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Le storie (Ammiano Marcellino) – La caduta dell’impero e la sua epica

“[…] nondum tubarum cessante clangore, […]”
“[…] prima che le trombe avessero cessato di squillare […]”,
Amm., XIV.I.

All’imbrunire della storia, quando anche le parole possono svanire e l’incertezza socio-politica, dettata dalla precarietà dei tempi, emerge in tutte le sue più bieche storture, non resta che analizzare con cura ciò che si ha intorno tentando di dare ordine e senso a tutto il caos che in quel momento si sta vivendo.

Le Rerum gestarum libri dello storico latino Ammiano Marcellino sono l’ultima grande opera storiografica del mondo romano. Testimonianza preziosa, racconto incalzante sul tramonto di un impero che, di lì a poco, si trasformerà in qualcos’altro. 31 libri scritti con l’intento di proseguire le Historiae di Tacito, seppur i primi 13 della serie siano andati purtroppo persi.

Il racconto della fine

Dal principato di Nerva (96 d.C.) fino alla morte dell’imperatore Valente nella famosa e celebre battaglia di Adrianopoli, il 9 agosto del 378. Ammiano è il più grande degli storici romani di IV secolo. Grazie a lui abbiamo la possibilità di conoscere un po’ meglio le vicende personali e pubbliche di imperatori quali Giuliano l’Apostata, di capire i meccanismi che hanno portato alla politicizzazione graduale del Cristianesimo all’interno dell’impero, di immergerci nei grandi conflitti con i barbari.

Ammiano scriveva in latino nonostante fosse nato in Siria, ad Antiochia. Uomo greco ma pur sempre cives romanus, un soldato, un uomo dell’impero che ha cercato di difendere con la spada (mirabili le sue descrizioni delle tecniche ossidionali e balistiche) e la scrittura.

Eppure, nonostante le cruente battaglie, le morti e le distruzioni, la storiografia di Ammiano è sempre stata sicura che l’impero potesse reggere alla pressione dei suoi nemici interni ed esterni, con Roma saldamente al comando del mondo fino ad allora conosciuto. Un sogno tristemente franato dalla forza della realtà dei fatti.

Senza rimpianti

“Dum haec in diversa parte terrarum, Fortunae struunt volubiles casus […]”
“Mentre la Fortuna nella sua mutabilità provocava questi fatti in diverse parti del mondo […]”,

 Amm., XXII.1.

Oltre ad una grande ricchezza storica, i racconti ammianei sono fortemente evocativi, a tratti davvero poetici e pieni di intensità. Quest’ultima caratteristica fa appassionare il lettore rendendo ogni pagina colma di pathos e nostalgia, soprattutto nei riguardi della classe senatoria che all’epoca contribuì a far conoscere la sua opera.

La storia romana raggiunge nelle Res Gestae di Ammiano il suo ultimo ruggito storiografico. Un verso sommesso ricoperto da una coltre oscura di inquietudine, ma attento alla gloria di uomini che, grazie anche ai loro difetti, hanno cercato di mantenere in piedi, tra tanti sforzi, l’orgoglio per il proprio passato.

Curatore: Antonio Selem – Editore: UTET – Collana: Classici latini – Anno edizione: 2007 – In commercio dal: 3 luglio 2008 – Pagine: 1166 pp., Brossura – Prezzo: 13,90 euro.

Vot.: 10/10.

Un ascolto/un’opera d’arte: Van Der Graaf Generator – House with no door (1970); Robert Rauschenberg – Almanac (1962).

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Stoner

Stoner, John Williams: romanzo perfetto di una vita imperfetta

Recensione del romanzo “Stoner” di John E. Williams edito da Fazi: il romanzo perfetto di una vita imperfetta

Se dovessi parlarvi della trama di “Stoner” di John Williams basterebbero poche righe in quanto William Stoner non è altro che un uomo mediocre, con una vita abbastanza noiosa, una famiglia totalmente ordinaria. Eppure “Stoner” è un capolavoro. Una rara perfezione di narrativa dove la vita qualunque di un uomo ordinario diventa straordinaria. Com’è possibile? Ebbene, John Williams è riuscito a trasportare su carta le mille sfumature dell’animo umano avente come protagonista proprio uno di noi. Un essere umano qualunque che non fa altro che vivere. Infondo, la vita in sé è meravigliosa.

Come dice Cameron nella prefazione La verità è che si possono scrivere pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria”. E “Stoner” è proprio uno di questi ultimi. Ma chi è William Stoner? Nato nei primi anni del Novecento americano da una famiglia modesta di contadini, Stoner si iscrive all’università dove coltiva la passione per gli studi letterari fino a diventare docente universitario. Ha un solo amico, si sposa, ha una figlia, la sua carriera non decolla, il suo matrimonio diventa sempre più infelice. Questo è a grandi linee il romanzo (ovviamente ho tralasciato appositamente alcuni aspetti per non rovinare la lettura).

Era arrivato a un’età in cui, con intensità crescente, gli si presentava sempre la stessa domanda, di una semplicità così disarmante che non aveva gli strumenti per affrontarla. Si ritrovava a chiedersi se la sua vita fosse degna di essere vissuta. Se mai lo fosse stata. Sospettava che alla stessa domanda, prima o poi, dovessero rispondere tutti gli uomini. Ma si chiedeva se, anche agli altri, essa si presentasse con la stessa forza impersonale.

Ciò che questo romanzo mi ha lasciato è una sensazione di malinconia e di tenerezza allo stesso tempo. La maniera in cui l’autore riesce ad andare in profondità nell’animo del protagonista è magia allo stato puro. Ho provato un’immensa tenerezza per questo professore di mezza età che si sente tanto perso e tanto afflitto dalla vita. Mi sono rispecchiata nelle riflessioni, nelle domande, nei momenti di sconforto di Stoner. Mi ha fatto riflettere, piangere, considerare quanto siamo complessi nella nostra semplicità.

A quarantatré anni compiuti, William Stoner apprese ciò che altri, ben più giovani di lui, avevano imparato prima: che la persona che amiamo da subito non è quella che amiamo per davvero e che l’amore non è una fine ma un processo attraverso il quale una persona tenta di conoscerne un’altra.

Un racconto reale, ricco di dettagli che ci trasportano nella classe di Stoner, tra i muri della sua infelicità domestica, nella sensibilità del suo animo. Una narrativa diretta, poetica, adatta a chi ama le belle storie di vita. Mi ha ricordato molto Kent Haruf e le sue storie ambientate a Holt, in Colorado. “Stoner” è un romanzo che mi sento di consigliare a tutti coloro che hanno voglia di emozionarsi, immergersi nella bellezza e difficoltà della vita e abbia voglia di conoscere questo professore americano che potrebbe essere il papà di tutti noi.

Punti forti del romanzo

  • Narrazione sublime;
  • storia che rapisce;
  • romanzo molto profondo;
  • vi rimarrà nel cuore con la sua semplicità

Punti deboli del romanzo

  • per me non ce ne sono.

Un interessante articolo su 7 curiosità su Stoner


Stoner

John Williams – Stoner

Titolo originale: Stoner
Editore: Fazi
Genere: Narrativa moderna contemporanea
Prima edizione: 1965
Prima edizione italiana: 2016
Formato: Tascabile
Pagine: 350
Traduttore: Stefano Tummolini
Prezzo: 15 euro
Voto: 10/10

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Macchine come me (Ian McEwan) – Ai confini dell’umano

“Ma per ragioni di puro equilibrio,
sentiamo quel che ha da dire il me stesso che non è stato salvato.”, p. 14.
 
“Il presente è la più fragile delle strutture improbabili”, p. 61.

Quando i rapporti umani si fanno silenziosi e l’incomunicabilità delle loro parole diventa l’argomento principale di ogni conversazione, le nostre fragilità emergono più forti e tutto ciò che abbiamo intorno può sciogliersi improvvisamente, come fosse il nettare inacidito di un miele che ha smesso di lenire il dolore che portiamo dentro.

Mediocrità, illusioni, nevrosi personali senza senso, lo sfondo politico e sociale di un mondo che non sa dove vuole andare. L’essere umano costruisce il senso della propria vita su queste basi effimere a cui tenta di aggrapparsi con forza, franando malamente su se stesso.

Dio salvi le nostre inquietudini

È quello che fa anche Charlie Friend. Trentaduenne londinese che avrebbe teoricamente tutte le capacità per diventare  qualcuno e che invece si lascia scorrere addosso l’esistenza come la lava bollente esce dal cratere di un vulcano in eruzione. Dapprima violenta, poi lenta, bruciando tutto quello che incontra. Siamo nel 1982, in un’Inghilterra inquieta che lenisce le ferite dello scontro con l’Argentina per il possesso delle isole Falkland. L’atmosfera sociale è fibrillante, le nuove tecnologie avanzano prepotenti.

Charlie compra Adam, essere umano artificiale prodotto in serie insieme ad altri suoi corrispettivi maschili e femminili. Un robot (?) che entra prepotentemente nella vita dell’uomo influenzandone le scelte e i comportamenti fino ad arrivare quasi a contendersi la stessa enigmatica donna, Miranda.

Adam ha una memoria superlativa e capacità cognitive incredibili, Adam sente ciò che prova per tutto quello che lo circonda. Ha carattere e forza vitale da vendere, risultando in questo perfettamente opposto al suo “padrone”. Sa cosa può essere bene e cosa oggettivamente è male, e non può fare a meno di dimostrarlo.

Eppure la vita scalpita al di là di ogni programma e software che cerchi di tenerla a freno. Tra i tre comparirà il piccolo Mark, a cui non hanno dato la possibilità di essere semplicemente un bambino e attorno al quale le vite di Charles e Miranda tenteranno di riannodare le proprie. Ragazzino che accoglie in sé il senso biblico di una venuta sconcertante, capace di mettere in gioco il mondo che le sta intorno.

Scienza è coscienza?

“Mormorò: – Dimmi una cosa? Ma tu sei vero?
Non risposi.”, p. 77.
 
“I romanzi si sviluppano utilizzando tensione, inganni, violenza,
ma anche momenti d’amore e perfette risoluzioni formali.
Ma quando il connubio tra uomini, donne e macchine sarà completo,
questo genere di letteratura diventerà obsoleto perché allora ci comprenderemo troppo bene.
Abiteremo una comunità di intelligenze a cui avremo accesso immediato.
La connessione avrà raggiunto livelli tali che grumi isolati di soggettività
si dissolveranno in un oceano di pensieri, di cui internet,
per come la conosciamo, non è che la rudimentale anticipazione.”,  pp. 139-140.

Adam è la coscienza degli uomini che serve con cura ed attenzione. Li mette di fronte alle loro debolezze cogliendone con nettezza errori ed egoismi attraverso il filtro pratico e obiettivo della scienza. La disciplina attorno a cui ruotano le principali riflessioni del libro, la stessa che potrebbe aiutarci ad essere coscienze migliori.

“Macchine come me”, nella sua trama modernissima, accoglie in sé il riverbero rinascimentale dell’attenzione per la conoscenza. Si avverte con nettezza una fame feroce vero di essa e la ricerca fiduciosa dei suoi misteri. Non dimenticando quanto debolmente non sappiamo credere nelle sue capacità.

Traduttrice: Susanna Basso – Editore: Einaudi – Collana: Supercoralli – Anno Edizione: 2019 – In commercio dal: 3 settembre 2019 – Pagine: 296 pp., Rilegato – Prezzo: 19,50 euro.

Vot.: 7,5/10.

Un ascolto/un’opera d’arte: Boards of Canada – Dayvan Cowboy (2005); André Derain – Ponte di Charing Cross (1906).

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Un anno sull’altipiano (Emilio Lussu) – La disillusione di una nazione

Si respira con intensità l’aria fredda proveniente dai monti che circondano le trincee della Prima Guerra Mondiale. I passi incerti dei soldati sulla neve, le impronte profonde lasciate dai corpi caduti dopo le battaglie e le perlustrazioni finite male, il sapore rancido delle pallottole mischiato a quello caldo del rancio dato quotidianamente per lenire una fame infinita.

Emilio Lussu, politico e reduce di guerra, con questo libro ha scritto il canto impietoso di un’intera nazione figlia dei suoi imperfetti equilibri storico-politici. Non si tratta solo di un grande testo su un conflitto. “Un anno sull’altipiano” è l’amara testimonianza di ciò che forse non potremo mai essere: cittadini di un Paese fiero e coeso.

La guerra è una questione privata

In queste memorie scritte nel 1936, lo scrittore sardo analizza, tratteggiando con perizia i profili caratteriali dei personaggi descritti, l’assurdità con cui le alte gerarchie militari dell’epoca gestirono la vita al fronte dei propri soldati, arrivando a perdere il contatto completo con la realtà della guerra per saziare il proprio insano egocentrismo.

Tra episodi tragici e, a tratti, farseschi, i soldati non possono far altro che affidarsi all’ebbrezza suscitata dal cognac. Soltanto ubriacandosi si possono sopportare certi orrori e il dolore che si ha dentro. L’alcol allontana la disperazione e lenisce le ferite interiori, ma il trauma di un’esperienza del genere non scomparirà mai.

L’allora ufficiale di fanteria della Brigata Sassari cercherà di mantenere umano (con tutti i suoi sforzi) ciò che non lo è più, sebbene molti non riusciranno a sopravvivere ai loro fantasmi che, atroci, tempesteranno ogni anfratto della loro mente, fra alti ufficiali presuntuosi, incapaci e decisi a sacrificare senza problemi la vita dei loro sottoposti pur di portare a termine i loro insensati progetti di gloria personale.

La polvere e le macerie

Grazie ad un’ironia in grado di sconfessare le azioni umane più meschine ed brutali, Lussu ci offre una testimonianza civile terribilmente lucida sull’inutilità della guerra e sulla capacità, nel momento in cui si è dentro di essa, di rimanere persone umane nonostante tutto assuma le sembianze di una catastrofe inevitabile.

In senso storico, il libro è anche una fonte importante per capire gli aspetti psicologici presenti nelle coscienze dei soldati. Il racconto della verità di una vita agli estremi della sopravvivenza è un metodo efficace per contestualizzare un particolare periodo storico e cercare di comprenderlo. Lussu ci riesce con classe, senza dimenticare di dare dignità al sacrificio di tutti quei caduti che, nel bene e nel male, erano con lui in quei momenti.

Editore: Einaudi – Collana: Einaudi tascabili. Scrittori – Anno edizione: 2014 – Formato: Tascabile – In commercio dal: 28 gennaio 2014 – Pagine: 216 pp. – Prezzo: 10,50 euro.

Vot.: 8,5/10.

Un ascolto/un’opera d’arte: Antonio Meneghetti- Emilio De Bono – Canzone del Grappa (1918); Carlo Carrà – Il cavaliere rosso (1913).

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caterina la grande

Caterina la Grande, riflessioni sulla serie TV Sky

Riflessioni sulla serie TV targata Sky su Caterina la Grande, l’ultima zarina di Russia.

Sofia Federica Augusta di Anhalt-Zerbst, principessa tedesca, aveva solo sedici anni quando venne data in sposa a Pietro III, nipote della zarina Elisabetta. Ribattezzata Caterina, tra lei e Pietro i rapporti non furono mai buoni, tanto che la coppia aveva difficoltà ad avere figli. Voci di palazzo, infatti, sospettavano che il primogenito, Paolo, fosse nato da una relazione tra Sofia ed un nobile appoggiata dalla zarina Elisabetta preoccupata di non avere un erede. Alla morte della zarina, Pietro le succede nel 1762, ma non riesce a conquistare il cuore del suo popolo e quello di una parte del suo esercito, tanto che Caterina riesce ad organizzare un colpo di stato e a diventare zarina sotto il nome di Caterina II, detta Caterina la Grande.

Trailer della miniserie TV dedicata a Caterina la Grande

La miniserie TV di quattro puntate scritti da Nigel Williams per HBO e SkyAtlantic e diretti da Philip Martin raccontano la storia della zarina Caterina la Grande negli anni successivi al colpo di stato fino alla sua morte. 34 anni di regno in cui Caterina è interpretata magistralmente da Helen Mirren (qui un’intervista in inglese della Mirren sul ruolo di Caterina), a cui si deve, a mio avviso, l’unica vera nota positiva della produzione.

Un personaggio forte raccontato con lentezza

Sì. Purtroppo l’aggettivo che più sento di utilizzare per descrivere questa miniserie è proprio lento. Estremamente lento. Eppure la vita di Caterina la Grande era tutta tranne che lenta e noiosa. A dispetto di altre grandi sovrane europee, Caterina sapeva divertirsi, non aveva timore ad avere relazioni anche con uomini molto più giovani di lei, e sapeva essere una sovrana. La miniserie, invece, ci presenta una zarina lasciva ai piaceri, ma tralascia tutta la grandezza e l’intelligenza di questa grande donna. E’ come se non mi fosse arrivata la grande stratega, donna in conflitto tra il progresso e il potere assoluto. Tanto che per tutta la visione della serie mi continuavo a chiedere “perché l’hanno nominata la grande?”.

Poco si comprende di questa donna complessa, coraggiosa, ed estremamente ambiziosa. Alcuni passaggi sono poco chiari in quanto la storia parte direttamente dopo il colpo di Stato. Per me è stato più semplice comprendere determinate dinamiche in quanto avevo appena terminato di leggere “Il palazzo d’inverno” di Eva Stachniak. Questo romanzo parla proprio di chi era Sofia, prima di diventare Caterina. E da qui si capiscono gli enormi problemi con il marito, il non aver potuto vivere la maternità, i primi amori, e l’avvicinamento al popolo e alla cultura Russa. Tutta la storia è troppo concentrata sulla relazione decennale con il tenente Grigory Potemkin (Jason Clarke). Troppo concentrata. Aspettavo questa miniserie per conoscere meglio la sovrana Caterina, la donna Caterina, e non solo i suoi amori.

Ed è un grande peccato in quanto la serie ha una fotografia eccezionale, per non parlare dei costumi e dell’interpretazione della Mirren. Forse, per una figura storica complessa e enorme come fu Caterina, era preferibile una serie TV da più episodi in modo da concentrasi meglio sulla psicologia, caratterizzazione e le mille sfaccettature dell’ultima zarina di Russia. Un’occasione mancata per far conoscere al pubblico le grandi doti di questa grande donna.

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Bella e perduta. L’Italia del Risorgimento (Lucio Villari) – Un’unità problematica

Non è un semplice libro di storia. Al suo interno c’è un’intera nazione, un paese che fatica a ritrovare la propria pacificazione storica sebbene decenni di studi hanno cercato di tracciare una strada. Il titolo è esplicito, bella e perduta. Due termini che riassumono l’attuale condizione morale e politica italiana.

Poche chiacchiere, notizie storiche confutate con spirito critico e raccontate grazie ad una narrazione semplice e chiara. Il Risorgimento poteva essere un’occasione fondamentale per fare crescere un popolo, cercando di dargli una coscienza nazionale forte, invece è stato il principio di divisioni ancora oggi presenti.

Il coraggio di un’illusione?

Parlare di questo periodo per Villari significa “rileggerlo con condivisione e con convinzione come una storia non provinciale, aperta e attuale […]” (p. 6),  renderlo contemporaneo, sezionarne gli aspetti meno retorici per farcene apprezzare meglio il drammatico slancio politico-sociale che sta alla base del nostro essere democratici.

Un momento di lotta estrema con tre basi ideologiche che ne hanno guidato la realizzazione: il liberalismo, la democrazia e il laicismo. Tre capisaldi a cui i padri dell’Italia unita hanno fatto riferimento pur con le loro differenze di pensiero, consci dell’importanza del confronto aperto, schietto, brutale.

Inutile descrivere i momenti più importanti delle battaglie risorgimentali, gli incontri fra i vari capi politici, le loro azioni, i sacrifici dei caduti morti per un’idea di nazione che attualmente lambisce i confini dell’utopia. Ciò che conta è l’amara constatazione che quanto fatto con sangue e sudore, sia ancora uno sforzo da portare a termine.

Come rialzarsi?

Giovani vite sacrificate sull’altare del patriottismo, menti originalissime che avrebbero influenzato i più grandi pensatori degli anni successivi, realtà geografiche teatri di scontri violentissimi arricchite da un patrimonio storico e geografico ineguagliabile a livello mondiale. Un sfondo importante ma fragile.

Se davvero potrà esserci, in futuro, un ripensamento dell’epoca risorgimentale, questo deve partire da libri del genere. Onesti, magistralmente documentati e critici di ciò che raccontano. Un atteggiamento che dovremmo avere tutti per essere italiani migliori e sentirci più uniti.

Editore: Laterza – Collana: Economica Laterza – Edizione: 3 – Anno edizione: 2012 – Formato: Tascabile – In commercio dal: 2 febbraio 2012 – Pagine: XIII-345 pp., Brossura – Prezzo: 10,50 euro.

Vot.: 7,5/10.

Un ascolto/un’opera d’arte: Franco Battiato – Povera patria (1991); Francesco Hayez – La meditazione (1850).

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il palazzo d'inverno

Il palazzo d’inverno, Eva Stachniak

Recensione del romanzo storico “Il palazzo d’inverno” di Eva Stachniak edito da BEAT. La storia di Sophie Zerbst prima di diventare Caterina la Grande.

Caterina II di Russia è stata una delle grandi figure storiche femminili, probabilmente meno famosa di altre Grandi Regine come Vittoria di Inghilterra o Maria Antonietta di Francia. Per questo, la lettura del “Il palazzo d’inverno” è stata estremamente interessante, anche se non sono riuscita ad amare il personaggio di Caterina II.

Il romanzo non è narrato dal punto di vista della futura zarina, bensì da una donna polacca di umili origini di nome Barbara. Varvara, come viene chiamata in Russo, era la figlia di un rilegatore di libri molto apprezzato dalla principessa Elisabetta, figlia di Pietro il Grande e futura zarina. Alla morte del padre, Barbara viene chiamata a lavorare a corte dove inizierà ad essere una delle lingue della zarina. Il suo è un mestiere pericoloso: dovrà riferire ogni sera tutto ciò che sente e vede a palazzo e che potrebbe essere utile alla regnante. Così, su ordine della zarina, si avvicina a Sofia, la futura moglie di Pietro, nipote di Elisabetta e futuro zar di Russia. Barbara si affeziona alla giovane tedesca e tra loro nasce un’amicizia sincera.

Attraverso gli occhi di Barbara conosciamo le sofferenze, le paure, gli amori della giovane Sofia, una ragazza furba, ambiziosa ed estremamente scaltra, che un giorno governerà sulla Russia con il nome di Caterina II.

“Il palazzo d’inverno” è un ottima lettura per avvicinarsi alla corte Russa e alle vicende della famiglia Romanov. La narrazione è scorrevole, ricca di dettagli sulla vita di corte, sul palazzo e sulle abitudini dei reali. Sicuramente alcuni fatti sono stati romanzati, ma il fulcro della storia rimane autentico. Non sono riuscita ad affezionarmi a Sofia / Caterina. Non perché non sia ben caratterizzata all’interno del romanzo, ma perché l’ho trovata troppo avida di potere. È come se non fossi riuscita a trovare compassione per questa ragazza venuta da lontano. Sicuramente Sofia è stata una donna estremamente coraggiosa: sola è riuscita a conquistare la fiducia dell’imperatrice di Russia, a tessere intrighi e alleanze alle spalle del marito fino a compiere il famoso colpo di stato.

La futura Caterina è un personaggio complesso, una ragazza che ha subito molto il carattere predominante di Elisabetta e tutti i problemi di Pietro, non ha potuto vivere la sua maternità, e si è sempre lasciata coccolare da passioni pericolose e sfuggenti. Sensazione che ha trovato conferma nella visione della mini serie TV prodotta da Sky Atlantic.

Il romanzo è a mio avviso scorrevole, con una buona caratterizzazione dei personaggi. Ma, chi non è appassionato di storia, potrebbe trovarlo lento in alcuni punti. Ripeto, Caterina è sicuramente un personaggio complesso e una sola lettura non può rendere giustizia a questa grande figura storica.

Puoi approfondire la figura di Caterina II in questo articolo

Punti forti del romanzo

  • mi è piaciuta l’idea di raccontare la vicenda non direttamente da Caterina;
  • narrazione scorrevole;
  • viene data una buona introduzione alla figura storica della zarina

Punti deboli del romanzo

  • a fine romanzo mi sarebbe piaciuta un’appendice per capire la veridicità storica degli eventi narrati;
  • alcuni punti sono un po’ lenti.

il palazzo d'inverno

Eva Stachniak – Il palazzo d’inverno

Titolo originale: The Winter Palace
Editore: BEAT
Genere: Narrativa moderna contemporanea; romanzo storico
Prima edizione: 2012
Prima edizione italiana: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 512 pp.,
Traduttore: Martina Testa
Prezzo: 13,90 euro
Voto: 7.5/10

Da poco è uscita una miniserie TV su Caterina la Grande che racconta gli anni di regno dell’ultima zarina di Russia.

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Novità Feltrinelli e Marsilio inverno 2020

novità Feltrinelli Marsilio inverno 2020

8 novità Feltrinelli e Marsilio di narrativa in uscita nell’inverno 2020

In questo articolo vedremo in anteprima alcune novità Feltrinelli e Marsilio per l’inverno 2020, nello specifico in uscita tra gennaio e febbraio 2020. Tra queste il nuovo romanzo di Daniel Pennac – “La legge del sognatore” – e il nuovo giallo di Jussi Adler-Olsen. Titoli e data di pubblicazione potrebbero subire variazioni nel corso dei mesi.

Novità Feltrinelli gennaio – febbraio 2020

Jeanine Cummis – Il sale della terra

Iniziamo con un’autrice inedita in italia che uscirà a gennaio 2020 tra le novità Feltrinelli. Stiamo parlando di Jeanine Cummis.

Dici Acapulco e pensi a spiagge di sabbia finissima, mare cristallino e palme accarezzate dalla brezza. Ma oggi la perla del Pacifico è molto diversa dall’immagine da cartolina usata per attirare i turisti. Il narcotraffico si è insinuato in città e gli omicidi sono all’ordine del giorno. Ad Acapulco vive Lydia, che si divide tra il lavoro in libreria e la famiglia costruita con il marito Sebastiàn, giornalista, e il figlioletto Luca, otto anni e un’intelligenza fuori dal comune.

Quello che Lydia non si aspetta è che la sua esistenza venga sconvolta da un giorno all’altro, quando un commando di uomini armati irrompe alla festa di compleanno della nipote e stermina i suoi cari. Nascosti in bagno, solo Lydia e Luca si salvano dalla carneficina, e per loro inizia una fuga estenuante. Rimanere in Messico equivale a morte certa, ma per non farsi rintracciare dal boss che ha ordinato il massacro bisogna evitare le strade più battute e i normali mezzi di trasporto.

Così, a madre e figlio non resta altro da fare che prendere la via dei migranti: le centinaia di famiglie che ogni giorno fuggono dai paesi dell’America centrale, devastati dalle bande criminali,e attraversano il Messico nella speranza di raggiungere il confine con gli Stati Uniti. Questo significa anche salire sulla Bestia, il treno merci su cui i mercanti si arrampicano al volo rischiando di finire stritolati. Mentre tentano di salire a bordo, Lydia e Luca incontrano due sorelle, Soledad e Rebeca, scappate dall’Honduras, e i quattro iniziano a viaggiare insieme. Ma è davvero possibile raggiungere il confine? I sicari li troveranno? E cosa ha scatenato la furia del boss che li vuole morti?

In libreria da: gennaio 2020

Juan Gabriel Vàsquez – Gli informatori

Quando il giornalista Gabriel Santoro ha pubblicato il suo primo libro, non pensava che la critica più violenta sarebbe venuta proprio da suo padre, noto avvocato e professore universitario di retorica. Il tema del suo libro sembrava inoffensivo: la vita di una donna tedesca di origine ebraica arrivata in Colombia poco prima della Seconda guerra mondiale, un’amica di famiglia, Sara Guterman. Ma il padre si è sentito tradito. Perché? Evidentemente tra le frasi del libro si nasconde un segreto. E dopo la misteriosa scomparsa del padre in un incidente di macchina, Gabriel, con l’aiuto della stessa Sara e di un’amica del padre, Angelina, decide di indagare e di ricostruire un complesso ritratto della vita del padre e quindi della sua stessa identità.

In libreria da: gennaio 2020

Daniel Pennac – La legge del sognatore

Una novità Feltrinelli per l’inverno 2020 molto attesa è il nuovo romanzo di Daniel Pennac.

Daniel Pennac ha dieci anni, è in vacanza sul massiccio del Vercors con i genitori e l’amico Louis. Sopra il lettino di Daniel troneggia un poster con il disegno di un sogno di Fellini, un regalo del regista quando la madre lavorava a Cinecittà. Forse influenzato da un’intuizione che aveva condiviso poco prima con l’amico, il piccolo Daniel quella notte sogna che la luce è un liquido e che sgorga dalle fonti, e inonda prima l’abitazione e il salotto dove troneggia una statua di san Sebastiano, e poi dilaga per le strade, sommergendo tutta la cittadina, chiesa compresa.

Molti anni dopo, ormai due uomini maturi, i due amici si ritrovano nella stessa stanza da letto e Louis propone a Daniel di fare un’escursione e andare a fare il bagno lì vicino, come facevano da bambini. Dopo essersi immerso nell’acqua gelida del lago, sotto il pelo dell’acqua, Daniel riscopre lo stesso paese sommerso del sogno d’infanzia, con la stessa chiesa, la casa con la statua di san Sebastiano, e le due strade dai nomi evocativi, rue du Repos e rue de la Paix.

Cosa può aver provocato quel sogno premonitore infantile? Deve essere stata l’influenza di Fellini: allora Daniel decide di mettere in scena al Piccolo di Milano uno spettacolo sui sogni, un omaggio a Fellini, una festa che riunisca tutta la sua famiglia allargata e la popolazione di Milano, in un grande carnevale felliniano che culmina all’Arco di trionfo del Sempione. Ma forse anche questo era un sogno. Infatti, la madre di Daniel amava molto i film di Fellini, ma non ha mai lavorato a Cinecittà. E la città sommersa? E san Sebastiano? In equilibrio fra sogno e realtà, il libro è un tributo all’amato Fellini e all’amarcord personale dell’autore e della sua tribù immaginaria e reale.

In libreria da: febbraio 2020

Vanessa Montfort – Il sogno della crisalide

Tra le novità Feltrinelli e Marsilio per l’inverno 2020, il ritorno di Vanessa Montfort – autrice di “Donne che comprano fiori” – è tra le più attese.

Durante un volo intercontinentale tra New York e Madrid, due donne si conoscono. Sono sedute una accanto all’altra e sono entrambe a un punto di svolta, tradite da quella che credevano fosse la propria ragione di vita. Patricia è una ex giornalista in crisi, Greta invece non vedeva un tramonto da quattordici anni. Ha vissuto in un convento, isolata da tutto, finché è successo qualcosa che l’ha costretta ad andarsene, e ora si scopre fragile e impreparata davanti a tanta libertà. Racchiuse nel bozzolo protettivo dell’aereo che scivola silenzioso sopra l’oceano, le due donne si raccontano: le passioni, le sfide, la spinta alla ribellione, la sofferenza e la fatica di ricostruirsi.

E poi la difficoltà di essere donna, figlia, madre, amante, amica, di conciliare lavoro e vita privata, obblighi e pulsioni. Ha inizio così un processo di cambiamento che le aiuterà a rimettere a fuoco ciò che davvero vogliono e a spiccare il volo. Perché anche la crisalide, per trasformarsi in farfalla, deve prima sognare le sue ali.

In libreria da: febbraio 2020

Novità Marsilio gennaio – febbraio 2020

Jussi Adler-Olsen – Vittima numero 2117

Apriamo le novità Marsilio per l’inverno 2020 con il nuovo romanzo del fenomeno mondiale Jussi Adler-Olsen.

Il corpo senza vita di una donna mediorientale viene spinto a riva dalle onde lungo la costa di Cipro. Sul grande contatore della vergogna che si affaccia sulla spiaggia di Barcellona, è la vittima numero 2117 dei profughi che muoiono nel Mediterraneo. Ma la donna senza nome non è annegata mentre cercava di conquistare una vita migliore. È stata uccisa. Quando Assad, l’enigmatico assistente di Carl Mørck, vede la foto della naufraga, ha un forte crollo nervoso.

Per più di dieci anni, come una misteriosa forza della natura, ha lavorato alla Sezione Q sui casi dimenticati, ma ora è incapace di reagire. Mentre ha inizio un estenuante conto alla rovescia per bloccare un attacco senza eguali al cuore dell’Europa, anche Carl Mørck e Rose si trovano ad affrontare l’inchiesta a più alto tasso emotivo che mai abbiano avuto tra le mani. Un’indagine che porterà alla luce tutta la verità sul passato segreto di Assad, spingendo l’intera Sezione Q oltre i propri limiti.

In libreria da: gennaio 2020

Tullio Avoledo – Nero come la notte

Sergio Stokar era un buon poliziotto. Forse il migliore, in quella degradata ma ancora grassa città del Nord-Est. Fino al giorno in cui, senza saperlo, non ha pestato i piedi alle persone sbagliate. Così qualcuno l’ha lasciato, mezzo morto, sulla porta dell’ultimo posto in cui avrebbe pensato di finire: le Zattere, un complesso di edifici abbandonati in cui si è insediata, dandosi proprie leggi, una comunità di immigrati irregolari.

Quel posto dall’equilibrio fragile e precario – con la sua babele di lingue, razze e odori – normalmente sarebbe un incubo per uno come Sergio, il cui credo politico è in totale sintonia con le iniziali del suo nome: SS. Ma è un incubo in cui è costretto a restare, adattandosi a nuove regole e a convivere con una realtà che un tempo avrebbe rifiutato. Per poter stare al sicuro, Sergio è diventato “lo sceriffo delle Zattere”: mantiene l’ordine, indaga su piccoli reati. Finché un giorno il Consiglio che governa il complesso lo convoca e gli affida un incarico speciale.

Alcune ragazze delle Zattere sono state uccise in modo orribile, c’è un assassino in agguato, e solo un poliziotto abile come Sergio può scovarlo, grazie al suo fiuto e alle sue conoscenze, ma soprattutto grazie a un’ostinazione che lo trasforma in un autentico rullo compressore. In un’Italia appena dietro l’angolo, l’Italia di dopodomani, Sergio Stokar deve tornare dal regno dei morti e rimettersi a indagare, frugando nel passato e negli angoli più in ombra della sua città, per scoprire, alla fine, che forse l’indagine è una sola, e che l’orrore si nasconde in luoghi e persone insospettabili. Tutto è legato da un filo. Un filo nero come la notte, rosso come il sangue. Perché in un mondo che ha fatto dell’avidità il suo credo non esistono colpevoli e innocenti, ma solo infinite sfumature di male.

In libreria da: gennaio 2020

Florencia Etcheves – Scomparsa

Cinque studentesse sedicenni e un’insegnante di una prestigiosa scuola di Buenos Aires organizzano un viaggio nel Sud dell’Argentina, per studiare le conseguenze della violenta eruzione del vulcano Tunik. Quando è il momento di ritornare, una di loro manca all’appello: Cornelia Villalba, uscita di nascosto per andare a ballare e poi scomparsa senza lasciare tracce, se non una catenina abbandonata nella neve. Di lei non si sa più nulla.

Dieci anni dopo, una delle ragazze che erano con Cornelia in Patagonia è diventata un’agente di polizia: dopo aver partecipato a una messa commemorativa e aver ritrovato tutto il gruppo, decide di riaprire il caso, stuzzicata anche dalla scoperta di un necrologio in memoria dell’amica che, anno dopo anno, una persona anonima fa pubblicare sul giornale. L’indagine prende una piega molto personale, risvegliando i fantasmi del passato, ma è ora di scoprire cos’è veramente successo e chi è stato a portare via Cornelia, una volta per tutte.

In libreria da: gennaio 2020

Gabriella Genisi – I quattro cantoni

Tra le novità Feltrinelli e Marsilio in uscita per l’inverno 2020, una delle più attese è la regina della commedia noir all’italiana: il commissario Lolita Lobosco.

Dicembre, Puglia. Mentre la commissaria Lolita e Giancarlo Caruso si stanno godendo il fine settimana nella casa bianca di Polignano a mare, in una villetta alla periferia di Bari un uomo viene trovato ucciso con orrende tracce di sevizie. I vicini dicono di aver sentito urla e frasi con un forte accento straniero. La sera stessa una Bmw nera cerca di sfuggire a un posto di blocco e si schianta contro un albero: due uomini, di etnia rom, padre e figlio, muoiono sul colpo.

E quando sulla scena del crimine viene scoperto il dna di uno dei due, il caso sembra chiuso, anche se l’origine etnica dei presunti assassini suscita polemiche tra la gente. La commissaria Lolita Lobosco – che divide le sue passioni tra complicati amori, la cucina del Sud e il rispetto per la giustizia – non è però convinta dell’esito delle indagini, alcuni dettagli non quadrano proprio. Tanto più che inspiegabili delitti, nelle settimane seguenti, insanguinano la città.

In libreria da: febbraio 2020

Questi sono 8 titoli di novità Feltrinelli e Marsilio per l’inverno 2020 che ho selezionato per voi. Quali tra questi vi incuriosisce di più?

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© Tutte le sinossi dei romanzi qui citati sono di proprietà della casa editrice Feltrinelli e Marsilio

ricordati di me

Ricordati di me, Emanuele Bosso

Recensione del romanzo d’esordio di Emanuele Bosso edito da GM Press. Una storia profonda sul desiderio di paternità

Alcune storie arrivano nella propria vita quando abbiamo più bisogno di risposte o di valutare una nostra situazione dall’esterno. Con “Ricordati di me” di Emanuele Bosso è successo proprio questo: arrivato in un momento particolare in cui avevo bisogno di un confronto. Un romanzo delicato e profondo su un tema di cui si parla poco: la mancata paternità.

Al giorno d’oggi fare figli non è più l’obiettivo principale di una coppia. Come diventare madre non è più considerato lo scopo ultimo della donna. La maternità è, come giusto che sia, una decisione soggettiva e decidere di non diventare madre non rende la donna in questione peggiore di chi invece lo diventa. Ma come viene vissuta la mancanza di diventare padre?

Le domande e i dubbi si sono poggiate sulla mia vita. Mi tormentano l’anima. Mi nascondono il futuro.
Riuscirò mai a trovare la pace? Riuscirò a ricostruirmi una vita? Potrò mai avere un figlio?
Sono tre domande alle quali non ho trovato risposte. Ho preferito tenermi dentro le paure. Le ho raccolte e confinate in un angolo, nascondendole sopratutto a me stesso.


Emanuele Bosso, nel suo libro d’esordio “Ricordati di me”, racconta il punto di vista maschile sul desiderio di diventare genitore.
Protagonista è Gabriele, da poco separato dalla moglie Silvia. Gabriele decide di allontanarsi da Napoli per cercare di riprendere in mano la sua vita e si trasferisce nel paesino di Rocca San Felice. Qui incontra Leonardo, un bambino a cui manca la figura paterna. Tra i due si instaura da subito un legame speciale. Basterà questo per spazzare via i fantasmi e i dolori del passato dalla vita di Gabriele?

“Ricordati di me” si divide in tre parti: la narrazione presente dove Gabriele cerca di rimettersi in piedi, la storia al passato tra Gabriele e la moglie Silvia, ed infine un piccolo scrigno di profondità e sentimenti chiamato “raccolta di emozioni”. Queste tre parti riescono a intrecciarsi al meglio rendendo la narrazione scorrevole e coinvolgente.

Credo che esista un momento, impercettibile e silenzioso, in cui una coppia riesce a sentire che ha toccato il fondo, che l’amore e tutto ciò che li teneva uniti è quasi scomparso e loro sono scivolati piano verso il basso, senza riuscire a fermarsi, allungando le mani e non trovando nessun appiglio.
E allora, nel buio del fondo, circondati dal niente assoluto,provano a rialzarsi, a tendersi le mani ancora una volta, ancora un’ultima volta.

Il romanzo ha dei buoni spunti di riflessione. Primo fra tutti la stabilità di una coppia anche se dovesse venire meno un figlio. È davvero necessario diventare genitori per sentirsi realizzati sia come individui che come coppia? Sappiamo fin da inizio romanzo che tra Silvia e Gabriele la mancanza di un figlio ha decretato anche la fine della loro storia. Eppure, nell’andare a ritroso nella loro relazione, Bosso fa notare come esistevano altri problemi tra i due giovani. Ho trovato interessante l’analisi di come un matrimonio apparentemente solido e basato su un amore sincero, si sia man mano sgretolato. È un riflesso più che mai attuale di tante coppie. C’è più che mai bisogno di solide basi e di costruire sempre, giorno dopo giorno, la vita di coppia.

L’ossessione di avere a tutti i costi un figlio senza vivere il rapporto di coppia in maniera serena ha divorato tutto ciò che di buono esisteva nella coppia Gabriele-Silvia. Per avere solo 23 anni, Emanuele Bosso è riuscito in pieno a descrivere le dinamiche delle coppie e i loro problemi principali.

Un altro spunto interessante di “Ricordati di me” è il percorso di rinascita e di crescita di Gabriele dopo aver preso consapevolezza che probabilmente non sarà mai padre. Mi è piaciuto leggere questo punto di vista maschile, in quanto normalmente si parla sempre di maternità mancata. Gabriele cerca di rimettersi in gioco con se stesso, affrontando i suoi problemi e dandosi una possibilità. E’ un ottimo esempio di come non bisogna mai lasciarsi sconfiggere dalle situazioni negative e di come la vita ha sempre in serbo sorprese.

“Ricordati di me” è un libro che si fa voler bene (si può voler bene a un libro? Secondo me sì e questo ne è la prova!). E’ un primo romanzo, Emanuele Bosso ha tutte le carte in regola per scrivere e può sicuramente migliorare ancora nello stile di scrittura. Ma l’ho trovato estremamente piacevole. Penso che “delicato” sia l’aggettivo, a mio avviso, più adatto per definirlo. Un romanzo realistico sulle problematiche oggettive delle coppie, ma che lascia comunque un bel messaggio di rinascita e speranza. E poi devo dire che è sempre bello leggere uno scrittore maschio così pieno di dolcezza e di sentimenti delicati!

Punti forti del romanzo

  • il tema: poco affrontato in letteratura, ma estremamente interessante ed attuale;
  • ben caratterizzato il personaggio di Gabriele;
  • ci sono delle immagini e riflessioni profonde;
  • romanzo ben strutturato;
  • narrativa scorrevole;

Punti deboli del romanzo

  • essendo un primo romanzo, si nota in alcuni punti la scrittura acerba di Bosso, il quale, però, ha tutte le possibilità per migliorare ancora!

Emanuele Bosso Ricordati di me

Emanuele Bosso – Ricordati di me

Titolo: Ricordati di me
Editore: GM Press
Genere: Narrativa moderna e contemporanea
Prima edizione: 2019
Formato: Brossura
Pagine: 214 pp.,
Prezzo: 15 euro
Voto: 8/10

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Tristi tropici (Claude Lévi-Strauss) – Malinconia e ricerca

“Odio i viaggi e gli esploratori […]”, p.15.

Se penso a Tristi tropici, rivado indietro agli anni dell’università. In quel periodo, frequentavo un corso di “Antropologia culturale” e Lévi-Strauss era uno degli autori maggiormente approfonditi. Forse il più grande antropologo del Novecento, mi dicevano. Rendendomi conto, dopo averlo studiato, che questa definizione era molto riduttiva.

Scrittore, filosofo, pensatore, uomo dall’immensa curiosità verso l’Uomo. Lévi-Strauss incarnava una figura di intellettuale che adesso sembra quasi scomparsa, tanto grande era la sua ampiezza di vedute espressa, magistralmente, in questo libro che fatico ad inserire in un genere specifico.

Un tormentato risveglio

Saggio? Certo. La sua esperienza fra gli indigeni del Brasile è senza dubbio una delle più belle testimonianze scientifiche sulla loro cultura. Libro di memorie? Anche. Tristi tropici è in massima parte il resoconto intimo di un percorso di crescita personale, fatto di dubbi, consapevolezze, momenti di sconforto totali.

Su un piroscafo affollatissimo, in tempi mediocri per i trasporti transoceanici, fra insidie naturali e tempi dilatati al massimo, Lévi-Strauss ha elaborato un’opera gigantesca per l’attenzione descrittiva ai luoghi visitati e per partecipazione empatica con le genti incontrate. Un racconto di formazione profondamente spirituale e sincero.

Fra i popoli che mi sono rimasti di più in mente, cito senza dubbio i Bororo di cui lo studioso francese descrive le credenze religiose e sociali. Etnia che gli darà la spinta per proseguire i suoi viaggi sempre più all’interno della regione, acquisendo nuove conoscenze.

Essere solo uomini

“Più che un percorrere, l’esplorazione è uno scavare: una rapida scena,
un angolo di paesaggio, una riflessione colta a volo […]”, pp. 45-46.

Eppure in questa spasmodica euforia, si avverte una sorta di autentica malinconia, un senso di abbandono esistenziale che porta l’essere umano a cercare comunque il senso della propria esistenza al di là della futilità della strada a cui sceglie di affidarsi. L’uomo è in continua ricerca di sé e solo gli altri possono fargli capire il peso della sua vita.

Domande, riflessioni, analisi di un tempo che può benissimo essere la proiezione dei sentimenti che ognuno di noi conserva in se stesso. Tristi tropici ci parla ancora, con freschezza e amara constatazione, della realtà che ci circonda in ogni suo aspetto, portandoci a chiedere: sarò capace di riuscire a governarla senza lasciarmi sopraffare da essa?

Traduttrice: Bianca Garufi – Editore: Il Saggiatore – Collana: Terre. Idee – Anno edizione: 2004 – In commercio dal: 27 gennaio 2004 – Pagine: 425 pp., ill., Brossura – Prezzo: 16 euro.

Vot.: 8/10.

Un ascolto/un’opera d’arte: Noir Désir – Le vent nous portera (2001); Grotte Lascaux/ Scena di caccia (15.000-20.000 anni fa).

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