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Grottesco (Patrick McGrath) – Il senso ridicolo della vita

La condizione umana. Miserabile, a volte meravigliosa, sfuggente, grottesca come le insidie improvvise della vita. Cosa c’è di così affascinante in essa? Quale forza oscura ci porta ad aggrapparci alle sue radici? Ognuno serba dentro se stesso la risposta a questa domanda. Alcuni se ne accorgono subito; per altri lo sforzo è più impegnativo.

Lo sa pure Sir Hugo Coal, scienziato antipatico e misantropo che alberga in “Grottesco”, romanzo curioso e stuzzicante di Patrick McGrath, pubblicato per la prima volta in Italia nel 1989, anno spartiacque per l’intera storia europea e mondiale le cui atmosfere cupe e indefinite sembrano attraversare indirettamente la vicenda raccontata nel libro.

Una black comedy esistenziale

Nella vita dello scorbutico e cinico Sir Hugo, entra la figura macabra di Fledge, maggiordomo che trama nell’ombra per impossessarsi delle sue proprietà e prenderne il posto all’interno della sua famiglia. Un personaggio amletico, perverso, glaciale nel portare a termine i suoi piani brutali anche a costo di sacrificare vite umane.

Ma fin qui niente di nuovo, direte. Sono molte le storie, nel mondo della letteratura, che hanno dentro la propria trama l’inquietante rapporto fra due personaggi a loro modo antieroici per come si pongono nei confronti della vita. Sir Hugo svelandone gli aspetti più farseschi; Fledge sabotando in modo macabro il suo normale fluire.

Intorno a loro, ci sono altri piccoli protagonisti che subiscono le angherie di entrambi, ma ben caratterizzati, basti pensare a Harriet e Cleo, rispettivamente moglie e figlia di Sir Hugo, ognuna con un suo particolare modo di rapportarsi alle vicende che le colpiscono pagina dopo pagina. Non è questo però il centro fondamentale del breve romanzo, seppur sia essenziale per lo sviluppo della storia in sé.

Ghigno e pietas

Perché “Grottesco”? Fledge e Sir Hugo (colpito da una paralisi irreversibile a causa di una colluttazione “assurda” col suo maggiordomo), sono il riflesso stesso della bizzarria che si cela dietro l’essere umano. Quel lato buio e spregevole che avvolge le nostre vite nonostante cerchiamo di reprimerlo, ma che sta dietro l’angolo pronto a sconvolgerle irrimediabilmente.

La vita è grottesca, i rapporti fra persone lo sono, soprattutto quando sconfinano nella mancanza di comprensione. Lo è, infine, il non avvertire il sottile senso del ridicolo che ci accompagna quotidianamente, attimo dopo attimo. Come combattere tutto ciò? Ridendone e apprezzando meglio quel che ci sta intorno.

Traduttrice: Claudia Valeria Letizia – Editore: Adelphi – Collana: Gli Adelphi – Edizione: 2 – Anno edizione: 2003 – Formato: Tascabile – In commercio dal: 26 marzo 2003 – Pagine: 213 pp. – Prezzo: 11 euro.

Un ascolto/un’opera d’arte: The Cure – Close to me (1985); Franck Auerbach – Self-portrait (1958).

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cronache birmane

Cronache Birmane, il graphic novel di Guy Delisle

Recensione del graphic novel “Cronache Birmane” di Guy Delisle pubblicato da Rizzoli Lizard. Un viaggio nel Myanmar ancora occupato dai militari

Dopo essere stata in Myanmar, avevo voglia di rivivere le atmosfere e i paesaggi di quel viaggio meraviglioso. Mi sono così buttata su questo graphic novel “Cronache Birmane” del disegnatore francese Guy Delisle. Diciamo che non sono riuscita a rivivere le emozioni provate durante il viaggio se non con poche tavole.

Trama

In “Cronache birmane”, esattamente come in “Cronache di Gerusalemme”, Guy Delisle accompagna la moglie Nadège in missione per Medici senza Frontiere: i due ­ insieme al figlio di pochi mesi, vero protagonista di questo graphic novel ­, trascorrono più di un anno in Birmania ai tempi della dittatura militare, vivendo le stesse difficoltà della popolazione vessata dal regime. Vicino di casa di “The Lady”, com’è chiamata Aung San Suu Kyi allora agli arresti domiciliari, Delisle scopre una società oppressa ma anche un popolo aperto e generoso. Buddismo e dittatura militare, paesaggi selvaggi e templi meravigliosi, monaci in processione e drogati di eroina, Aids e miniere, monsoni e Ong per un altro reportage del canadese dalla matita pungente e poetica.

L’idea di base mi aveva incuriosito non poco perché Guy Delisle ha visitato la Birmania quando era ancora sotto regime militare, quindi uno scenario politico totalmente diverso dalla mia esperienza. Ma ho trovato che l’autore non sia riuscito a trasmettere nulla del popolo birmano. Come se non avesse mai avuto un reale contatto con i sorrisi, la gentilezza, la spiritualità del Paese. In “Cronache Birmane” mi aspettavo un minimo di coinvolgimento, invece mi ha quasi annoiato. Un esempio: sulla famosa Padoga Shwedagon si potevano disegnare tavole e tavole. Invece ha presentato un misero racconto senza anima.

Ecco, tutto il graphic novel mi è sembrato senza anima. Una visione del tutto superficiale del Paese con pochi approfondimenti sui problemi con il regime militare, le tensioni con i gruppi etnici e la situazione di Aung San Suu Kyi all’epoca ancora imprigionata. Possibile che Delisle non sia riuscito ad immergersi nei colorati mercati presenti in ogni vicolo di Yangoon? Il sorriso gentile dei Birmani? La meravigliosa vegetazione?

L’unico episodio in cui ho riconosciuto il Myanmar è stata la scena notturna con i cani randagi. Ho più o meno vissuto la stessa situazione. Nei brevi e miseri racconti dei viaggi che l’autore propone in “Cronache Birmane” si ha solo una veduta veloce dei selvaggi paesaggi, delle colorate campagne e dei templi. Poco e nulla si comprende della natura e tranquillità del Lago Inle. Non arriva la maestosità e la storia della valle dei templi di Bagan.

Ed è un peccato perché il potenziale c’era tutto: i disegni sono ben fatti, la lettura è veloce. Simpatici gli episodi in giro per Rangoon con il suo bimbo, o conoscere da più vicino come opera una ONG importante come “Medici senza frontiere”. Ma mi è mancata la sostanza. Mi è mancata la Birmania.

Potete sfogliare qualche pagina di “Cronache Birmane” qui.


Cronache Birmane

Guy Delisle – Cronache Birmane

Titolo originale: Croniques Birmanes
Editore: Rizzoli
Genere: Narrativa a fumetti
Prima edizione: 2007
Prima edizione italiana: 2013
Formato: Brossura illustrata
Pagine: 272 pp.,
Traduttore: Giovanni Zucca
Prezzo: 18 euro

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Conversazione su Tiresia (Andrea Camilleri) – Scrivere il futuro

“E così mi ritrovai cieco, indovino e in grado di vivere
un tempo praticamente infinito. p. 20.

Poche pagine che sembrano scritte come un’epigrafe su pietra. Lasciata maturare al sole o fatta bagnare impercettibilmente sotto le intemperie del tempo. Parole che diventano monito, riflessioni, sentenze per il nostro spirito e che non appassiranno mai. La “Conversazione su Tiresia” va al di là di qualsiasi dimensione spaziotemporale, per farsi racconto infinito.

È ancora vivo il ricordo della scomparsa di Camilleri e molti rimpiangono la grande umanità che contraddistingueva il suo pensiero. Caratteristica presente in questo piccolo monologo sulla figura dell’indovino di origine tebana Tiresia, che con l’autore condivideva la triste sorte d’esser non vedente. Personaggio mitologico su cui la grande letteratura classica e non ha sempre cercato di riflettere.

Il disvelamento della verità

Questa empatica e coltissima conversazione sulla sua vita attraverso gli autori e i testi che se ne sono occupati nel corso degli anni, simile ad una galoppata su un sentiero erboso fatta in sella ad un destriero scontroso, vuole ricordarci quanto la scrittura possa avere anche la capacità di andare oltre se stessa, per diventare strumento di lettura del futuro.

Camilleri e Tiresia sono la stessa persona nella realtà dolorosa della cecità e lo stesso personaggio nel palcoscenico fittizio del teatro. Quanto quest’ultimo sembri, invece, più vicino alla vita vera, è ancora un mistero che la letteratura (in particolare quella siciliana, basti pensare a Pirandello) ha cercato di descrivere fin dalla sua nascita.

Tiresia compare già nell’Odissea, interrogato da Ulisse nell’Ade; è presente nella Commedia dantesca, dove è posto fra i fraudolenti reo soprattutto di aver ingannato le persone con le sue false profezie; ritorna nella letteratura contemporanea, in T. S. Eliot su tutti, fino a Camilleri che ne canta il triste destino speso ad intuire i particolari più vari dell’eternità umana.

Restare per sempre

“[…] ho sentito l’urgenza di riuscire a capire cosa sia l’eternità [..]”, p. 55.

Dall’antichità ai giorni nostri, l’uomo ha ogni volta cercato di intuire se potesse esserci un modo per lasciare una traccia nella memoria degli altri. Si è sforzato di costruire monumenti, di creare opere artistiche immortali, di scoprire nuove vie per curarsi, di scrivere. Sì, la “Conversazione su Tiresia” è soprattutto un elogio delle possibilità sconfinate della parola.

Voce autentica dell’anima di Camilleri, il cui ricordo rimarrà nelle sue opere e nella caparbietà dimostrata nel superare i limiti materiali della nostra condizione esistenziale. In che modo? Mostrandosi semplicemente uomo fra gli uomini, eterno fra gli eterni.

Editore: Sellerio Editore Palermo – Collana: Il divano – Anno edizione: 2019 – In commercio dal: 1 febbraio 2019 – Pagine: 64 pp., Brossura – Prezzo: 8 euro.

Un ascolto/un’opera d’arte: Franco Battiato & Giuni Russo – Strade parallele (Aria siciliana) (1994); Antonello da Messina – Annunciata (1475).

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l'uomo che voleva uccidermi

L’uomo che voleva uccidermi, Yoshida Shūichi

Recensione del romanzo “L’uomo che voleva uccidermi” di Yoshida Shuichi pubblicato da Feltrinelli. L’alienazione e la solitudine dei giovani giapponesi in un romanzo dalle sfumature noir.

La società giapponese non è semplice da comprendere per noi occidentali. E’ basata su rigide regole sociali, comportamenti codificati, interminabili silenzi. I sentimenti raramente vengono espressi esplicitamente. Una generazione sempre più isolata, sola, carente di amore. Ho trovato tutto questo nel romanzo di Yoshida Shuichi “L’uomo che voleva uccidermi”, un triste e desolante ritratto della gioventù giapponese.

Trama

In una fredda sera di dicembre, Ishibashi Yoshino saluta le amiche per andare a incontrare il suo ragazzo in un parco di Hakata, nella città di Fukuoka. Il mattino successivo, il cadavere della giovane viene rinvenuto nei pressi del valico di Mitsuse, un luogo impervio e inquietante: è stata strangolata. Chi ha ucciso Yoshino? Chi è l’uomo che doveva incontrare al parco? Perché la cronologia delle chiamate e dei messaggi del suo telefono cellulare racconta una storia diversa da quella che conoscono gli amici e i familiari? La morte violenta di una giovane innesca un intreccio di narrazioni accomunate dal senso di solitudine, dalla difficoltà di vivere in una società sempre più complessa, dalla desolazione dei paesaggi urbani, dall’incapacità di amare.

Il romanzo è strutturato in due parti dove i capitoli portano il lettore a svelare poco alla volta i retroscena della vita di Yoshino e della sua morte. La prima parte è particolarmente lenta, ricca di dettagli, personaggi e descrizioni non propriamente necessari ai fini della trama. Però si iniziano già a intravedere i grandi sviluppi della storia presenti nella seconda parte. Cinque sono i grandi personaggi de “L’uomo che voleva uccidermi”:

  • Ishibashi Yoshino: una ragazza normale, impiegata in un’azienda di assicurazioni, iscritta ad un sito per incontri;
  • Masuo Keigo: ragazzo universitario per cui Yoshino ha una cotta e con cui si pensa Yoshino si sia incontrata la sera della sua morte;
  • Shimizu Yuichi: ragazzo conosciuto da Yoshino sul sito d’incontri;
  • Magome Mitsuyo: ragazza conosciuta da Yuichi sul sito d’incontri;
  • Ishibashi Yoshio: padre della vittima.

Ovviamente svelerò il meno possibile le dinamiche tra i vari protagonisti per non rovinarvi particolari determinanti per il finale. Mi interessa, invece, discutere con voi delle grandi tematiche presenti del “L’uomo che voleva uccidermi”. Salta subito all’occhio, dopo poche pagine, la fame di amore di questi giovani giapponesi. Quella fame difficile da soddisfare solo con i rapporti sessuali – spesso ai limiti della violenza – in cui la dolcezza e l’affetto avrebbero potuto cambiare le vite di molti.

Ma non voleva uno qualsiasi. Non voleva uno qualsiasi, purché l’abbracciasse. Voleva che fosse un uomo desideroso di abbracciarla, e l’avrebbe dovuta stringere forte a sé. (…) Era stufa di vivere soltanto per scacciare il pensiero di essere sola. Non voleva più ridere per fingere di non esserlo.

Una generazione sola, infelice, quasi incapace di provare sentimenti puri se non portati all’eccesso. In questo Yoshida Shuichi è riuscito perfettamente a contrapporre il mondo della vecchia generazione – rappresentata dal padre di Yoshino e dalla nonna di Yuichi – ancora legata a valori ormai scomparsi e la nuova generazione composta da giovani superficiali, insolenti, senza rispetto. Ne sono un esempio la stessa Yoshino che pur di potersi permettere accessori di marca, si fa pagare per i suoi incontri sessuali. O Masuo – personaggio estremamente odioso – il classico figlio di papà a cui non importano i sentimenti altrui.

Il termine enjo kōsai (援助交際, traducibile come “appuntamento sovvenzionato” o “incontrarsi per un aiuto”) indica un fenomeno sociale del Giappone contemporaneo riguardante le studentesse tra i 12 e i 17 anni, ma anche le casalinghe, che in cambio di denaro o di regali sono disposte a frequentare di nascosto uomini adulti. Puoi approfondire qui questo fenomeno.

Dall’altra parte abbiamo la coppia Yuichi – Mitsuyo i quali cercano compagnia, affetto incondizionato, si aggrappano a una briciola d’amore anche se sbagliato. Non riescono a intravedere il confine tra ciò che è reale e ciò che hanno idealizzato. Sono due gocce di pioggia perse nell’oceano della solitudine di una società in cui tutti portano delle maschere e nessuno svela la propria vera identità.

Yoshida Shuichi

Leggi anche la recensione di “Appartamento 401”

Bugie, segreti, doppie vite.. “L’uomo che voleva uccidermi” è un romanzo con tutte le sfumature di un giallo che racconta come nessuno prima la società moderna giapponese. Da questo romanzo è stato tratto il film “Villain” per la regia di Sang Lee-il, vincitore di cinque Japan Academt Prize (ma vi sconsiglio di cercare il trailer su YouTube se non avete terminato la lettura in quanto contiene spoiler!).

Punti forti del romanzo

  • spaccato della società contemporanea giapponese ben descritto,
  • caratterizzazione dei personaggi ben riuscita,
  • narrativa, giallo e noir sono ben bilanciati e intrecciati,
  • il finale vi lascerà a bocca aperta

Punti deboli del romanzo

  • prima parte troppo ricca di dettagli e descrizioni,
  • per noi italiani non è stato semplice districarsi tra i nomi dei personaggi un po’ simili tra loro

L'uomo che voleva uccidermi

Yoshida Shuichi – L’uomo che voleva uccidermi

Titolo originale: AKUNIN
Editore: Feltrinelli
Genere: Narrativa moderno contemporanea
Prima edizione: 2007
Prima edizione italiana: 2017
Formato: Tascabile
Pagine: 336 pp.,
Traduttore: Gala Maria Follaco
Prezzo: 9,90 euro

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Il lavoro culturale (Luciano Bianciardi) – Cultura come emancipazione

“[…] niente è moderno e spregiudicato se non lascia davvero dietro di sé
i pregiudizi e i residui di maggior peso,
se non tiene conto di questa fondamentale esperienza dei giorni nostri,
e che la cultura non ha senso se non ci aiuta a capire gli altri,
a soccorrere gli altri, ad evitare il male.”
, pp. 39-40.

Tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e gli anni Cinquanta, l’Italia è in macerie e fatica a rialzarsi. Tutto sembra perdersi in vane speranze, eppure i superstiti di quel conflitto tremendo si rimboccano le maniche e iniziano a costruire qualcosa di nuovo e duraturo. Pian piano la macchina delle infrastrutture e del lavoro comincia ad avviarsi e, al suo interno, occupa un posto di rilievo il settore culturale.

Luciano Bianciardi è lì in tutta la sua forza vitale. Intellettuale vero ma non appariscente; uomo fragile, figlio malinconico del suo tempo. Le sue pagine sono sempre cristalline come il mare calmo a prima mattina, in una giornata bella e assolata. Una scrittura trasparente che tuttavia lascia spazio ad una corrosività in grado di far riflettere sempre.

Di cultura non si mangia?

Ne “Il lavoro culturale”, la biografia si mescola alla grande analisi sociologica della realtà che ha intorno. Con ironia sprezzante, è l’impegno nel mondo della cultura ad essere il centro del libro. Fatica profusa dentro il contesto piccolo e ambizioso della provincia toscana, all’epoca molto attiva in tal senso seppur fra enormi difficoltà materiali e ideologiche.

Il cinema (bellissimo, struggente e poetico l’elogio di questo settore), la letteratura e l’arte di quegli anni vennero vissuti usando il filtro della storia che, attimo dopo attimo, fagocitava tutto. Senza lasciare possibilità di scampo. Su questa base, Bianciardi e i suoi amici cercarono di spingersi verso la modernità aborrendo le asfittiche ricerche antiquarie degli storici locali, ripiegati su un modo di vedere le cose sterile e poco elastico.

Ma c’è molto altro in questo libro. L’autore, infatti, non si risparmia dal dare spazio a pensieri ben più ampi che colpiscono il cuore stesso della nostra concezione del mondo. Una visione umana, aperta alle possibilità infinite della vera cultura, un grido d’allarme verso la sua mancata valorizzazione.

L’impegno e la speranza

“[…] le idee sono tali in quanto tu puoi comunicarle agli altri,
che se le tieni per te non servono a nulla, anzi,
non sono nemmeno idee.”
, p. 45.

Leggendo questo piccolo testo, mi sono accorto di quanto, in questo Paese, ancora abbiamo bisogno di certe menti. Ed è stato incredibile avvertire la sua modernità mentre mi soffermavo sulla descrizione della condizione degli insegnanti. Categoria poco considerata ancora oggi e ai margini dello sviluppo della società italiana.

Quanto mancano persone come Bianciardi. Quanto manca il loro coraggio di dire e smascherare indefessamente le precarietà che ci circondano. Con malinconica rassegnazione, il suo modo di vederle riesce lo stesso a far nascere la forza necessaria per combatterle. È questa la lezione morale che ci lasciano tutti i suoi libri.

Editore: Feltrinelli – Collana: Universale economica – Anno edizione: 2013 – Formato: Tascabile – In commercio dal: 8 maggio 2013 – Pagine: 128 pp. – Prezzo: 8 euro.

Un ascolto/un’opera d’arte: Mano Negra – Mala Vida (1988); Maurizio Cattelan – L.O.V.E. (2010).

Per approfondire leggi anche la mia recensione de “La vita agra”

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la casa delle voci

La casa delle voci, Donato Carrisi

Recensione del nuovo romanzo di Donato Carrisi “La casa delle voci”. Un thriller psicologico che fa luce sui luoghi bui della nostra infanzia.

Lo ammetto. Ho ceduto quasi subito al richiamo del Maestro Carrisi. Quando è arrivato in libreria “La casa delle voci” l’ho preso e ripreso in mano per una settimana. Mi ero ripromessa di aspettare, di essere forte, di terminare lo smaltimento dei 120 e passa libri che ancora stanno aspettando di essere letti da anni. Eh no, non ce l’ho fatta. La tentazione è stata troppo forte. E in tre giorni ho divorato questo thriller insolito.

Dico insolito perché “La casa delle voci” è più un romanzo psicologico con sfumature horror. Non il thriller alla Carrisi a cui siamo stati da anni abituati. Thrilling ne ho trovato poco. Sorprese pure. Lo sto bocciando? No, assolutamente! Ma sarà che deve ancora passarmi la cotta per “Il suggeritore”, sarà che nel 2019 ho letto thriller-droga migliori (a tal proposito vi consiglio “Il manoscritto”). Insomma, bel libro, piacevole, ma non indimenticabile.

Trama

Gli estranei sono il pericolo. Fidati soltanto di mamma e papà.
Pietro Gerber non è uno psicologo come gli altri. La sua specializzazione è l’ipnosi e i suoi pazienti hanno una cosa in comune: sono bambini. Spesso protagonisti di eventi drammatici o in possesso di informazioni importanti sepolte nella loro fragile memoria, di cui la polizia si serve per le indagini.
Pietro è il migliore di tutta Firenze, dove è conosciuto come l’addormentatore di bambini.
Ma quando riceve una telefonata dall’altro capo del mondo da parte di una collega australiana che gli raccomanda una paziente, Pietro reagisce con perplessità e diffidenza. Perché Hanna Hall è un’adulta.

Hanna è tormentata da un ricordo vivido, ma che potrebbe non essere reale: un omicidio. E per capire se quel frammento di memoria corrisponde alla verità o è un’illusione, ha un disperato bisogno di Pietro Gerber.
Hanna è un’adulta oggi, ma quel ricordo risale alla sua infanzia. E Pietro dovrà aiutarla a far riemergere la bambina che è ancora dentro di lei. Una bambina dai molti nomi, tenuta sempre lontana dagli estranei e che, con la sua famiglia, viveva felice in un luogo incantato: la «casa delle voci».

“La casa delle voci” ha come protagonista l’inconscio dei bambini, un luogo in cui spesso verità e fantasia rischiano di confondersi. Compito di Pietrol’addormentatore di bambini – è proprio quello di fare luce sulla psiche dei più piccoli attraverso la tecnica dell’ipnosi. Un giorno Pietro riceve una chiamata dall’Australia dove una sua collega chiede di prendere in cura Hanna, una sua paziente, che afferma di aver ucciso il fratellino quando era bambina e viveva in Italia. Pietro dovrà riuscire a far emergere la bambina che Hanna è stata per poter comprendere cosa davvero è successo nella casa delle voci. Ma Hanna ha più di un segreto e spesso il ruolo di paziente si mescola con quello del medico e viceversa. Chi sta curando chi?

Il tema principale de “La casa delle voci” è estremamente interessante: la tecnica dell’ipnosi mi ha da sempre affascinata. Si è davvero immersi nel proprio inconscio? Come fanno i ricordi ad emergere? Dal momento in cui Pietro addormenta Hanna inizia tutta la parte onirica del romanzo. Carrisi è il Maestro delle parole, degli inganni, dei tranelli. Riesce a trasportare il lettore nell’inconscio più profondo di Hanna, e tra i molteplici luoghi bui di Pietro.

Per un bambino la famiglia è il posto più sicuro della terra. Oppure, il più pericoloso.

Ed è qui che ruota tutto il mistero, tutto il silenzio e l’oblio di Hanna: la casa delle voci, il cui nome farebbe venire i brividi a tutti, è il luogo sicuro del nucleo famiglia della piccola. Un luogo in cui tutta l’innocenza di Hanna – che ama chiamarsi con nomi delle principesse – la rendono una bambina felice. Deve solo seguire 5 regole, fidarsi di mamma e papà e non seguire per nessuna ragione gli estranei.

donato carrisi

Leggi anche la recensione de “L’ipotesi del male” di Donato Carrisi

Quindi, in cosa Carrisi non mi ha convinto? La sensazione che ho avuto è stata quella di leggere una storia scritta un po’ in fretta dove si poteva descrivere meglio alcune situazioni e personaggi. Per non parlare di come si è arrivati al finale: troppi interrogativi lasciati senza risposte (lo so, il bello è anche quello, ma non mi ha convinto). Di positivo ha che è un thriller leggero adatto a tutti: mancano le immagini forti – che invece adoro – dei suoi precedenti romanzi, non è di sicuro un thriller ansiogeno.. insomma.. un libro da compagnia che vi farà dormire tranquilli, ecco.

Un’altra nota dolente che mi sento di riportare è il rapporto editing – prezzo. Ora, €22 per un libro impaginato con uno spazio dal bordo pagina che supera anche i 5cm mi sembra eccessivo. Impaginato normalmente il libro non avrebbe superato le 150 pagine.

Punti forti del romanzo

  • scrittura magnetica,
  • trama accattivante,
  • storia lineare,
  • libro adatto a tutti

Punti deboli del romanzo

  • a metà libro si intuiva il finale,
  • rispetto ad altri di Carrisi manca completamente la componente thrilling,
  • prezzo molto alto

Se “La casa delle voci” vi ha incuriosito, ecco alcune pagine da sfogliare


la casa delle voci

Editore: Longanesi
Genere: Thriller e gialli
Prima edizione: 2019
Formato: Rilegato
Pagine: 400
Prezzo: 22 euro

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Claudio Magris - Storia di Gali Gali

Storia di Gali Gali (Claudio Magris) – Volare con le parole

Com’è lieve la sensazione delle favole. Quasi impalpabile, indistinta. Eppure, nel mondo della letteratura, non c’è niente di più concreto e persuasivo. Le favole hanno, infatti, la capacità di intervenire direttamente nelle nostre riflessioni sulla realtà che ci circonda senza urlare, cercando di essere corroboranti col solo esercizio della parola.

Nel corso del tempo, molti scrittori si sono cimentati con questo genere così antico. Ognuno interiorizzando le sue sfumature in base alla propria ispirazione. Ma perché tutto questo interesse verso un genere alla fine legato soprattutto ad altri ambiti del sapere, come le tradizioni popolari, l’antropologia e il folclore? La risposta, secondo me, non è poi così scontata e ce la dà anche questo piccolissimo racconto di Claudio Magris.

Migliorare se stessi

Gali Gali è un gabbiano reale, leggerissimo e veloce, altezzoso nel suo librarsi in volo e cercare cibo. Rifugge la compagnia dei suoi simili più grigi che amano, invece, “sporcarsi le ali” fra i rifiuti lasciati deperire nelle strade, più legati al mondo reale che a presunte e labili manie di grandezza. Gali Gali è il nome che gli uomini gli hanno dato e a lui sta bene poiché accudito e nutrito come fosse un animale domestico.

Ma non sempre la vita può continuare così. Un giorno, preso nel bel mezzo di una tempesta, è trascinato da tutt’altra parte, in un luogo a lui ignoto. È qui che incontra un gabbiano femmina, grigio, scontrandosi con la consapevolezza che al di là del proprio rassicurante “giardino”, esiste il confronto con il diverso e la sua ricchezza interiore.

Sarà l’inizio di qualcosa di nuovo?

La forza della parola

Claudio Magris ha scritto una storia tremendamente umana e poetica che si pone al di là del realtà animale verso la quale c’è, senza dubbio, un profondo rispetto. Riflette sulle nostre inadempienze ambientali e ci dà, attraverso la tenerezza delle sue parole, la possibilità di pensare profondamente al nostro rapporto con gli altri.

Le illustrazioni bellissime di Alessandro Sanna completano il testo rendendo ancor più pregiato tutto il lavoro. Forse, in questi tempi così iperconnessi e tecnologici, non si sente più l’esigenza di storie del genere. Ma è un’impressione sbagliata. Soprattutto ora, è necessario riscoprirci umani e capire l’importanza dell’incontro con chi, nelle sue differenze, può arricchire la nostra vita.

Illustratore: Alessandro Sanna – Editore: Bompiani – Collana: Illustrati – Anno edizione: 2019 – In commercio dal: 23 ottobre 2019 – Pagine: 48 pp., ill. , Rilegato – Prezzo: 12 euro.

Vot.: 7/10.

Un ascolto/un’opera d’arte: Beatles – Free as a Bird (1995); le illustrazioni del testo a cura di Alessandro Sanna.

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Novità libri gennaio 2020: 10 uscite in libreria

novità libri gennaio 2020

Cosa ci riserva il mese di gennaio? Sicuramente tante novità interessanti per iniziare al meglio questo nuovo anno per noi amanti dei libri. Ho selezionato per voi 10 novità di libri per gennaio 2020!

Dopo l’abbuffata di libri natalizi, è tempo per rinnovare le nostre TBR! E cosa c’è di meglio di una lista di novità di libri in uscita per questo gennaio 2020? Tra le novità di libri per questo gennaio 2020 troviamo il nuovo romanzo di Antonio Manzini, il ritorno di Fabio Genovesi, e tanti esordi strabilianti! Pronti? Buona lettura! Vi ricordo che qui potete leggere le novità Feltrinelli e Marsilio per l’inverno 2020.

10 novità di libri per gennaio 2020 in arrivo in libreria

La giusta distanza – Sara Rattaro (Sperling & Kupfer)

Tra le prime novità di libri per gennaio 2020 troviamo il nuovo romanzo di Sara Rattaro.

Sembrava un volo come ogni altro, i soliti rumori, i soliti tremori, fino a quando non si accende la spia delle cinture e forti turbolenze cominciano a scuotere l’aereo. La sensazione di cadere manda i passeggeri nel panico e due perfetti sconosciuti si stringono la mano istintivamente per darsi forza l’un l’altro. Una stretta che però non terminerà neanche una volta che il pericolo sarà scampato. Sara Rattaro racconta la storia di destini tanto lontani tra loro che decidono di annullare ogni distanza. .

La ricamatrice di Winchester – Tracy Chevalier (Neri Pozza)

Il destino di Violet sembra proprio segnato visto che a trent’otto anni non ha ancora un marito, ma un’arte antica l’aiuterà a cambiare la sua vita. La ricamatrice di Winchester di Tracy Chevalier è un romanzo che rammenta le avventurose e placide eroine di Jane Auster. Violet Speedwell ha perso il fidanzato Laurence in guerra e, nell’Inghilterra del 1932, non avere marito vuol dire occuparsi di servire i genitori. Per Violet quel destino suona però come una terribile congiura e così la ragazza lascia Southampton per andare a Winchester, pronta a trovarsi un lavoro e a contare solo sulle proprie forze. In questa grande città, la donna trova lavoro come dattilografa e riesce ad avere accesso ad una grande associazione: quella delle ricamatrici della cattedrale.

Seguendo un’antica tradizione medievale, l’associazione si adopera per costruire i cuscini per i fedeli e a farli diventare vere e proprie opere d’arte. Nei tanti pomeriggi e nelle tante serate dedicate al ricamo, Violet conosce l’esuberante Gilda che le apre gli occhi su un nuovo mondo a cui appartiene anche Arthur, il campanaro della chiesa con gli occhi trasparenti e azzurrissimi. Come nel ricamo anche nella vita, basta cambiare un solo dettaglio della trama per far evolvere tutto in modo differente. A vent’anni di distanza dalla pubblicazione di La ragazza con l’orecchino di Perla, Tracy Chevalier, con La ricamatrice di Winchester, torna con un romanzo che ci mostra un lato oscuro della storia, ma lo fa attraverso un’eroina senza tempo. Data di uscita: 16 gennaio

Ah l’amore l’amore – Antonio Manzini (Sellerio)

Novità molto attesa per i fan di Rocco Schiavone, tra le uscite di gennaio 2020 non potevo non inserire Antonio Manzini!

Nell’ultimo capitolo della saga di Rocco Schiavone, Rien ne va plus, il vicequestore è ferito gravemente e perde molto sangue. Negli stessi giorni, durante un intervento chirurgico analogo a quello da lui subito, un altro paziente ha perso la vita: Roberto Sirchia, un ricco imprenditore che si è fatto da sé. Un errore imperdonabile, uno scandalo clamoroso. La vedova e il figlio di Sirchia, lei una scialba arricchita, lui, molto ambizioso, ma del tutto privo della energia del padre, puntano il dito contro la malasanità. Ma, una sacca da trasfusione con il gruppo sanguigno sbagliato, agli occhi di Rocco che si annoia e non può reprimere il suo istinto di sbirro, è una disattenzione troppo grossolana.

Sente inoltre una profonda gratitudine verso chi sarebbe il responsabile numero uno dell’errore, cioè il primario dottor Negri; gli sembra una brava persona, un uomo malinconico e disincantato come lui. Nello stile brusco e dissacrante che è parte della sua identità, il vicequestore comincia a guidare l’indagine dai corridoi dell’ospedale che clandestinamente riempie di fumo di vario tipo. Se si tratta di delitto, deve esserci un movente, e va ricercato fuori dall’ospedale, nelle pieghe della vita della vittima.
Dentro i riti ospedalieri, gli odori, il cibo immangiabile, i vicini molesti, Schiavone si sente come un leone in gabbia. Ma è un leone ferito: risulta faticoso raccogliere gli indizi, difficile dirigere a distanza i suoi uomini, non può che affidarsi all’intuito, alle impressioni sulle persone, ai dati sul funzionamento della macchina sanitaria.

Una donna normale – Roberto Costantini (Longanesi)

Aba Abate è una donna normale. Suo marito Paolo, pubblicitario aspirante scrittore, è un uomo colto ma con scarso senso pratico. I suoi figli, Francesco e Cristina, sono adolescenti e, come tutti i ragazzi a quell’età, problematici e conflittuali. La sua unica vera amica sin dai tempi della scuola, Tiziana, ha una libreria e da single continua a cercare il grande amore. Aba si rivolge a lei in cerca di un aiuto per le aspirazioni di romanziere del marito. Aba fa di tutto per tenere unita la sua famiglia e i suoi affetti, ma non è sempre facile per via del suo vero lavoro. Perché Aba, Abate, in realtà è anche «Ice». Non una semplice impiegata ministeriale come credono i suoi familiari, ma una funzionaria dei Servizi segreti con un compito delicatissimo: reclutare e gestire gli infiltrati nelle moschee.

È proprio da un suo informatore che Aba apprende una notizia potenzialmente catastrofica: in Italia sta arrivando via mare dalle coste libiche un terrorista pronto a farsi esplodere. La scadenza: una settimana. Aba si trova costretta a intervenire in prima persona anche sul campo, in Libia e in Niger. E per avere una pur minima speranza di successo deve avvalersi della collaborazione di un agente del posto, il professor Johnny Jazir, un uomo che la trascina gradualmente in una spirale in cui tutti i suoi valori sono messi in dubbio. Le missioni si moltiplicano, le emergenze familiari e lavorative si sovrappongono nel giro di pochi, frenetici giorni, e quando niente va come dovrebbe il mondo di Aba – quello professionale, ma anche quello degli affetti e dell’amore per il quale ha sempre così tenacemente lottato – comincia inesorabilmente a crollarle addosso. Possono davvero coesistere Aba e Ice? Data di uscita: 23 gennaio

Le confessioni di Frannie Langton – Sara Collins (Einaudi)

Probabilmente tra novità di libri per gennaio 2020, l’esordio di Sara Collins è quello che più di tutti mi incuriosisce.

«Non avrei mai fatto a Madame quanto sostengono che le abbia fatto, perché l’amavo. Eppure dicono che devo essere messa a morte per questo, e vogliono che confessi. Ma come posso confessare un delitto che non credo di avere commesso?» Una ricostruzione della Londra ottocentesca gotica e sensuale, un thriller labirintico come il cuore umano. In Inghilterra Le confessioni di Frannie Langton è stato il libro d’esordio più letto e premiato dell’anno. «Un libro così nasce quando si mettono insieme Toni Morrison e Jean Rhys». Margaret Atwood 1826. Londra è in fermento.

La folla ha preso d’assalto l’Old Bailey, il tribunale in cui si celebrano i processi più importanti del Paese. La folla è lí per vedere Frannie Langton, la cameriera incolpata di aver ucciso senza pietà i suoi padroni, Mr e Mrs Benham. L’accusa la dipinge come una sgualdrina, una ex schiava seducente e manipolatrice che ha approfittato del buon cuore dei suoi signori. Ma non è la verità, o almeno non è proprio tutta la verità. Così finalmente, dal banco degli imputati, Frannie può urlare al mondo la sua storia. Che inizia in una piantagione, quando da bambina impara a leggere, anche se è incatenata. E finisce nella Londra dei lord e delle dame, dove le catene sono altre, ma non per questo meno dure.

Cadrò, sognando di volare – Fabio Genovesi (Mondadori)

Hai presente quando la radio passa la canzone che ascoltavi sempre alle superiori, e ti immaginavi nel futuro, libero e felice di fare quel che volevi… be’, se a sentirla il cuore ti si stringe e alla fine devi cambiare stazione, vuol dire che in quel futuro qualcosa non è andato come sognavi. Così è per Fabio, che ha ventiquattro anni e studia giurisprudenza. La materia non lo entusiasma per niente, ma una serie di circostanze lo ha condotto lì, e lui non ha avuto la forza di opporsi. Perciò procede stancamente, fin quando – siamo nel 1998 – per evitare il servizio militare obbligatorio viene spedito in un ospizio per preti in cima ai monti. Qua il direttore è un ex missionario ottantenne ruvido e lunatico, che non esce dalla sua stanza perché non gli interessa più nulla, e tratta male tutti tranne Gina, una ragazza che si crede una gallina.

Diversi come sono, qualcosa in comune Fabio e Don Basagni ce l’hanno: la passione per il ciclismo. Così iniziano a guardare insieme il Giro d’Italia, e trovano in Marco Pantani l’incarnazione di un sogno. Un uomo coraggioso, tormentato e solo, che si confronta con campioni colossali che hanno il loro punto di forza nella prudenza e nel controllo della corsa. Pantani invece non fa tanti calcoli, lui dà retta all’istinto e compie sforzi immani che gli permettono di spostare il confine, “il terribile confine tra il possibile e l’impossibile, tra quel che vorremmo fare e quel che si può”. Grazie a questa meravigliosa follia, Fabio e Don Basagni troveranno in sé un’audacia sepolta, e metteranno in discussione l’esistenza solida e affidabile che ormai erano abituati a sopportare.

Mamma è matta, papà è ubriaco – Fredrik Sjoberg (Iperborea)

Grazie al caso, manovratore nascosto di destini umani, in un’asta di Stoccolma riemerge dal nulla un quadro dimenticato di quasi un secolo fa, il ritratto di due cugine adolescenti firmato dal danese Anton Dich. «Dimenticato» è forse troppo, visto che il suo autore non è ricordato in alcuna storia dell’arte, ma chi potrebbe incuriosire Fredrik Sjöberg più di un eccentrico ai margini dell’eccentricità bohémienne? Anton, patrigno di una delle due ragazze ritratte, ha lasciato scarse tracce di sé. Si aggira poco più che ombra tra i caffè di Montparnasse negli anni dell’avanguardia del primo Novecento, quando Parigi pullula di artisti di tutta Europa in cerca della loro strada. Pittore di talento, sembra sempre nel posto giusto al momento giusto, eppure lui la strada per il successo non la troverà mai, e morirà solo e alcolizzato a Bordighera nel 1935.

Che cosa l’ha spinto alla deriva? Per scoprirlo, Sjöberg incontra le nipoti svedesi di Anton, scava nella famiglia matriarcale della moglie Eva Adler, ricostruisce complessi alberi genealogici e intreccia storie di carriere ben più luminose: Modigliani, Picasso, Derain, Brecht, Cendrars. Indulgendo alle divagazioni autobiografiche, botaniche, perfino filateliche, lascia spesso la strada maestra per produrre nei détours inaspettate esplosioni di senso, cui la sua consueta ironia elegantemente sottrae enfasi. E in fondo a questo viaggio tra Göteborg, Copenaghen, Parigi, la Costa Azzurra, la riviera ligure, addirittura Leopoli, resterà la sensazione di aver letto non tanto la biografia di un uomo quanto quella di un’epoca, una storia di sogni e nevrosi del XX secolo, ma anche dell’eterna ricerca di qualcosa che somigli all’immortalità. 

Storia della nostra scomparsa – Jing-Jing Lee (Fazi Editore)

Wang Di ha soltanto sedici anni quando viene portata via con la forza dal suo villaggio e dalla sua famiglia. È poco più che una bambina. Siamo nel 1942 e le truppe giapponesi hanno invaso Singapore: l’unica soluzione per tenere al sicuro le giovani donne è farle sposare il più presto possibile o farle travestire da uomini. Ma non sempre basta. Wang Di viene strappata all’abbraccio del padre e condotta insieme ad altre coetanee in una comfort house, dove viene ridotta a schiava sessuale dei militari giapponesi.

Ha inizio così la sua lenta e radicale scomparsa: la disumanizzazione provocata dalle crudeltà subite da parte dei soldati, l’identificazione con il suo nuovo nome giapponese, il senso di vergogna che non l’abbandonerà mai. Quanto è alto il costo della sopravvivenza?
Sessant’anni più tardi, nella Singapore di oggi, la vita dell’ormai anziana Wang Di s’incrocia con quella di Kevin, un timido tredicenne determinato a scoprire la verità sulla sua famiglia dopo la sconvolgente confessione della nonna sul letto di morte. È lui l’unico testimone di quell’estremo, disperato grido d’aiuto, e forse Wang Di lo può aiutare a far luce sulle sue origini. L’incontro fra la donna e il ragazzino è l’incontro fra due solitudini, due segreti inconfessabili, due lunghissimi silenzi che insieme riescono finalmente a trovare una voce.

Leggi in anteprima due capitoli

La signora del martedì – Massimo Carlotto ( Edizioni E/O)

Tre personaggi che la vita ha maltrattato. Bonamente Fanzago, attore porno dal nome improbabile che un ictus ha messo in panchina e che assiste angosciato all’ascesa dei giovani concorrenti. Tiene duro aspettando che ogni martedì una donna affascinante dal passato misterioso paghi i suoi servizi da gigolò alla pensione Lisbona, un alberghetto poco frequentato dove il proprietario, il signor Alfredo, vive la sua condizione di travestito nascondendosi da un ambiente ipocrita e perbenista. Tre esseri umani sui quali la società si accanisce proprio perché più deboli, ma che troveranno il coraggio di difendersi. Non sono eroi senza macchia né paura, hanno debolezze, hanno commesso errori e a volte azioni riprovevoli. Ma soprattutto aspirano ad amore e rispetto.

Quando un imprevisto darà il via a una girandola di effetti collaterali, per i nostri tre personaggi diventerà questione di vita o di morte scavare, dentro di sé e nel proprio passato, per trovare le risorse necessarie a tirarsi fuori dai guai.

L’animale più pericoloso – Luca D’Andrea (Einaudi)

Dora Holler ha tredici anni e le idee chiare su ciò che non va nel mondo. Adesso si è data una missione: salvare il nido di una lince. Perciò scappa di casa con Gert, uno che ha conosciuto su Internet. Solo che Gert è un adulto e, soprattutto, il movimento ecologista di cui dice di far parte non esiste. Gert le ha mentito; mente sempre, perfino a sé stesso. Una fuga che doveva essere un viaggio iniziatico si trasforma in un incubo, impigliandosi nelle maglie di un disegno spaventoso che parte da molto lontano.

La ricerca di Dora scatena volontari armati di fucile, teste calde e lotte di potere. Per salvarla serve qualcuno che ha conosciuto da vicino l’essenza più pura dell’orrore, un uomo «secco come un colpo di manganello e dallo sguardo come filo spinato». Il capitano dei carabinieri Viktor Martini, quello che in un’altra vita, a Roma, ha catturato lo Squartatore di Testaccio. E da allora non è più lo stesso.


Queste sono le 10 novità di libri di gennaio 2020 che più mi hanno incuriosito. Cosa ne pensate?

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© Le singole case editrici per le sinossi dei libri

Shakespeare and Company (Sylvia Beach) – Vivere per i libri

Pochi mesi fa, l’impressione fu quasi estraniante. Trovarmi di fronte quell’insegna, in una sera parigina capricciosa velata da una pioggia sottilissima e un vento impetuoso, mi rese del tutto inerme, quasi stessi sognando. Da appassionato di letteratura anglosassone, Shakespeare and Company è sempre stata per me una meta a cui dover ambire nella vita.

Entrarci, poi. Ambiente piccolo ma ricco di storia e di vissuti importanti. Un’oasi letteraria che sembra aver conservato splendidamente tutti gli anni in cui è stata al centro del dibattito culturale europeo, ospitando ed appoggiando scrittori come Joyce e Hemingway, grazie ai quali è riuscita ad entrare nella leggenda.

Libri come idee

Sylvia Beach, esile e graziosa donna americana, il 19 novembre del 1919, fonda sulla Rive Gauche quella che per gli anni successivi sarà per Parigi uno dei più interessanti luoghi di cultura francesi. Per la libreria Shakespeare and Company non c’è altra definizione possibile. Fra difficoltà finanziarie e passione per la lettura, dagli anni Venti fino ad oggi, questo posto così affascinante, è riuscito ad esprimere le sue potenzialità diventando un simbolo del mondo della lettura.

La complessa pubblicazione dell’Ulysses di Joyce, scrittore con cui la libreria intratterrà un rapporto di amicizia sincero, portandolo alla ribalta internazionale e capendone in anticipo il genio assoluto; il legame con Ernest Hemingway che, in modo molto poetico, attraverso il racconto di un episodio struggente, dona al libro un bellissimo finale, rendono questo testo ricco di aneddoti e storie.

Un inno al valore della cultura libraria ed editoriale che non può fare a meno di imporsi nelle nostre vite nonostante intorno ci possano essere innumerevoli difficoltà. La Beach, grazie ad una scrittura frizzante e scorrevole, ci insegna con coraggio a combattere sempre per i nostri sogni anche se sembrano irrealizzabili.

Proteggere le parole

Leggendo la sua vicenda professionale, maturiamo la consapevolezza che solo l’impegno può, grazie all’aiuto del tempo, darci le soddisfazioni a cui ambiamo da una vita. Shakespeare and Company è uno dei pochi templi al mondo votato alla conservazione della passione irrefrenabile per i libri e la cultura.

Un posto dove è possibile esprimere il proprio pensiero rivoluzionando i luoghi comuni con i quali gran parte di noi vive la sua vita, lasciandola a metà, corrodendola con risentimenti e rancori. Solo i libri possono liberarla, solo le parole, custodite con cura nella nostra mente, sono capaci di renderci persone migliori.

Traduttrice: Elena Spagnol Vaccari – Editore: Neri Pozza – Collana: Biblioteca – Anno edizione: 2018 – In commercio dal: 6 settembre 2018 – Pagine: 282 pp., Brossura – Prezzo: 14,50 euro.

Vot.: 7,5/10.

Un ascolto/un’opera d’arte: John Coltrane – A love supreme (1965); Steve McCurry – Leggere (2016).

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I miei sei libri più belli del 2019

Il 2019 è stato un anno intenso in senso letterario. Ho letto molto, forse avrei voluto leggere di più, ma posso reputarmi soddisfatto. Poche le delusioni, parecchi invece i libri importanti che mi hanno smosso nel profondo. Fra tutti ne ho scelti sei, ed è stato difficilissimo.

Fuori da questa lista ho lasciato, a malincuore ma conscio delle mie valutazioni, moltissimi altri testi che però reputo non mi abbiano davvero scosso come quelli che sto brevemente per presentarvi rimandandovi, se lo vorrete, alla lettura delle loro recensioni sul blog.

Le loro storie, i loro personaggi, le loro idee, hanno saputo farmi riflettere su me stesso e su questi tempi così tormentati aprendomi il cuore e la mente. Facendomi ancora una volta crescere. La letteratura ha anche l’obiettivo di renderci persone migliori da quelle che eravamo prima. E se ci riesce, è un vero miracolo.

Pertanto, ecco i miei sei libri di quest’anno. Mi auguro possano incuriosirvi qualora non li abbiate ancora letti oppure darvi una nuova visione delle cose semmai li conoscevate già.

1) Mikael Niemi – “Cucinare un orso” (Iperborea). Laestadius, uomo di fede e di scienza, immerso nel Male causato dall’ignoranza e dalla violenza. Un combattente che cerca di trovare l’umanità lì dove la notte più scura si ciba delle debolezze dell’uomo. Il mio più bel libro del 2019.

2) Claudio Magris – “Microcosmi” (Garzanti). La narrazione degli aspetti più piccoli della nostra vita. L’epica garbata e poetica dei mondi che viviamo ogni giorno, un’ode ai loro particolari sfuggenti, il racconto personale di un viaggio interiore che si fa testimonianza universale.

3) Andrea Donaera – “Io sono la bestia” (NN Editore). Ecco un libro che arriva fino alle viscere delle nostre oscurità interiori. Tutti siamo fatti di buio e luce e quando predomina il primo, solo una ferocia spietata ci permette di continuare a vivere. Eppure non serve poi molto per tendere le nostre coscienze al Bene.

4) Giuseppe Culicchia – “Il cuore e la tenebra” (Libri Mondadori). Prendere il passato più truce e confrontarlo con la coscienza di un figlio orfano di un padre che non ha avuto paura di viverlo senza risultare odioso e scomodo. Un romanzo che è anche il racconto di una nazione in perenne contraddizione con se stessa.

5) Goffredo Fofi – “L’oppio del popolo” (Eleuthera). Piccolo, amarissimo, disincantato. Definirlo saggio è riduttivo, pamphlet altrettanto. Cosa significa davvero “cultura”? Facciamoci una buona volta questa domanda cercando di capire se siamo vittime della sua mercificazione oppure no. Ne trarremo solo beneficio.

6) Kent Haruf – “Vincoli” (NN Editore). Mi sono sentito spaesato e commosso di fronte alla crudezza di questa storia tremendamente intima e sincera. L’America rurale più spietata accoglie e svezza con dolore i suoi più fragili figli. Quanto può essere difficile mantenersi umani in tutto ciò?

Buona lettura.

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