta (infatti la mia recensione non era entusiasta). Ma qui siamo ad un altro livello. Abbiamo la nostra Regina dei Thriller Italiana! Un libro ben strutturato, thrilling giusto ed evoluzione dei personaggi davvero curata. Insomma, se siete alla ricerca di un bel thriller questo non vi deluderà!

Trama

Li chiamano «cold case», e sono gli unici di cui posso occuparmi ormai. Casi freddi, come il vento che spira tra queste valli, come il ghiaccio che lambisce le cime delle montagne. Violenze sepolte dal tempo e che d’improvviso riaffiorano, con la crudele perentorietà di un enigma. Ma ciò che ho di fronte è qualcosa di più cupo e più complicato di quanto mi aspettavo. Il male ha tracciato un disegno e a me non resta che analizzarlo minuziosamente e seguire le tracce, nelle valli più profonde, nel folto del bosco che rinasce a primavera. Dovrò arrivare fin dove gli indizi mi porteranno.

E fin dove le forze della mia mente mi sorreggeranno. Mi chiamo Teresa Battaglia e sono un commissario di polizia specializzato in profiling. Ogni giorno cammino sopra l’inferno, ogni giorno l’inferno mi abita e mi divora. Perchè c’è qualcosa che, poco a poco, mi sta consumando come fuoco. Il mio lavoro, la mia squadra, sono tutto per me. Perderli sarebbe come se mi venisse strappato il cuore dal petto. Eppure, questa potrebbe essere l’ultima indagine che svolgerò. E, per la prima volta nella mia vita, ho paura di non poter salvare nessuno, nemmeno me stessa. 

Teresa Battaglia si trova ad affrontare un caso diverso dal solito. Non un cadavere come gli altri, ma un quadro dai molteplici misteri che viene da un tempo lontano.. chi lo avrà dipinto? E in che modo è collegato con un efferato omicidio? Poco posso raccontarvi di “Ninfa dormiente” perché rischierei di rovinarvi i vari colpi di scena che si susseguono pagina dopo pagina. Posso però parlarvi del perché secondo me questo thriller merita ben 5 segnalibri, un voto pieno.

Penso che il talento di Ilaria Tuti sia di essere una bravissima narratrice e nello stesso tempo una thrillerista (si dice così?). “Ninfa dormiente” ha una trama solida: c’è realtà sia nei luoghi, negli eventi storici e nella storia dei personaggi. Spesso mi è capitato di leggere thriller in cui l’elemento suspense è alto, ma la trama ha dei buchi narrativi importanti. Non è il caso di questo romanzo. Tutto è ben bilanciato grazie anche alla cura dei dettagli data da uno studio della Tuti sui luoghi e le usanze.

Per non parlare dell‘evoluzione dei due personaggi principali: il commissario Teresa Battaglia e Massimo Marini. In questo capitolo il loro rapporto si rafforza, si liberano dei propri demoni per tendersi la mano e crescere sia nella vita privata che professionale. Bellissimi e toccanti i capitoli in cui si svelano, si mostrano nella loro totale umanità in uno sfondo rappresentato da dei delitti che di umano ha ben poco. Personaggio che poi ho adorato è stata Blanca e il suo cane! Sono curiosa di conoscere la sua storia e di come si evolverà nei prossimi romanzi. Il suo è un lavoro particolare, ma fondamentale per la squadra della Battaglia.

“Io ti stavo aspettando.”

“Mi sembra di disturbare meno, così.”

Era una confessione piuttosto profonda e la ragazza non se ne era nemmeno resa conto. Entrava dal retro nelle vite degli altri, perché forse non le era mai stato insegnato che anche lei poteva accedere dall’ingresso principale.

La trama di “Ninfa dormiente” vi catturerà fin dalle prime pagine. E’ una storia dal sapore lontano, di boschi, simbolismo e di misticismo. I personaggi coinvolti nel caso hanno tutti una storia da raccontare ( e che storia!) e si arriverà al finale senza forzature o sorprese irreali. Tutto si svolge naturalmente donando voce e volto a tutti i misteri.

Consiglio “Ninfa dormiente” a chi cerca un thriller con una bella trama dietro, raccontata magistralmente e con dei personaggi che sembrano usciti da un romanzo di narrativa in piena regola. Potete leggere questo secondo volume della serie senza aver letto necessariamente il primo!


ninfa dormiente ilaria tuti

Ilaria Tuti – Ninfa Dormiente

Editore: Longanesi
Genere: Gialli e thriller
Prima edizione: 2019
Formato: rilegato
Pagine: 380 pp.,
Prezzo: 18,60 euro

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Rimbaud - La poesia nel male assoluto

Rimbaud – La poesia nel male assoluto

Articolo su Rimbaud – La poesia nel male assoluto alla ricerca della possibilità del bene.

Un poeta può esprimere il male seppur con parole bellissime? Spesse volte me lo sono chiesto. Sembra quasi paradossale che la poesia riesca ad esprimere quanto di più doloroso e turpe sentano gli esseri umani, eppure è così. La poesia è prima di tutto un’estensione della nostra coscienza, la dimostrazione di ciò essa sente nel profondo e in questo spazio misterioso, incognito, oscuro, c’è anche ciò che tentiamo di lasciare nascosto. Un esempio è Arthur Rimbaud, la cui poesia si immerge nel male assoluto alla ricerca della possibilità del bene.

La vita tormentata di questo poeta delle fragilità dell’anima cerca un continuo equilibrio fra la voglia di sentire la vita nella sua pienezza e quella di combatterla in ogni istante sentendo vibrare in se stessi la necessità di contrastarla, di dissentire dai suoi ipocriti richiami alla felicità. Rimbaud è maledetto dall’esistenza, non riesce ad inserirsi al suo interno se non restandone ai margini per osservarne i limiti e le incongruenze. Per questo Rimbaud immagina altri mondi e trova in essi uno stimolo per viverne una probabile quiete.

In Sensazione tutto questo è evidente, straziante. Sembra che l’anima di Rimbaud si estranei da se stessa per stare distaccata dai suoi problemi. “Non parlerò, non penserò a nulla/ma l’amore infinito mi salirà nell’anima”. Al confine dei suoi dolori esistenziali, in un luogo che è e non è allo stesso tempo, lì Rimbaud trova pace e conforto, lì può essere finalmente se stesso e iniziare a staccarsi anche dalla parola che gli permette di incidere su carta la sua sofferenza.

“Non parlerò”. Sopprimere il linguaggio per ritornare al silenzio in un ascolto di se stessi quasi religioso, nell’attesa che il rumore della disperazione si plachi per lasciare spazio a un amore infinito di cui si brama consapevoli di non poterlo raggiungere mai. Rimbaud traccia una via alla contemplazione senza rimanerne avvinto, sebbene la tentazione sia dietro l’angolo. Il male a cui non si riesce a dire di no.

Seduttivo, appagante, denso di un piacere che crea dipendenza ma che non può essere il rimedio definitivo ai propri problemi. Solo la poesia può arrivare al cuore di una simile condizione, solo la parola che esprime riesce ad evadere, seppur brevemente, dalle trame contorte dell’abominio. Ogni verso di Rimbaud muore risorgendo dalle sue ceneri. Dimostrando quanto la letteratura coltivi in se stessa un potere taumaturgico, lenitivo, da far proprio con determinazione in ogni momento della propria vita.

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Libri da regalare a Natale 2020: un libro per ogni gusto!

Vi piacerebbe regalare un libro, ma non sapete su cosa orientarvi? Ecco qualche spunto per dei libri da regalare a Natale 2020!

libri da regalare Natale 2020

Per noi amanti della lettura, scartare un libro sotto l’albero è sempre un’emozione unica! Ma a volte può essere difficile decidere quale libro regalare a Natale se non si conoscono bene i gusti o cosa offre il mercato dell’editoria. Quando lavoravo come libraia mi venica spesso chiesto:” Lei cosa mi consiglia?” e partivano consigli su consigli. Sotto Natale è importante avere le idee chiare su cosa regalare. Per questo oggi vi invito a leggere i miei consigli di libri da regalare a Natale 2020!

In questo articolo troverete dei consigli di libri da regalare a Natale 2020 per la narrativa italiana, la narrativa straniera, gialli – thriller, per delle letture più leggere e dei consigli per lasciare a bocca aperta anche i lettori più esigenti!

Consigli di libri da regalare a Natale 2020

Per gli amanti della narrativa italiana

La grande sfida è da sempre tra narrativa italiana e narrativa straniera! A mio parere ultimamente stanno uscendo delle novità di narrativa nostrana che nulla hanno da invidiare ai grandi della narrativa straniera! Vediamo i miei consigli di libri da regalare a Natale 2020 per chi non rinuncia ai nostri scrittori:

  • L’appello di Alessandro D’Avenia

E se l’appello non fosse un semplice elenco? Se pronunciare un nome significasse far esistere un po’ di più chi lo porta? Allora la risposta “presente!” conterrebbe il segreto per un’adesione coraggiosa alla vita. Questa è la scuola che Omero Romeo sogna. Quarantacinque anni, gli occhiali da sole sempre sul naso, Omero viene chiamato come supplente di Scienze in una classe che affronterà gli esami di maturità. Una classe-ghetto, in cui sono stati confinati i casi disperati della scuola. La sfida sembra impossibile per lui, che è diventato cieco e non sa se sarà mai più capace di insegnare, e forse persino di vivere.

Non potendo vedere i volti degli alunni, inventa un nuovo modo di fare l’appello, convinto che per salvare il mondo occorra salvare ogni nome, anche se a portarlo sono una ragazza che nasconde una ferita inconfessabile, un rapper che vive in una casa famiglia, un nerd che entra in contatto con gli altri solo da dietro uno schermo, una figlia abbandonata, un aspirante pugile che sogna di diventare come Rocky…

  • Piano nobile di Simonetta Agnello Hornby

Palermo, estate 1942. Come in un lucido delirio, il barone Enrico Sorci dal suo letto di morte vede passare davanti agli occhi la storia recente della sua famiglia. Vede la devozione della moglie e i torti che le ha inflitto, vede le figlie Maria Teresa, Anna e Lia, i figli Cola, Ludovico, Filippo e Andrea; e vede Laura, la nuora prediletta, con il figlio Carlino, per il cui futuro si inquieta. Poco prima di morire il barone ordina che la notizia del suo trapasso non venga immediatamente annunciata e infatti, ignari, i parenti si radunano intorno alla tavola per un affollatissimo pranzo che si tiene fra silenzi, ammicchi, messaggi in codice, tensioni, battibecchi, antichi veleni, segrete ambizioni.

È come se il piano nobile di palazzo Sorci fosse il centro del mondo, del mondo che tramonta – fra i bombardamenti alleati e la fine del fascismo – e del mondo che sta arrivando, segnato da speranze ma anche da una diversa e più aggressiva criminalità.

  • Borgo Sud di Donatella Di Pietrantonio

È il momento piú buio della notte, quello che precede l’alba, quando Adriana tempesta alla porta con un neonato tra le braccia. Non si vedevano da un po’, e sua sorella nemmeno sapeva che lei aspettasse un figlio. Ma da chi sta scappando? È davvero in pericolo? Adriana porta sempre uno scompiglio vitale, impudente, ma soprattutto una spinta risoluta a guardare in faccia la verità. Anche quella piú scomoda, o troppo amara. Cosí tutt’a un tratto le stanze si riempiono di voci, di dubbi, di domande. Entrando nell’appartamento della sorella e di suo marito, Adriana, arruffata e in fuga, apparente portatrice di disordine, indicherà la crepa su cui poggia quel matrimonio: le assenze di Piero, la sua tenerezza, la sua eleganza distaccata, assumono piano piano una valenza tutta diversa.

Anni dopo, una telefonata improvvisa costringe la narratrice di questa storia a partire di corsa dalla città francese in cui ha deciso di vivere. Inizia una notte in-terminabile di viaggio – in cui mettere insieme i ricordi –, che la riporterà a Pescara, e precisamente a Borgo Sud, la zona marinara della città. È lí, in quel microcosmo cosí impenetrabile eppure cosí accogliente, con le sue leggi indiscutibili e la sua gente ospitale e rude, che potrà scoprire cos’è realmente successo, e forse fare pace col passato. 

  • La vasca del Führer di Serena Dandini

«È possibile per una donna rimanere “un genio libero” e “uno spirito dell’aria” senza pagare nessuna conseguenza?». Un’istantanea in bianco e nero coglie una donna dalla bellezza struggente immersa in una vasca da bagno del tutto ordinaria. Guardando bene, però, in basso ci sono degli anfibi sporchi di fango, e in un angolo, sulla sinistra, un piccolo quadro. Il viso nella cornice è quello di Adolf Hitler, il fango è quello di Dachau; lei, la donna, è Lee Miller: ha da poco scattato le prime immagini del campo di concentramento liberato, e ora si sta lavando nella vasca del Führer.

Per gli amanti della narrativa straniera

Natale è un’ottima occasione per regalare il bestseller tanto discusso in tutto il mondo! Dall’America al Giappone la narrativa straniera conquista i cuori dei lettori! Cosa scegliere tra la miriade di pubblicazioni per i nostri libri da regalare a Natale 2020?

  • L’uomo con la vestaglia rossa di Julian Barnes

Nell’estate del 885 tre francesi giungono a Londra per un viaggio di piacere che coprende una visita a casa dii Henri James. I tre formano “un ben strano trio” due sono aristocratici, uno è un borghese; due hanno «tendenze elleniche», uno è un esuberante eterosessuale; tutti e tre – il Conte Robert de Montesquiou- Fézensac, il Principe Edmond de Polignac e il dottor Samuel Jean Pozzi – sono figure realmente esistite, raccontate da scrittori famosi come Marcel Proust e ritratte da artisti come John Singer Sargent. A partire dalle loro vite – piuttosto avventurosa, quella del dottor Pozzi, chirurgo pionieristico e ginecologo intraprendente, uomo di scienza ed esteta decadente, amante di Sarah Bernardt, testimone durante il processo Dreyfus, benvoluto dalla noblesse parigina ma colpito a morte dal proiettile di uno dei suoi pazienti .

  • La biblioteca di mezzanotte di Matt Haig

Fra la vita e la morte esiste una biblioteca. Quando Nora Seed fa il suo ingresso nella Biblioteca di mezzanotte, le viene offerta l’occasione di rimediare agli errori commessi. Fino a quel momento, la sua vita è stata un susseguirsi di infelicità e scelte sbagliate. Le sembra di aver deluso le aspettative di tutti, comprese le proprie. Ma le cose stanno per cambiare. Come sarebbe andata la vita di Nora se avesse preso decisioni diverse? I libri sugli scaffali della Biblioteca di mezzanotte hanno il potere di mostrarglielo, proiettando Nora in una versione alternativa della realtà.

Insieme all’aiuto di una vecchia amica, può finalmente cancellare ogni suo singolo rimpianto, nel tentativo di costruire la vita perfetta che ha sempre desiderato. Ma le cose non vanno sempre secondo i piani, e presto le sue nuove scelte metteranno in pericolo la sua incolumità e quella della biblioteca. Prima che scada il tempo, Nora deve trovare una risposta alla domanda di tutte le domande: come si può vivere al meglio la propria vita?

  • Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin

Violette Toussaint è guardiana di un cimitero di una cittadina della Borgogna. Ricorda un po’ Renée, la protagonista dell’Eleganza del riccio, perché come lei nasconde dietro un’apparenza sciatta una grande personalità e una vita piena di misteri. Durante le visite ai loro cari, tante persone vengono a trovare nella sua casetta questa bella donna, solare, dal cuore grande, che ha sempre una parola gentile per tutti, è sempre pronta a offrire un caffè caldo o un cordiale. Un giorno un poliziotto arrivato da Marsiglia si presenta con una strana richiesta: sua madre, recentemente scomparsa, ha espresso la volontà di essere sepolta in quel lontano paesino nella tomba di uno sconosciuto signore del posto.

Da quel momento le cose prendono una piega inattesa, emergono legami fino allora taciuti tra vivi e morti e certe anime, che parevano nere, si rivelano luminose. Attraverso incontri, racconti, flashback, diari e corrispondenze, la storia personale di Violette si intreccia con mille altre storie personali in un caleidoscopio di esistenze che vanno dal drammatico al comico, dall’ordinario all’eccentrico, dal grigio a tutti i colori dell’arcobaleno. La vita di Violette non è certo stata una passeggiata, è stata anzi un percorso irto di difficoltà e contrassegnato da tragedie, eppure nel suo modo di approcciare le cose quel che prevale sempre è l’ottimismo e la meraviglia che si prova guardando un fiore o una semplice goccia di rugiada su un filo d’erba.

  • Seni e uova di Mieko Kawakami

“Seni e uova” dipinge un ritratto unico della femminilità nel Giappone contemporaneo. Mieko Kawakami racconta i viaggi intimi di tre donne mentre affrontano costumi oppressivi e incertezze sulla strada da intraprendere per scegliere liberamente il proprio futuro e realizzare il proprio benessere interiore. Le tre protagoniste hanno un legame familiare: la protagonista trentenne Natsu, sua sorella maggiore Makiko, e la figlia di Makiko, Midoriko. Nel libro primo Makiko va a Tokyo alla ricerca di una clinica in cui possa mettere delle protesi al seno a prezzi accessibili. È accompagnata da Midoriko, che non parla con la madre da sei mesi, incapace di accettare i cambiamenti del suo corpo di adolescente e sconvolta dal desiderio della madre di modificare il proprio seno volontariamente. Il suo silenzio si rivela fondamentale per permettere alle due donne di affrontare paure e frustrazioni.

Nel libro secondo, ambientato dieci anni dopo, in un’altra calda giornata estiva, Natsu, diventata ormai una scrittrice affermata, ritorna nella sua Osaka. È ossessionata dall’idea di invecchiare da sola e inizia il percorso per diventare madre, in una clinica specializzata, scontrandosi con i pregiudizi della società giapponese e i problemi legali e fisici legati alla fecondazione assistita.

Per gli amanti di gialli e thriller

Ebbene sì, io sono da thriller a Natale! Vi assicuro che questo genere di libri sono perfetti per quando si ha un blocco di lettura o ci si vuole distrarre! Ecco alcuni libri da regalare a Natale 2020 per gli amanti dei gialli e dei thriller!

  • Il grande libro dei gialli di Natale

Da Agatha Christie a Ellery Queen, fino ad Arthur Conan Doyle, ma anche Ed McBain o R.L. Stevenson e tantissimi altri, i più grandi giallisti (e non solo) si sono misurati volentieri con il tema natalizio, in tante declinazioni diverse. Questo volume, dalla veste editoriale preziosa ed elegante, ne raccoglie decine, per esplorare le diverse sfumature della festa più amata, da quelle tradizionali a quelle insolite e divertenti, fino a quelle più sconcertanti e spaventose, e persino vagamente trash.

  • Io sono l’abisso di Donato Carrisi

Sono le cinque meno dieci esatte. Il lago s’intravede all’orizzonte: è una lunga linea di grafite, nera e argento. L’uomo che pulisce sta per iniziare una giornata scandita dalla raccolta della spazzatura. Non prova ribrezzo per il suo lavoro, anzi: sa che è necessario. E sa che è proprio in ciò che le persone gettano via che si celano i più profondi segreti, sa interpretarli e sa come usarli. Perché anche lui nasconde un segreto. L’uomo che pulisce vive seguendo abitudini e ritmi ormai consolidati, con l’eccezione di rare ma memorabili serate speciali. Quello che non sa è che entro poche ore la sua vita ordinata sarà stravolta dall’incontro con la ragazzina col ciuffo viola. Lui, che ha scelto di essere invisibile, un’ombra appena percepita ai margini del mondo, si troverà coinvolto nella realtà inconfessabile della ragazzina.

Il rischio non è solo quello che qualcuno scopra chi è o cosa fa realmente. Il vero rischio è, ed è sempre stato, sin da quando era bambino, quello di contrariare l’uomo che si nasconde dietro la porta verde. Ma c’è un’altra cosa che l’uomo che pulisce non può sapere: là fuori c’è già qualcuno che lo cerca. La cacciatrice di mosche si è data una missione: fermare la violenza, salvare il maggior numero possibile di donne. Niente può impedirglielo: né la sua pessima forma fisica, né l’oscura fama che la accompagna. E quando il fondo del lago restituisce una traccia, la cacciatrice sa che è un messaggio che solo lei può capire. C’è soltanto una cosa che può, anzi, deve fare: stanare l’ombra invisibile che si trova al centro dell’abisso.

  • Ninfee Nere di Michel Bussi

A Giverny in Normandia, il villaggio dove ha vissuto e dipinto il grande pittore impressionista Claude Monet, una serie di omicidi rompe la calma della località turistica. L’indagine dell’ispettore Sérénac ci conduce a contatto con tre donne. La prima, Fanette, ha 11 anni ed è appassionata di pittura. La seconda, Stéphanie, è la seducente maestra del villaggio, mentre la terza è una vecchia acida che spia i segreti dei suoi concittadini da una torre. Al centro della storia una passione devastante attorno alla quale girano le tele rubate o perse di Monet (tra le quali le Ninfee nere che l’artista avrebbe dipinto prima di morire). Rubate o perse come le illusioni quando passato e presente si confondono e giovinezza e morte sfidano il tempo.

L’intreccio è costruito in modo magistrale e la fine è sorprendente, totalmente imprevedibile. Ogni personaggio è un vero enigma. Un’indagine con un succedersi di colpi di scena, dove sfumano i confini tra realtà e illusione e tra passato e presente. Un romanzo noir che ci porta dentro un labirinto di specchi in cui sta al lettore distinguere il vero dal falso.

Puoi trovare qui la recensione!

  • Il diavolo e l’acqua scura di Stuart Turton

Batavia, Indie orientali olandesi, 1634. La Saardam, col suo carico di pepe, spezie, sete e trecento anime tra passeggeri e membri dell’equipaggio, è pronta a salpare alla volta di Amsterdam. Una traversata non priva di insidie, tra malattie, tempeste e pirati in agguato in oceani ancora largamente inesplorati. Le vele ripiegate, il galeone accoglie nel suo ventre il corteo dei passeggeri aperto da Jan Haan, il governatore generale di Batavia. In sella a uno stallone bianco, seguito da un’accozzaglia di cortigiani e adulatori e da quattro moschettieri che reggono una pesante cassa dal contenuto misterioso, Haan procede impettito. Ad Amsterdam riceverà l’ambito premio per i suoi servigi: sarà uno degli enigmatici Diciassette del consiglio direttivo della Compagnia.

Poco dietro avanza il palanchino che ospita Sara Wessel, sua moglie, una nobildonna dai capelli rossi decorati di gemme preziose e un segreto ben custodito nel cuore, e Lia, sua figlia, una ragazzina insolitamente pallida. Seguono dignitari e passeggeri di riguardo, ciambellani, capitani della guardia e viscontesse e, alla fine, a chiudere il corteo, un uomo coi ricci scuri appiccicati alla fronte e un altro con la testa rasata e il naso schiacciato. Sono Samuel Pipps, celebre detective appena trasferito al porto dalle segrete del forte, dov’era recluso con l’accusa di aver commesso un crimine meritevole di processo in patria, e il tenente Arent Hayes, sua fedele guardia del corpo.

Le operazioni di imbarco proseguirebbero secondo un consolidato copione se un oscuro evento non funestasse la partenza. In piedi su una pila di casse, un lebbroso vestito di stracci grigi, prima di prendere stranamente fuoco, annuncia che «il signore dell’oscurità» ha decretato che ogni essere vivente a bordo della Saardam sarà colpito da inesorabile rovina e che la nave non arriverà mai alla sua meta. 

Per delle letture un po’ più leggere

Spesso si entra in libreria (fisica o online) senza sapere di preciso i gusti della persona a cui vorremmo fare il regalo, ma vogliamo solo regalare qualcosa di leggero, che possa regalare un attimo di tranquillità dal caos giornaliero. Ecco perché ho inserito tre titoli di libri da regalare a Natale 2020 un po’ più leggeri!

  • Finché il caffè è caldo di Toshikazu Kawaguchi

In Giappone esiste una caffetteria speciale. Su di essa girano mille leggende. Si narra che, bevendo il caffè, sia possibile rivivere un momento della propria vita in cui si è fatta la scelta sbagliata, si è detta l’unica parola che era meglio non pronunciare, si è lasciata andare la persona che non doveva sfuggire. Si narra che facendo quel piccolo gesto tutto possa cambiare. Ma c’è una regola da rispettare: non bisogna, per nessuna ragione, finire il caffè dopo che si è raffreddato. Non tutti hanno il coraggio di entrare nella caffetteria. Eppure qualcuno decide di sfidare il destino. Qualcuno si siede su quella sedia con davanti una tazza fumante.

C’è Fumiko, che non ha trattenuto il ragazzo che ama; Kothake, che insieme ai ricordi di suo marito crede di aver perso anche sé stessa; Hirai, che non è mai stata sincera fino in fondo con sua sorella. E infine c’è Kei, che cerca tutta la forza dentro di lei per diventare una buona madre. Ognuno ha un rimpianto. Ognuno ha un ricordo che riaffiora. Ma tutti scoprono che non è importante il passato. Perché non si può cambiare. Ciò che conta è il presente. Quello è nelle proprie mani. Ogni cosa si può ancora decidere, scegliere, fare nel modo giusto. La vita come il caffè va gustata sorso dopo sorso, cogliendone ogni attimo.

  • Cambieremo prima dell’alba di Clara Sanchez

L’elegante edificio si staglia di fronte a lei. Sonia alza lo sguardo per seguirne il profilo fin dove incontra il cielo. Non ricorda come si sia trovata a lavorare in uno degli alberghi più lussuosi della città. In fondo, nella vita, si è sempre sentita unafigurante più che una protagonista. A volte, però, sogna di essere un’altra, qualcosa di diverso da una semplice cameriera. Quando le viene chiesto, forse per la sua straordinaria somiglianza con la ragazza, di occuparsi della giovane Amina, in visita a Marbella con la sua ricca famiglia, da un giorno all’altro Sonia viene introdotta in un mondo di sfarzo e desideri immediatamente esauditi, un mondo di donne misteriose e molto lontane da lei. Finché Amina le fa una proposta: scambiarsi di ruolo per un giorno. Si somigliano talmente tanto che nessuno se ne accorgerà.

Vivere la vita di un’altra persona per ventiquattr’ore. Farlo per davvero. Sonia legge negli occhi della ragazza una disperata voglia di libertà e accetta. Eppure, quando l’alba sta ormai per sorgere, Amina non fa ritorno. Sonia si sente ingannata da una persona che voleva soltanto aiutare. Ora deve fare di tutto per cercarla e riprendersi la sua identità, perché il mondo dorato in cui è finita è rischiarato dal luccichio di mille diamanti che, in realtà, sono solo fondi di bottiglia. Deve scappare. Ma anche fuori da lì non può svelare a nessuno il suo segreto. Una rete di menzogne e ricatti la circonda. Sonia capisce allora che lei e Amina hanno in comune molto più di quanto pensasse. Se sei una donna la verità non conta, i tuoi desideri non contano. Devi solo guardarti le spalle da chiunque. Anche da te stessa.

  • Adesso lo sai di Roberto Emanuelli

Ci sono amori che bruciano in fretta. Come quello che Francesca ha vissuto in una Bologna così romantica da farti mancare il fiato: una storia di gioventù che, a vent’anni di distanza, le ha lasciato in eredità cicatrici sul cuore e una figlia diciottenne, Giulia. Giulia che è dovuta crescere in fretta facendo affidamento solo sulla madre, imparando a dare del tu all’assenza di un padre senza volto, di cui possiede soltanto una foto di spalle scattata sulle dune di Ostia, quando ancora lui e la mamma potevano guardare l’orizzonte senza aver paura.

Ma ora Francesca – lei che si è rialzata più forte e più bella di prima dopo che il mondo le è crollato addosso – sembra aver perso le certezze di sempre ed è stanca: stanca della relazione con Fernando, un uomo che la dà sicurezza ma non i brividi; stanca di mostrarsi sorridente a tutti costi; stanca di nascondere gli occhi e tutto quello che c’è dietro.

E così anche Giulia, alle prese con una maturità da conquistare e un amore che la fa stare male, ora sente la terra vacillare sotto i piedi. Una madre e una figlia. Due donne. Due generazioni accomunate dal sogno di un amore: quello che ti prende per mano e ti porta lontano, quello che ti fa sentire speciale e sempre nel posto giusto, quello che ti fa scoppiare il cuore e ti mette i tramonti nelle tasche. Perché l’amore non è una fiamma che incendia la notte per pochi istanti e poi sparisce nel nulla. L’amore, quello vero, è un cielo pieno di stelle che puoi fermarti a guardare ogni giorno, fino a che non lo sai recitare a memoria, fino a quando, nel suo riflesso, ritrovi te stesso, come in uno specchio. L’amore fa così: non smette mai.

Per gli amanti delle edizioni speciali

Se si parla di edizioni speciali e Natale il mio pensiero può andare solo e soltanto alla collana Oscar Draghi della Mondadori. E’ a mio avviso la collana che meglio di tutte soddisferà i lettori più esigenti, gli amanti delle edizioni preziose e i collezionisti. Vi lascio alcuni libri da regalare per Natale 2020 perfetti da lasciare sotto l’albero!

  • Se volete puntare sui classici andate a colpo sicuro con l’edizione di “Piccole donne e piccole donne crescono”, “I capolavori delle sorelle Bronte”, “Notre-Dame de Paris” e “Dracula”;
  • Per quanto riguarda la fantascienza: “Fondazione. Il ciclo completo” di Isaac Asimov e “Racconti” di Arthur C. Clarke;
  • Le edizioni speciali dei romanzi più famosi di Carlos Ruis Zafon come “L’ombra del vento”;
  • In questa collana troverete anche dei volumi speciali dedicati a “Il trono di spade” compresi i 5 volumi della saga in pelle di drago, oltre a due volumi speciali dedicati al mondo di Tolkien. Non posso non menzionare anche lo splendido volume dedicato a Lovecraft con “I miti di Cthulhu”

Questi sono alcuni suggerimenti per dei libri da regalare per Natale 2020! Che libro vi piacerebbe trovare sotto l’albero? Fatemelo sapere nei commenti!

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